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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Pedofilia, si dimette vescovo irlandese

Pedofilia, si dimette vescovo irlandese

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Dicembre 2009
in World
Reading Time: 3 mins read
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Pedofilia, si dimette vescovo irlandese Il Papa: «Tradimento e vergogna»Benedetto XVI ha accolto oggi le dimissioni del vescovo irlandese Donald Brendan Murray, accusato dal Rapporto del Governo di Dublino di aver coperto sacerdoti pedofili.

All’epoca dei fatti, mons. Murray, attuale vescovo di Limerick, era ausiliare di Dublino. Il Rapporto Murphy lo accusa di aver reagito in modo «imperdonabile» («inexcusable»), nascondendo di fatto le informazioni relative ai preti pedofili che venivano spostati da una parrocchia all’altra.

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«Scosso e addolorato» dalla lettura del Rapporto governativo, le cui risultanze gli sono state confermate dai vertici dell’Episcopato Irlandese, Papa Ratzinger aveva assunto la settimana scorsa impegni precisi verso le vittime degli abusi sessuali perpetrati su minorenni da parte di membri del clero dell’arcidiocesi di Dublino: i responsabili pagheranno, aveva assicurato annunciando anche una sua imminente Lettera Pastorale sulla dolorosa vicenda. Ad aumentare lo sdegno del Papa è il fatto che i sacerdoti colpevoli (una cinquantina) sono spesso stati semplicemente ammoniti e trasferiti dai loro vescovi. «Il Santo Padre – affermava la nota diffusa dalla Sala Stampa della Santa Sede venerdì 11 dicembre – condivide l’oltraggio, il tradimento e la vergogna percepiti da così tanti fedeli in Irlanda, e si è unito a loro nella preghiera in questo momento difficile nella vita della Chiesa», invitando allo stesso tempo i cattolici irlandesi e in tutto il mondo «ad unirsi a lui nella preghiera per le vittime, le loro famiglie e tutti coloro che sono colpiti da questi crimini efferati».

Inoltre, prosegue il comunicato, Benedetto XVI «assicura tutti gli interessati che la Chiesa continuerà a seguire la grave questione con la massima attenzione, al fine di meglio comprendere come tali vergognosi eventi siano accaduti e il modo migliore per sviluppare strategie efficaci così da evitare il loro ripetersi». La Santa Sede, ribadisce la nota letta e approvata dal Pontefice, «prende molto sul serio le questioni centrali sollevate dalla relazione, ivi comprese le questioni relative alla guida dei responsabili della Chiesa locale che hanno la responsabilità ultima nella cura pastorale dei bambini».

Il Papa esprime una volta di più «il proprio rammarico per le azioni di alcuni membri del clero che hanno tradito le loro solenni promesse a Dio», aveva aggiunto venerdì scorso il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, che oggi si è limitato invece a comunicare la notizia dell’accettazione delle dimissioni senza ulteriori commenti.

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Mentre la sala stampa vaticana annunciava le dimissioni del vescovo irlandese Donal Murray dalla guida della diocesi di Limerick, in seguito allo scandalo dei preti pedofili, lui stesso ha chiesto «umilmente» scusa in un incontro con i dipendenti nella cattedrale di St. John.

«Ho incontrato lunedì 7 dicembre – ha detto il presule a quanto riportato in una nota sul sito della diocesi – il Cardinale Prefetto della Congregazione per i Vescovi. Gli ho chiesto di portare le mie dimissioni come Vescovo di Limerick a Papa Benedetto. Il Santo Padre ha accettato le mie dimissioni che hanno effetto immediato da questa mattina. Ho sentito le opinioni di molti sopravvissuti – ha aggiunto il vescovo – soprattutto nei giorni successivi alla pubblicazione del Rapporto Murphy. Alcuni hanno espresso il desiderio affinché rassegnassi le mie dimissioni, altri mi hanno chiesto di non farlo. So bene che le mie dimissioni non possono annullare il dolore che le vittime di abuso sopravvissute hanno sofferto in passato e continuano a soffrire ogni giorno. Chiedo umilmente scusa ancora una volta a tutti coloro che sono stati abusati quando erano bambini piccoli. A tutti i sopravvissuti ripeto che la mia principale preoccupazione è quella di aiutare in ogni modo possibile, il loro cammino verso la sperata serenità».

«Un vescovo – ha proseguito il vescovo Murray – è chiamato ad essere una persona che cerca di guidare e ispirare tutto il popolo della diocesi a vivere come una comunità unita nella verità e nell’amore di Cristo. Ho chiesto al Santo Padre accogliere le mie dimissioni e di nominare un nuovo vescovo per la diocesi, perché credo che la mia presenza possa creare difficoltà ad alcuni dei sopravvissuti, che devono avere il primo posto nei nostri pensieri e preghiere». Il vescovo ha poi espresso il desiderio che le sue «ultime parole come vescovo di Limerick» fossero quelle pronunciate il 29 novembre scorso: «Siamo persone che credono che la misericordia di Dio e la salvezza di Dio sono senza limiti. Siamo chiamati ad essere portatori di quella speranza l’uno all’altro e in particolare a coloro la cui fiducia è stata tradita quando erano solo bambini piccoli e che hanno vissuto il terrore, l’impotenza e le sofferenze inflitte da adulti spaventosi e dominanti. Essi dovrebbero avere sempre un posto speciale nelle nostre preghiere».

La nota della diocesi di Limerick si conclude con le seguenti parole: «Né il vescovo Murray né alcun portavoce della diocesi farà altri commenti».

17 dicembre 2009

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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