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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » liguria » L’OPUS DEI E IL “CASO PEDOFILIA” A SAVONA

L’OPUS DEI E IL “CASO PEDOFILIA” A SAVONA

Redazione WebNews by Redazione WebNews
28 Novembre 2010
in Liguria
Reading Time: 6 mins read
A A
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Le città liguri dove operano i seguaci di Josemarìa Escrivà de Balaguer

Ricci, soprannumerario: “Troppo fango medatico” – L’ex presidente della Fondazione “De Mari” chiede più rispetto delle persone in attesa di giustizia.

Savona – L’Opus Dei non è una “massoneria bianca” e non ha nulla di segreto? Nel gennaio 2010, dalle colonne de “il Letimbro”, mensile cattolico di informazione fondato nel 1892, un’intera pagina dal titolo “Tutti i misteri dell’Opus Dei. L’esponente savonese Gianfranco Ricci svela storia, struttura e missione della prelatura personale fondata da Josemarìa Escrivà de Balguer. L’attività principale è dare, a chi lo desidera, gli aiuti spirituali per vivere da buoni cristiani in mezzo al mondo”.

 D- Professore, sappiamo di parlare con una persona retta, schiva, che non ha mai coltivato i segreti del potere, anche nei rapporti con i media. Quando era al vertice della Fondazione coltivava la trasparenza e non sembrava interessato al “palazzo”. Conosce e frequenta i componenti dell’Opus Dei della provincia di Savona?

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R- A Savona credo che siamo poco più di una ventina, ma non ho grande conoscenza del resto della provincia. Siamo presenti ad Albenga, mentre a Varazze c’è un’attività di formazione iniziata quasi tre anni fa. Io aveva avuto rapporti di stima con il compianto albenganese Gian Mario Roveraro. (Nello stesso periodo aveva un ruolo di primo piano l’avvocato Gian Paolo Ferrari, legale di fiducia per anni della Curia Vescovile, stroncato da un male tre anni fa, ndr).

Prosegue Ricci: “L’Opera è presente a Genova, Sanremo, Chiavari, Rapallo, La Spezia e Sarzana. E’ strutturata in due sezioni, una maschile ed una femminile che lavorano in modo autonomo. I “numerari”, vivono allo stato celibe o nubile, praticando il triplice voto di povertà, castità e obbedienza. Solitamente ospitati in apposite strutture. Molti sono sacerdoti.

In questi mesi la diocesi di Savona-Noli è finita nella tempesta giudiziaria e mediatica per vecchie vicende di pedofilia, il vescovo Vittorio Lupi tra i bersagli, nella veste (immeritata?) di presunto insabbiatore. Incolpato da un personaggio che don Giampiero Bof, teologo e scrittore, definisce con una domanda: “un eroe senza macchia e senza paura, o un vile”. Un risultato evidente c’è già stato: spostare l’attenzione dell’opinione pubblica sui ripetuti cicloni che da molto tempo si abbattono nella diocesi confinante di Albenga-Imperia, retta da 20 anni da Mario Oliveri.

Nelle due diocesi, per quanto si è saputo, nessun esponente dell’Opus Dei risulterebbe coinvolto in storie poco edificanti, al centro di indagini.

Opus Dei, organizzazione tra le più potenti e controverse della Chiesa, come ha scritto nel libro “Opus Dei Segreta”, Ferruccio Pinotti? Ad esempio, si è parlato, spesso a sproposito, di Marco Simeon che Trucioli Savonesi, solitario, non ha mai identificato come punta di diamante in Liguria. Uomo Carige, ovvero potere finanziario, Simeon, 33 anni, sanremese, ha finalmente chiarito al vice direttore de Il Secolo XIX, Alessandro Cassinis, ad una specifica domanda (“E’ membro dell’Opus Dei”): “Non faccio parte dell’Opus Dei. L’equivoco nasce dal fatto che nell’Opera ci sono persone con incarichi importanti che mi hanno sostenuto e aiutato in un percorso di formazione umana e professionale, ma lasciandomi libero di aderire o no”.

Marco Simeon, vicino al centro destra e al cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, una carriera fulminea rimarca Cassinis.

Simeon citato da Report- Rai di Milena Gabanelli, tra i manager pubblici con troppi incarichi. E’ direttore dei rapporti istituzionali ed internazionali della Rai, consigliere di Banca Carige. E responsabile di Rai Vaticano.

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Certamente meno impegnativa e rampante la “carriera” di un componente di lunga data dell’Opus Dei di Savona: Gianfranco Ricci, professore universitario, da anni acuto osservatore della realtà locale, già presidente della Fondazione De Mari nei momenti caldi e tempestosi del passaggio della Cassa di Risparmio di Savona alla Carige di Genova.

Ricci, ideologia democristiana, non ha più rinnovato la tessera dell’Udc. Poco entusiasta della realtà politica savonese.

I soprannumerari, ai quali appartengo, restano nelle nostre case, facendo vita di famiglia, attivi nelle chiese locali. Attraverso la nostra Prelatura, collaboriamo con i nostri vescovi, i nostri parroci alla vita diocesana e parrocchiale. Ci sono inoltre i cooperatori, persone che seguono con simpatia l’attività dell’Opus Dei.

D) La diocesi di Savona-Noli da parecchi mesi occupa intere pagine di cronaca locale e non, per inchieste giudiziarie, storie di parroci e di preti non proprio edificanti. Una china scandalistica, fomentata da un personaggio discusso e discutibile che per 12 anni ha vissuto dall’interno la vita della curia e del vescovado. “Il personaggio che cercano di screditare è Francesco Zanardi. Solo nel 2012 la Procura della Repubblica di Savona darà ragione a Zanardi”. Aveva accesso all’archivio e al sistema informatico. Fatti, vicende, che lasciano il segno, creano sgomento, indignazione, smarrimento, interrogativi. A chi giova? Quale sarà il finale?

R) Non è mia abitudine personalizzare e generalizzare. Certi avvenimenti dovrebbero essere trattati con carità e rispetto che non vuole dire coprire o avere un atteggiamento di connivenza, di silenzio omertoso. Lasciamo intanto che l’autorità giudiziaria svolga il suo compito. Un po’ più di discrezione dovrebbe accomunare tutti. Invece emerge una gara allo scoop, sbatti il mostro…poi si vedrà.

D) Converrà che si parla di reati delicati. A suo avviso eccesso di scandalismo, abuso di informazione e di conseguenza diseducazione…disprezzo generalizzato.

R) Sono del parere che di fronte a certe vicende al vaglio della giustizia…parlarne troppo e a sproposito sia un cattivo servizio alla maggioranza di tante brave persone e di chi pratica un ottimo apostolato, nella coerenza. Nello stesso tempo si fa pubblicità indiretta a comportamenti deplorevoli, abominevoli. Il silenzio non significa far finta di niente, coprire, sottovalutare, insabbiare. Si attenda la verità giudiziaria, anziché esercitarsi nei processi di piazza e di stampa.

D) Cosa l’ha colpita della “campagna mediatica”?

R) Si è sconfinati nella generalizzazione, non è corretto per tante ragioni…Se ci sono persone che nell’esercizio pastorale si sono comportate non male, ma malissimo, non si può mettere sotto accusa, di fatto, l’intera struttura…; il Sante Padre ha sempre tenuto un atteggiamento di grande rigore e di grande carità nei confronti di religiosi… che non vuole dire coprire, ma neppure criminalizzare… La salvezza è personale. Per chi crede e cerca di vivere nella comunità dei credenti esiste un’idea di Misericordia…

D) Quando è entrato nell’Opus Dei e cosa prova oggi a leggere storiacce che investono una piccola minoranza del clero diocesano?

R) Sono entrato negli anni ottanta, con una preparazione che risale ai tempi dell’Università.

Sono quasi in imbarazzo a riferire ciò che ho provato nel mio intimo per il “caso Savona”. Certamente sofferenza, sgomento. Ma in questo momento difficile ci dovremmo sentire ancora più vicini alla nostra Chiesa, offrendo al Signore questo dolore…affinché pure le anime purganti riescano ad arrivare alla luce e serenità di fronte al Signore…Vorrei aggiungere che se ci sono stati casi da condannare, riprovevoli, tante  altre persone lavorano, si prodigano esercitano un apostolato esemplare.

D) In provincia di Savona soltanto Loano, fino ad oggi, ha dedicato uno spazio pubblico (nuovi giardini) al fondatore dell’Opus Dei, Josemaria Escrivà, morto a Roma nel 1975 e santificato nel 2002. Una scelta del sindaco Angelo Vaccarezza…che con la parrocchia di San Giovanni Battista ha qualche problema…e con il suo parroco, don Pino Zunino, per via di danni mai risarciti da un privato conseguenti ad un nuovo edificio attiguo alla chiesa monumentale… autorizzato dal Comune, nonostante le segnalazioni di allarme…

R) La decisione del sindaco mi pare sia stata molto apprezzata; per ora è l’unica, speriamo ne seguano altre. E’ un modo per ricordare il nostro fondatore, sentirlo più vicino. Non conosco il contenzioso e non mi riguarda. L’Opus Dei non c’entra.

L.C.

http://www.truciolisavonesi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1255:gianfranco-ricci

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.