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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi sessuali, nelle comunità di don Lucio Gatti qualcuno sapeva

Abusi sessuali, nelle comunità di don Lucio Gatti qualcuno sapeva

Redazione WebNews by Redazione WebNews
26 Novembre 2012
in Umbria
Reading Time: 2 mins read
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26 novembre 2012 Ultimo aggiornamento alle 23:34
Abusi sessuali, nelle comunità di don Lucio Gatti qualcuno sapeva

Rinviato al 12 dicembre l’incidente probatorio con le testimonianze delle presunte vittime.
di Francesca Marruco

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Avrebbero dovuto raccontare tutto di nuovo. Superando paura e imbarazzo. Avrebbero dovuto testimoniare davanti al giudice, al pubblico ministero e ai difensori delle persone che accusano. Qualcuno di loro è arrivato dal Belgio per venire a ripetere al gip Lidia Brutti cosa sostiene di aver subito dall’ex sacerdote Lucio Gatti, indagato per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione, nelle comunità della Caritas da lui gestite. Invece per una questione tecnica, è stato tutto rinviato al 12 dicembre prossimo.

Un milione di euro Il momento del confronto dunque è rimandato. Sono in cinque ad accusare Don Lucio Gatti di averli molestati sessualmente. Sono in cinque ad averlo denunciato anche se, a sentir loro, molti altri ragazzi, che hanno avuto la stessa esperienza, non lo raccontano. Prima di entrare nel vivo dell’incidente probatorio richiesto dal pubblico ministero titolare dell’indagine Massimo Casucci, gli avvocati Alessandro Fratini e Federico Mazzi hanno chiesto la costituzione di parte civile, anticipando la richiesta risarcitoria di un milione di euro.

Le opposizioni Alla richiesta sono arrivate le opposizioni del pm e dei legali degli indagati: l’ex sacerdote è difeso dall’avvocato Nicola di Mario mentre il suo collaboratore dall’avvocato Alessia Riommi. Il gip ha rigettato la richiesta, che verrà sicuramente reiterata dagli avvocati di due ragazzi, persone offese, durante un eventuale dibattimento.

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Gli atti d’indagine Il rinvio è stato disposto per dare la possibilità a tutte le parti di prendere copia degli atti che il pubblico ministero ha depositato perché precedentemente il giudice aveva autorizzato la copia solo di alcuni atti. Oltre alle cinque denunce, c’è una meticolosa attività d’indagine del magistrato che, al di là delle querele, ha disposto numerosi accertamenti per verificare cosa accadeva veramente nelle comunità un tempo gestite dal sacerdote.

Sapevano E dall’attività della procura emerge che, oltre ai cinque ragazzi che hanno sporto denuncia, altre persone sapevano almeno delle tendenze omosessuali dell’ex capo della Caritas. Tendenze che avevano suscitato perplessità nei collaboratori di don Gatti. Alcuni collaboratori del sacerdote infatti avevano stabilito di vigilare affinché lui non dormisse più con gli ospiti, anche minorenni, delle comunità che gestiva. Uno di questi collaboratori, dopo aver appurato che don Gatti continuava a dormire insieme ai ragazzi, aveva abbandonato le comunità.

Accuse e difese Don Gatti, interrogato in procura aveva respinto ogni addebito, dicendo che molto spesso erano i suoi ospiti a chiedergli di dormire con lui. Ma i cinque che lo hanno denunciato e che il 12 dicembre prossimo racconteranno tutto di nuovo davanti al giudice, parlano di storie diverse: palpeggiamenti e carezze in parti intime. Un ragazzo racconta che don Lucio gli mise un mano sul pube mentre lo portava in comunità in automobile. Lo stesso ragazzo la mattina dopo ha chiesto di tornare in carcere e ha sporto denuncia.

http://www.umbria24.it/abusi-sessuali-nell…eva/132389.html

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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