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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » I misteri del convento dei Benedettini di Finalpia

I misteri del convento dei Benedettini di Finalpia

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
1 Dicembre 2011
in Docu-film
Reading Time: 3 mins read
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“Percorsi per prevenire la pedofilia” by Diocesi di Savona-Noli Questo è il titolo che hanno scelto il vescovo di Savona Vittorio Lupi e il pro-vicario Antonio Ferri per le iniziative antipedofilia che la diocesi, con la consulenza del consiglio pastorale, hanno attuato. Un titolo rassicurante, ma sarà proprio cosi?

Nei giorni scorsi alcune voci curiose, hanno attirato l’attenzione della nostra associazione sul convento dei frati Benedettini di Finalpia, dove ricordiamo è stato nascosto per diversi anni il sacerdote Pachistano accusato di pedofilia Josef Dominic, morto in circostanze descritte in maniera veramente contrastante dalle dichiarazioni dei Benedettini, quelle dei fedeli che quella mattina andarono a messa e quelle dell’ospedale. Ad attirare l’attenzione sono state le raccomandazioni fatte a persone che per vari motivi frequentano il convento, il quale ospita, oltre al miele, le candele e tutti i prodotti derivati all’allevamento delle api, anche Nello Giraudo, indagato per pedofilia.

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Essendo stato riconosciuto da alcuni frequentatori del convento, viene loro raccomandato il massimo silenzio, qualcuno dichiara addirittura che “è agli arresti domiciliari e non si deve sapere”. La ormai storica omertà del clero e la recidività nel nascondere casi simili attira la nostra attenzione e ci rechiamo sul posto per vedere meglio il reale stato della situazione. Appostato con l’auto in un parcheggio attendo un poco e verifico il fatto che Giraudo frequenta il convento, dove si dice che faccia il cuoco.

Faccio un giro e verifico la segnalazione che mi è pervenuta in precedenza, la quale lamentava il fatto che proprio adiacente al convento ci sia una scuola elementare, oltre al dato che nei giorni di mercoledì, ad esempio, più di 100 bambini frequentano il catechismo. Il convento non è quindi il posto ideale per nascondere, con la scusa degli arresti domiciliari, un personaggio come Giraudo. Tenendo conto del fatto che i genitori dei bambini non sanno del pericolo, decidiamo di informarli noi. 30-11-2011- ore 15,30 circa il sottoscritto, accompagnato dal prof. Roberto Nicolick, si recano presso il convento semplicemente per raccomandare ai genitori di non perdere di vista i loro figli poichè il convento non è il luogo ideale per dei bambini e che la prevenzione è fondamentale.

La reazione dei genitori è stata positiva nell’ accogliere la segnalazione, ringraziando per essa, mentre non è stata delle migliori nei confronti dei Benedettini. Possiamo dire che “i percorsi per prevenire la pedofilia” attuati dalla diocesi lascino un po’ a desiderare, ponendo l’interrogativo sulla coscienza dei responsabili i quali, malgrado sappiano perfettamente quale sia la natura del Giraudo, gli permettano stare in luoghi frequentati da minori. Non posso dire che sia un’iniziativa lodevole. Speriamo quindi che, dopo le lamentele dei genitori che sono stati informati, vengano presi provvedimenti un pò più seri e soprattutto più sicuri, non solo nel caso di Giraudo.

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Le denunce fatte al vescovo Lupi, confermate dalle vittime, segnalano anche la presenza di altri sacerdoti abusatori nella diocesi, prescritti dalla legge laica e quindi non perseguibili, ma che siano perseguibili o meno dalla legge non coincide con il fatto che un pedofilo non guarisce: la pedofilia è un disturbo della personalità a carattere recidivante. Invitiamo caldamente Mons. Vittorio Lupi e Mons. Antonio Ferri a prendere almeno delle precauzioni a tutela dei bambini, nei confronti di queste persone e di evitare di tenere nel clero personaggi dei quali si sostiene (senza aver mai fornito prova) che siano stati ridotti allo stato laicale. Nella mattinata avevamo preventivamente avvisato il comando di Polizia Municipale di Finale Ligure, domani la segnalazione sarà inviata anche al Sindaco e all’assessore alla pubblica istruzione del comune di Finale Ligure. Ricordiamo che qualche mese fa la segnalazione era già stata fatta al Vescovo di Savona e al Priore del convento, purtroppo senza alcun esito. Francesco Zanardi Portavoce “Rete L’abuso”

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.