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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » Pedofilia in Germania, Der Spiegel: il Papa sapeva

Pedofilia in Germania, Der Spiegel: il Papa sapeva

Redazione WebNews by Redazione WebNews
13 Marzo 2010
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http://www.vitadidonna.org/in-primo-piano/…apeva-4048.html

Pedofilia in Germania, Der Spiegel: il Papa sapeva

Sabato 13 Marzo 2010 14:10

Pedofilia in Germania, Der Spiegel: il Papa sapevaLa questione è delicata e di difficile gestione. Ci sono due elementi che da soli bastano ad innalzare l’allarme: abusi sessuali e Chiesa.

E’ il 1980 a Monaco di Baviera, in quel periodo Papa Benedetto XVI è l’arcivescovo di Monaco e Freising. Succede che un prete tedesco, con precedenti abusi sessuali ai danni di minori, viene assegnato a lavorare nella comunità della chiesa locale.

In Baviera il prete pregiudicato, secondo la stampa, cede di nuovo a violenze pedofile, ma non durante il periodo di Ratzinger.

E’ un quotidiano tedesco a scriverlo. Il caso, si legge, assume una forza particolarmente esplosiva poiché vede coinvolto l’attuale Papa.

Bemedetto XVI sarebbe stato coinvolto nella decisione di sostituire il prete sospettato di pedofilia per una cura presso la sua diocesi, pur non sapendolo. Ma non era d’accordo che lavorasse in una parrocchia locale. Questa è la precisazione della diocesi di Monaco e Freising: il sacerdote venne trasferito nella diocesi di Monaco nel gennaio del 1980, su richiesta di quella di Essen.

I documenti mostrano che verosimilmente la ragione di un trasferimento per la cura in una canonica, fosse l’aver intrattenuto relazioni sessuali con minori, hanno spiegato le autorità religiose.

L’allora arcivescovo partecipò alla decisone, ha spiegato la diocesi in una nota, aggiungendo che l’allora vicario generale Gerhard Gruber, assegnò poi il prete alla parrocchia di Monaco senza restrizioni.

Gruber ha la piena responsabilità per le decisioni sbagliate, precisa la nota che segue di poco un’altre precisazione della Santa Sede. Ed è padre Federico Lombardi ha spiegare che l’allora vicario generale, mons. Gruber, ha riconosciuto l’errore di avere affidato il sacerdote a nuovi incarichi pastorali e si è assunto la piena responsabilità di quel che è accaduto.

E padre Lombardi attacca, “falliti tutti i tentativi di coinvolgere il Papa nella questione degli abusi”. Il caso sembra chiuso, ma in realtà non è così, perché solo ad avvicinare le due parole genera un terremoto.

I giornali tedeschi rilanciano le notizie con diverse interpretazioni. Il Der Spiegel attacca pesantemente il Papa: sapeva. Più morbido invece il Rheinische Post: Papa profondamente scosso dalla vicenda.

13-03-2010

PEDOFILIA: ”FALLITI I TENTATIVI DI COINVOLGERE IL PAPA”

Il direttore della Sala Stampa vaticana Padre Federico Lombardi, ha criticato gli sforzi di chi ”negli ultimi giorni” ha cercato ”con un certo accanimento, a Regensburg e a Monaco, elementi per coinvolgere personalmente il Santo Padre” nello scandalo pedofilia che non accenna a placarsi in Germania e che ha sfiorato anche papa Benedetto XVI in riferimento al periodo in cui era arcivescovo di Monaco di Baviera, sottolineando come sia evidente che tali tentativi siano ”falliti”.

In una nota alla Radio Vaticana, Lombardi ha affermato che la linea di Papa Ratzinger di fronte ai casi di pedofilia dei preti, sia da pontefice che quando era alla guida della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede, e’ ”stata sempre quella del rigore e della coerenza nell’affrontare le situazioni anche piu’ difficili”.

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Il direttore della Sala Stampa vaticana ha evidenziato la ”importante e ampia intervista concessa dal promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede, mons. Charles Scicluna” che ”spiega dettagliatamente il significato delle norme canoniche specifiche stabilite dalla Chiesa negli anni scorsi per giudicare i gravissimi delitti di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di ecclesiastici”.

”Diventa assolutamente chiaro – ha osservato Lombardi – che tali norme non hanno inteso e non hanno favorito alcuna copertura di tali delitti, ma anzi hanno messo in atto un’intensa attivita’ per affrontare, giudicare e punire adeguatamente questi delitti nel quadro dell’ordinamento ecclesiastico”. ”E’ giusto ricordare – ha spiegato – che tutto cio’ e’ stato impostato e avviato quando il cardinale Ratzinger era prefetto della Congregazione. La sua linea e’ stata sempre quella del rigore e della coerenza nell’affrontare le situazioni anche piu’ difficili”.

”Nonostante la tempesta, la Chiesa vede bene il cammino da seguire, sotto la guida sicura e rigorosa del Santo Padre”. ”Come abbiamo gia’ avuto modo di osservare – aggiunge padre Lombardi -, speriamo che questo travaglio possa essere alla fine di aiuto alla societa’ nel suo insieme per farsi carico sempre meglio della protezione e della formazione dell’infanzia e della gioventu”’.

Nell’intervista ad Avvenire, segnalata dalla Sala Stampa vaticana, mons. Scicluna, ha definito ”un’accusa falsa e calunniosa” quella secondo cui il card. Joseph Ratzinger, oggi papa, e’ stato il responsabile oggettivo di una politica di occultamento dei reati di pedofilia dei preti da parte della Santa Sede quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Secondo Scicluna, Promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede, ovvero il pubblico ministero del tribunale dell’ex sant’Uffizio che ha il compito di indagare sui cosiddetti delicta graviora, in Italia, il fenomeno della pedofilia dei preti ”non sembra abbia dimensioni drammatiche”, anche se ”preoccupa” una ”certa cultura del silenzio che vedo ancora troppo diffusa nella Penisola”.

PROCURATORE VATICANO, 3000 CASI IN 9 ANNI, SOLO 300 SU BAMBINI

Dal 2001 al 2010 sono state complessivamente 3000 le segnalazioni di ‘delicta graviora’ commessi negli ultimi 50 anni da preti arrivate alla Congregezione per la Dottrina della Fede, ha spiegato Scicluna.

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I ‘reati piu’ gravi’, per cui il Sant’Uffizio ha la competenza esclusiva, comprendono non solo la pedofilia ma anche i reati contro l’Eucaristia, quelli contro la santita’ del sacramento della penitenza, oltre ai crimini contro il sesto comandamento (”non commettere atti impuri”) di un chierico con un minore di diciotto anni.

Dei 3000 casi segnalati, mons. Scicluna sottolinea che solo per una minoranza del 10% si tratta di casi di ”vera e propria pedofilia, cioe’ determinati da una attrazione sessuale per bambini impuberi”. C’e’ poi un 60% di casi di efebofilia, ”cioe’ dovuti ad attrazione sessuale per adolescenti dello stesso sesso”, e un 30% di rapporti eterosessuali. ”I casi di preti accusati di pedofilia vera e propria sono quindi circa trecento in nove anni – ha sottolineato il procuratore vaticano -. Si tratta sempre di troppi casi – per carita’! – ma bisogna riconoscere che il fenomeno non e’ cosi’ esteso come si vorrebbe far credere”.

Di questi casi, ”un processo vero e proprio, penale o amministrativo, si e’ svolto nel 20% dei casi e normalmente e’ stato celebrato nelle diocesi di provenienza – sempre sotto la nostra supervisione – e solo rarissimamente qui a Roma. Facciamo cosi’ anche per una maggiore speditezza dell’iter”. In un 60% dei casi, invece, per l’eta’ avanzata degli accusati, non c’e’ stato processo, nei cui confronti sono stati emanati dei provvedimenti amministrativi e disciplinari, come l’obbligo a non celebrare messa coi fedeli, a non confessare, a condurre una vita ritirata e di preghiera. ”E’ bene ribadire – ha precisato mons.

Scicluna – che in questi casi, tra i quali ce ne sono alcuni particolarmente eclatanti di cui si sono occupati i media”, come quello del fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel Degollado, ”non si tratta di assoluzioni. Certo non c’e’ stata una condanna formale, ma se si e’ obbligati al silenzio e alla preghiera qualche motivo ci sara’…”. In un 10% di casi particolarmente gravi e con prove schiaccianti,il papa ha firmato la dimissione dallo stato clericale del prete accusato, ”un provvedimento gravissimo, preso per via amministrativa, ma inevitabile”, mentre nel restante 10% ”sono stati gli stessi chierici accusati a chiedere la dispensa dagli obblighi derivati dal sacerdozio”, ”prontamente accettata”.

Quanto alla provenienza delle segnalazioni di abusi, negli anni 2003-2004 quelle proveniente dagli Usa rappresentavano circa l’80% del totale di casi, mentre nel 2009 lo ‘share’ statunitense e’ sceso a circa il 25% dei 223 nuovi casi segnalati da tutto il mondo. ”Negli ultimi anni (2007-2009), infatti, la media annuale dei casi segnalati alla Congregazione dal mondo e’ stata proprio di 250 casi”, spiega mons. Scicluna, a fronte di un numero complessivo di sacerdoti diocesani e religiosi nel mondo e’ di 400mila: ”Questo dato statistico – ha aggiunto – non corrisponde alla percezione che si crea quando questi casi cosi’ tristi occupano le prime pagine dei giornali”.

Nella maggior parte dei casi, i processi ”sono finiti con una condanna dell’accusato. Ma non sono mancati quelli dove il sacerdote e’ stato dichiarato innocente o dove le accuse non sono state ritenute sufficientemente provate”. Ingiusto, quindi, accusare la giustizia vaticana di lentezza: smaltita la valanga di segnalazioni arrivate dagli Usa nel 2003 e 2004, ”negli ultimi anni, grazie a Dio, il fenomeno si e’ di gran lunga ridotto. E quindi adesso cerchiamo di trattare i casi nuovi in tempo reale”, conclude Scicluna.

PEDOFILIA: DER SPIEGEL, ABUSI IN CORO RATISBONA FINO AL 1992

Stamane il settimanale tedesco Der Spiegel rivela che sarebbero durati fino al 1992 gli abusi all’interno del coro Domspatzen, i ‘Passeri del Duomo’ di Ratisbona, diretto per 30 anni, dal 1964 al 1994, dal fratello di papa Benedetto XVI, mons. Georg Ratzinger. Der Spiegel ha raccolto la testimonianza di un ex corista, Thomas Mayer, che racconta di essere stato abusato da colleghi piu’ anziani, mentre anche nell’abitazione di uno degli educatori del convitto avrebbero luogo sodomizzazioni tra i coristi stessi.

Sarebbero stati proprio gli alunni piu’ grandi a costringere i piu’ giovani a subire ”la pressione di un sistema totalitario”.

La diocesi di Ratisbona, riferisce Der Spiegel, non ha voluto rilasciare dichiarazioni su queste nuove accuse, cosi’ come l’ex-direttore, mons. Georg Ratzinger. Secondo gli ex-membri del coro interpellati dal settimanale, il fratello del papa era una persona ”estremamente collerica e irascibile”. Ancora alla fine degli anni, avrebbe lanciato sedie contro i cantanti durante degli eccessi di rabbia.

Intanto il dibattito sul celibato nella Chiesa cattolica, dopo il crescere degli scandali di pedofilia, si allarga e il presidente dell’influente Comitato centrale dei cattolici tedeschi, che riunisce tutte le associazioni laiche cattoliche della Chiesa in Germania, ha chiesto una revisione dell’obbligo di non sposarsi per i preti cattolici di rito latino.

In una intervista alla Sueddeutsche Zeitung di oggi, il presidente Alois Glueck, politico del partito conservatore bavarese Csu, ha invitato la Chiesa a trarre le conseguenze ”strutturali” della crisi legata agli abusi sessuali. A questo tema, spiega, ”e’ legato senza dubbio il confronto con tutto il tema della sessualita’, cominciando dal rapporto che si ha con essa fino alla scelta del personale ecclesiastico”. Anche l’allentamento dell’obbligo del celibato potrebbe essere ”una strada” per affrontare il problema, anche se non basterebbe questo solo per risolverlo.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.