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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Preti pedofili. La mano indulgente della giustizia vaticana, In 9 anni solo 300 preti a processo e solo il 20% di condanne

Preti pedofili. La mano indulgente della giustizia vaticana, In 9 anni solo 300 preti a processo e solo il 20% di condanne

Redazione WebNews by Redazione WebNews
2 Marzo 2011
in Città del Vaticano
Reading Time: 7 mins read
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Da l’Avvenire del 02 marzo 2011 pag. 18

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300 i casi di sacerdoti nel mondo coinvolti in procedimenti canonici per pedofilia negli ultimi 9 anni

20% i processi conclusi con una condanna

60% quelli conclusi con provvedimenti amministratici o disciplinari

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

10% i casi più gravi per cui il papa ha deciso le dimissioni dallo stato clericale

10% quelli in cui i sacerdoti stessi hanno chiesto di “lasciare”

Rigore e impegno: la Chiesa in campo

le misure del Vaticano

Dalla rivoluzione del diritto canonico alle condanne esplicite della pedofilia nel clero, fino all’incontro e al dialogo con le vittime: negli ultimi vent’anni la Chiesa si è sforzata più d’ogni altro di combattere le violenze sui minori. A partire da papa Benedetto XVI, che con le nuove “Norme” del 2010 ha snellito le procedure per arrivare a sentenze più rapide

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DA ROMA GIANNI CARDINALE

L a Chiesa cattolica è forse l’organismo che più di ogni altro negli ultimi anni si è sforzata di combattere al proprio interno il triste fenomeno degli abusi sessuali nei confronti di minori perpetrati da sacerdoti o religiosi. E in questo un ruolo di primo piano lo ha avuto Joseph Ratzinger, dapprima come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e poi come Pontefice. La «decisa azione del cardinale Ratzinger» è stata «determinante» nel ventennale rinnovamento della «disciplina penale» riguardante anche i casi dei sacerdoti accusati di abusi minori nei confronti di minori. Lo ha ricordato il vescovo Juan Ignacio Arrieta, segretario del pontificio Consiglio per i testi legislativi, in un articolo scritto per La Civiltà Cattolica dello scorso 4 dicembre. È il cardinale Ratzinger infatti, negli anni Novanta, ad appoggiare la richiesta della Conferenza episcopale statunitense di poter “bypassare” alcune norme canoniche – ritenute eccessivamente garantiste – in modo tale da poter intervenire più rapidamente e efficacemente nel contrastare il fenomeno degli abusi. Ed è sempre il cardinale Ratzinger a predisporre poi il Motu proprio promulgato da Giovanni Paolo II con il quale, nel 2001, questo tipo di delitti viene avocato all’ex Sant’Uffizio. E come ha spiegato su queste colonne il 13 marzo 2010 monsignor Charles J. Scicluna, il “pm” del dicastero, «il cardinale Ratzinger ha mostrato saggezza e fermezza nel gestire questi casi. Di più. Ha mostrato anche grande coraggio nell’affrontare alcuni casi molto difficili e spinosi, sine acceptione personarum». Senza eccezioni o riguardi per alcuno, insomma. Basti pensare al caso del fondatore, Marcial Maciel, di una pur importante realtà ecclesiale come sono i Legionari di Cristo. Diventato Benedetto XVI, Ratzinger ha poi promulgato lui stesso – è successo il 15 luglio 2010 – la nuova versione delle ‘Norme sui delitti più gravi’ ( delicta graviora, in latino), tra i quali è compreso quelli degli abusi sui minori. Il che, ha spiegato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi nell’occasione, è «un grande contributo alla chiarezza e alla certezza del diritto in un campo in cui la Chiesa è fortemente impegnata oggi a procedere con rigore e con trasparenza, così da rispondere pienamente alle giuste attese di tutela della coerenza morale e della santità evangelica che i fedeli e l’opinione pubblica nutrono verso di essa, e che il Santo Padre ha continuamente ribadito». Le norme, che recentemente sono state pubblicate anche negli ‘Acta Apostolicae Sedis’ – la “gazzetta ufficiale” vaticana – sono molto ferme, tanto da prevedere che sacerdoti accusati di abusi, in particolari casi, possano essere condannati senza processo giudiziale ma con un semplice decreto amministrativo o con un atto personale del Pontefice. Senza contare che per questo tipo di delitti si annulla, di fatto, la prescrizione. Ma l’impegno del Papa non si è risolto esclusivamente nel promuovere un impianto normativo atto a perseguire efficacemente il fenomeno da un punto di vista del diritto canonico. Benedetto XVI non ha mancato di incontrare le vittime di questi abusi. Lo ha fatto nel corso dei suoi viaggi negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e a Malta. E anche a Roma quando ha ricevuto alcune vittime canadesi. Benedetto XVI ha promosso anche una importante visita apostolica in Irlanda, Paese particolarmente colpito da questo dramma. E lo ha fatto con una appassionata lettera pastorale ai cattolici dell’isola. In essa, tra l’altro, ha avuto parole particolarmente ferme per i sacerdoti e i religiosi che hanno abusato dei ragazzi: «Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti». L’impegno e l’attenzione della Santa Sede non finiscono qui. Lo scorso 19 novembre in occasione del Concistoro il cardinale William J. Levada, attuale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha ribadito «la più ampia responsabilità dei Vescovi per la tutela dei fedeli loro affidati». Ispirandosi al Papa, «al suo esempio di ascolto e di accoglienza per le vittime», ha evidenziato la «necessità di un efficace impegno di protezione dei bambini e dei giovani e di un’attenta selezione e formazione dei futuri sacerdoti e religiosi». E infine ha anticipato la « preparazione di una Lettera circolare della Congregazione alle Conferenze episcopali sulle linee guida da offrire per un programma coordinato ed efficace nella direzione sopra descritta». Lettera che dovrebbe vedere la luce tra non molto.

Quel male “cavalcato” dai media. Per screditare il bene

DA ROMA

I l triste fenomeno degli abusi sessuali nei confronti di minori perpetrati da chierici ha avuto negli ultimi anni una amplissima ricaduta mediatica specialmente nel mondo occidentale. Non certo perché il fenomeno sia statisticamente più significativo nel clero cattolico rispetto ad altri organismi. Né tantomeno perché l’azione dei media «fosse guidata solamente dalla pura ricerca della verità», come ha riconosciuto da Benedetto XVI nel suo ultimo libro intervista con Peter Seewald (è «evidente» che «vi fosse anche un compiacimento nel mettere alla berlina la Chiesa e, se possibile, screditarla»). Ma lo stesso Pontefice sottolinea che «non avrebbero potuto dare quei resoconti se nella Chiesa stessa il male non ci fosse stato. Solo perché il male era dentro la Chiesa, gli altri hanno potuto rivolgerlo contro di lei».

Insomma, per usare ancora le parole del Papa, il fenomeno dei sacerdoti accusati di abusi è stata come «una grossa nube di sporcizia». Una «nube di sporcizia» che è stata sollevata da molti Paesi. Negli Stati Uniti e in Irlanda in special modo ma, in particolar modo dallo scorso anno, anche in Germania, in Olanda, in Belgio. In quest’ultimo Paese lo scandalo ha riguardato anche un vescovo che ha ammesso di aver compiuto abusi nei confronti di un proprio nipote. Il vescovo, Roger Joseph Vangheluwe di Brugge, si è dimesso. Sempre in Belgio la magistratura locale ha avuto un atteggiamento molto aggressivo nei confronti della Chiesa locale, accusata di voler adottare una politica di “copertura” nei confronti degli abusi operati da sacerdoti. Sono state addirittura violate e ispezionate nella cattedrale di Malines le tombe di alcuni vescovi per cercare prove in questo senso, il che ha provocato una risentita risposta diplomatica da parte della Santa Sede. Comunque in tutti questi Paesi gli episcopati locali hanno messo in campo delle procedure per accogliere le accuse da parte delle vittime di abusi e per evitare che quanto avvenuto in passato non si ripeta più. In questo quadro uno dei nodi della questione riguarda l’obbligatorietà o meno per un vescovo di denunciare alle autorità civili un proprio sacerdote accusato di abusi.

Come spiegò monsignor Charles J. Scicluna, il “pm” dell’ex Sant’Uffizio, nella sua intervista ad Avvenire del 13 marzo 2010 nei Paesi in cui vige questo obbligo l’indicazione «è di rispettare la legge». Altrimenti, aggiunse, «non imponiamo ai vescovi di denunciare i propri sacerdoti, ma li incoraggiamo a rivolgersi alle vittime per invitarle a denunciare quei sacerdoti di cui sono state vittime».

LE NORME

PEDOFILIA: PER IL DIRITTO CANONICO DI FATTO È UN REATO IMPRESCRITTIBILE

Rispetto a molte legislazioni civili quella canonica sulla prescrizione nei confronti degli abusi sui minori è molto più severa. Le nuove Norme pubblicate nel luglio 2010 infatti ampliano il termine di prescrizione da dieci a venti anni, che, nel caso del delitto di abuso è sempre da calcolarsi dal compimento dei 18 anni da parte della vittima. Non solo. La Congregazione per la dottrina della fede acquisisce il diritto di derogare anche ai vent’anni, il che tende a rendere di fatto – per la legge interna della Chiesa – “imprescrittibile” l’abuso sui miniri da parte dei chierici. Si tratta, commentò nell’occasione il ‘pm’ dell’ex Sant’Uffizio, monsignor Charles J.

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Scicluna, di «un passo in avanti per garantire la giustizia sostanziale e il bene pubblico della Chiesa».

«Riconoscete la vostra colpa, ma non disperate della misericordia di Dio»

DA ROMA

L a questione degli abusi sessuali nei confronti di minori da parte di chierici è stato affrontato in modo particolare dall’Assemblea generale della Cei del maggio 2010. Nella sua prolusione il cardinale presidente Angelo Bagnasco ha ribadito che l’episcopato italiano «ha prontamente recepito» le «direttive chiare e incalzanti che da tempo sono impartite dalla Santa Sede» e che «confermano tutta la determinazione a fare verità fino ai necessari provvedimenti, una volta accertati i fatti». In quella stessa occasione il segretario generale della Cei, il vescovo Mariano Crociata, ha spiegato che sono «un centinaio» i casi di sacerdoti accusati di abusi sessuali, «rilevati in Italia con procedimenti canonici nell’ultimo decennio». Si tratta di «un dato che indica il quadro complessivo della situazione», ricordando comunque – ha aggiunto – che «anche un solo caso è sempre di troppo». Dal punto di vista canonico la Congregazione per la dottrina della fede e da quello civile le autorità competenti «hanno nei responsabili della vita della Chiesa – ha assicurato – tutta la collaborazione possibile per accertare la verità dei fatti». Crociata ha ribadito che «la normativa italiana non prevede l’obbligo di denuncia». «Evidentemente – ha proseguito – questo non esclude, ma anzi richiede per nostra specifica iniziativa che ci sia tutta la collaborazione per rendere possibile l’accertamento dei fatti, incoraggiando le denunce da parte di chi è a conoscenza e di chi ha subito eventuali abusi». Il tutto nel solco della redenzione: «Riconoscete la vostra colpa – ha scritto il Papa ai sacerdoti irlandese che si sono macchiati –, sottomettetevi alle esigenze della giustizia, ma non disperate della misericordia di Dio».

BENEDETTO XVI

Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio, come pure davanti a tribunali costituiti

LETTERA AI CATTOLICI IRLANDESI

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.