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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » piemonte » Ex prete, “sbattezzato” e “libero”

Ex prete, “sbattezzato” e “libero”

 Salvatore Domolo, ex sacerdote della diocesi di Novara, oggi sbattezzato. Nominato a 25 anni sacerdote, nel 2005 si auto sospende e nel 2009 si sbattezza. Oggi vive all’estero ed è l’autore del libro “In nomine patris” dove racconta le esperienze di un sopravvissuto alla pedofilia. Ecco un estratto dell’intervista di Leo Caruso a Radio L’Ora Italiana 

Redazione WebNews by Redazione WebNews
2 Giugno 2014
in Piemonte
Reading Time: 5 mins read
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Signor Domolo, ha affermato che questo libro è una poesia sulla liberazione della coscienza. Il termine coscienza ricorre spesso nelle pagine del libro….

Sì, sottolineo molto la parola coscienza, se vogliamo la parte „divina“  dell’uomo, ed è la parte più maltrattata della persona. Mentre stiamo parlando si sta facendo un grande lavoro sul plagio delle coscienze delle persone che sono a piazza San Pietro, sparse nel mondo e che vedono la chiesa cattolica come una via di salvezza, ma che invece è un esperienza di plagio, di sottomissione della coscienza, che è la parte più libera, più profonda, più importante dell’essere umano.

Ci parli del suo il suo percorso

Da bambino andavo a messa tutti i giorni. All’età di 5 anni, per una situazione famigliare disagiata e i preti si aggiravano intorno alla famiglia come avvoltoi. Hanno insistito con mia mamma e le mie sorelle più grandi invitandole a vivere un’esperienza di spiritualità cristiana quotidiana. Quindi andavamo tutti giorni a messa, io ero obbligato. Durante questi anni in cui partecipavo alla messa quotidiana, il parroco di questa parrocchia poco per volta è riuscito a raggirarmi, presentandosi come papà e alla fine, una volta ottenuta la mia fiducia, è iniziato l’abuso che è durato dagli 8 agli 11 anni.

Questo prete aveva 60 anni allora

Sì, esatto, chiaramente oggi è già morto. È morto poco prima che io potessi fare una denuncia, che poi non ho fatto. Lui non ha rispettato il mio essere bambino e io ho voluto rispettare il suo essere anziano, aveva più di 90 anni e infatti dopo qualche mese è morto.

Poi ha deciso di diventare sacerdote…

Ecco vorrei sottolineare che la decisione di diventare sacerdote non è una decisione libera per nessun prete, neppure il papa è stato libero di decidere la strada del sacerdote… perché la chiesa sin dalla nascita con il gesto del battesimo  devia completamente la persona, la capacità di decisione secondo la propria coscienza. Innanzitutto non esiste la chiamata di Dio, questo bisogna sottolinearlo, non esiste nessuna chiamata di questo dio che chiede di sacrificare la propria vita per il vangelo, ma c’è invece un plagio, un impostazione di dominio delle coscienze da parte delle gerarchie nei confronti di quei bambini e ragazzi più semplici, più deboli, con problemi spinti a seguire la via del seminario poi del sacerdote. Nel mio caso è stato ancora più facile questa spinta questo plagiarmi fu semplicissimo: ero abusato da questo prete che mi aveva tra le mani, perché la vittima poi diventa completamente dominata dal suo aguzzino.  Sempre questo prete spinse mia madre a farmi entrare in un collegio e poi la scelta dopo fu quella del seminario. E io ero già completamente  plagiato. Vivevo i miei pomeriggi e serate in chiesa quindi era la strada più facile da percorrere. E non è stata una scelta.

Quindi nel 2005 si auto sospende e quattro anni dopo si sbattezza, può spiegarci questo suo gesto?

Fu una cosa molto scandalosa perché sono stato il primo ad essere prete che si fa sbattezzare. Ma questo per me era personalmente un grande gesto di liberazione. Vorrei sottolineare il prete che ha abusato di me fu anche il prete che mi ha battezzato quindi fu anche simbolico quel gesto voglio completamente abbandonare questa strada. Lo sbattezzo è un gesto molto importante, molte persone che non credono più mi dicono non vado a fare le carte dello sbattezzo perché non servono a nulla… Non è vero la coscienza imprigionata ha bisogno di gesti simbolici per liberarsi.

Lei ricorda nel libro che quando ha parlato dell’esperienza d’abuso con le gerarchie, è stato colpevolizzato. Questo le ha lasciato dei segni indelebili

Chiaramente. Proprio in questo momento che noi stiamo parlando si sta svolgendo una parata carnevalesca a Roma che però non dimentichiamoci è teatrale ma riesce ad entrare nel profondo e ingabbiare la coscienza, perché lo scopo della chiesa è il dominio delle coscienze e delle anime, non l’annuncio del messaggio del Cristo, che è tutt’altra cosa. La maggior parte delle vittime si è dovuta inginocchiare confessare l’abuso subito come peccato, un peccato personale. Io, bambino di 8 anni, parlando dell’abuso subito ho attentato alla grandezza spirituale, alla santità di un prete di 60 anni. Questo basterebbe alle persone con un briciolo di buona coscienza e di cervello per rendersi conto che il lavoro che fa la chiesa nel mondo non è di liberazione della persona, ma di dominio, di sottomissione, di ingabbiamento delle persone e delle coscienze. Lo ha capito l’ONU e quest’anno hanno mandato un documento chiaro alla chiesa perché hanno capito finalmente che la chiesa cattolica fa un lavoro di dominio delle persone e non un lavoro di servizio.

Infatti lei parla di gerarchia di dominio…

Parliamo continuamente di salvaguardia dei bambini, dei diritti dei bambini, la tenerezza che ci fanno i bambini che soffrono, ma stiamo salvaguardando un’istituzione demoniaca che domina le persone solo perché è un istituzione che dura duemila anni, non ha niente a che fare con Gesù Cristo che è un liberatore della coscienza non è un dominatore. Questa gerarchia offre una via salvezza attraverso questa mediazione che non serve all’uomo perché Dio è dentro di noi non è fuori.

L’ONU ha recentemente accusato il Vaticano di aver permesso abusi sessuali su migliaia di bambini. Sempre secondo i dati ONU le dimensioni di questo fenomeno pedofilia clericale sarebbero sterminate, quindi un fenomeno molto più vasto di quanto sia stato dimostrato, affermato.

Conosciamo il 5% delle vittime mondiali della pedofilia clericale. I vescovi, cardinali e il papa stesso ultimamente sostengono che è vero, però ma il numero è irrisorio. La loro considerazione della persona è bassissima, perché basterebbe un solo bambino abusato da un prete per mettere in discussione il messaggio del Cristo. Ma le cifre sono molte più elevate siamo al 5% di scoperta, immaginate quando verrà fuori il tema della pedofilia clericale in Africa, in Asia, in America latina dove non hanno il coraggio di parlare perché la chiesa ha un potere economico sociale e politico forte.

Salvatore Domolo, „In nomine padris“ termina in questo modo con queste sue parole “conosci te stesso e vivi nella danza solidale della madre terra” ci può spiegare questo ultimo passaggio? 

La cosa importante che ho scoperto nel mio percorso di liberazione è che abbiamo un tesoro prezioso: noi stessi, noi abbiamo questo patrimonio personale che dobbiamo sapere curare e che prima di tutto dobbiamo sapere liberare dalle varie istituzioni, soprattutto dalle religioni.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.