OLBIA. Dall’inizio dell’estate di don Eros Dalu si sono perse le tracce. Il giovane sacerdote olbiese è sparito dalla circolazione da ormai 6 mesi. Non celebra più messa né si fa vedere al fianco di don Giovanni Debidda, di cui, fino a qualche tempo fa, era il vice parroco nella basilica di San Simplicio. Una «sparizione», in realtà, decisa dal vescovo di Tempio, monsignor Sebastiano Sanguinetti, che lo ha sospeso dalle sue funzioni e, di fatto, lo ha estromesso dalla chiesa di San Simplicio. Il tutto in attesa di un giudizio. Infatti, il sacerdote, poco meno di 30 anni, dovrà essere sottoposto al processo canonico. Interpellato sulla vicenda, il vescovo opta per il no comment. «Non posso dire nulla», tronca subito il discorso monsignor Sanguinetti. È amareggiato perchè la notizia della sospensione del sacerdote è diventata di dominio pubblico.
Anche don Giovanni Debidda ha la bocca cucita. «In questo momento don Eros non celebra messa in pubblico. Fino a sei mesi fa lo faceva nella chiesa della Casa del Fanciullo, mentre ora non più. Le decisioni sono prese dal nostro vescovo», taglia corto il sacerdote, da 42 anni al timone della basilica della Gallura. Salvo poi aggiungere che «non si tratta però di una sospensione a divinis». Il che vuole dire che per ora il provvedimento riguarda la celebrazione della messa in pubblico, mentre la sospensione a divinis consiste nel divieto assoluto di amministrare i sacramenti. Una sanzione che in passato fu comminata, tra gli altri, a don Luigi Verzè, il fondatore dell’ospedale San Raffaele, e don Gianni Baget Bozzo, il sacerdote eletto eurodeputato tra le fila dei socialisti e successivamente diventato ideologo di Berlusconi. Come spesso accade in queste occasioni, all’allontanamento di un sacerdote, fanno seguito le proteste dei fedeli.
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