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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » news » piemonte » Si difende il prete pedofilo: il bambino ha sempre smentito

Si difende il prete pedofilo: il bambino ha sempre smentito

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Dicembre 2009
in Piemonte
Reading Time: 3 mins read
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Si difende il prete pedofilo: il bambino ha sempre smentito
di Sarah Martinenghi

Accetta di parlare, don Ilario Rolle, e lo fa in una stanza della sua parrocchia, davanti alle maestre di catechismo, ad alcune mamme, alla gente che collabora con lui e che gli vuole bene.

Tanto bene da aver deciso di reagire con una veglia di preghiera sabato sera alle nove, di scrivergli una lettera, firmata dalla squadra di calcio, in cui si dice: «Siamo dispiaciuti per ciò che ti sta accadendo ma fiduciosi che la tua e la nostra fede riusciranno ad avere il sopravvento su tutto il male che qualcuno ha voluto gettare su di te. Qualsiasi cosa accada sappi che potrai sempre contare su di noi».

È un momento molto difficile per il sacerdote, che non nasconde le lacrime, e che ha deciso di fare un passo indietro e lasciare la parrocchia, contro il volere dei fedeli. Arriva sorretto dal loro appoggio morale, e da quello, fisico, di un bastone che gli serve per camminare dopo un incidente in montagna che gli ha provocato la frattura di una gamba.

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Don Rolle, com’è nata questa accusa?
«Non è nata per colpa del bambino, che non ha mai detto quelle cose, e che ha negato che io l’abbia toccato anche davanti ai giudici. È nata per colpa di una difficile situazione familiare: io l’ho sempre aiutato, e lui voleva che i suoi genitori tornassero insieme. È stato il convivente della madre a lanciare per primo queste accuse. So che hanno telefonato a diverse mamme cercando la loro solidarietà, ma nessuna ha dato loro retta. E poi hanno iniziato a dire al bambino che avrebbe dovuto chiamarli se notava qualche mio strano atteggiamento. Devo dire la verità, io all´inizio ho preso sotto gamba questa storia, certo della mia innocenza, e perché non c´era nulla di cui potermi accusare. Ora credo che forse avrei dovuto difendermi di più».

Don Ilario, questa condanna è veramente dura: tre anni e otto mesi sono tanti. Perché secondo lei l´hanno condannata in maniera così pesante?

«È molto difficile difendersi quando si è innocenti. L´idea che mi sono fatto è che forse il giudice non abbia letto tutti gli atti. È arrivato dopo mezz´ora con la sentenza fatta, quando noi avevamo depositato 300 pagine di atti di difesa, non credo che in mezz´ora abbia avuto il tempo di leggerseli. Nonostante tutto io credo nella giustizia, e ci sono ancora due gradi di giudizio».

Lei è conosciuto e stimato per il suo grande impegno per la difesa dei minori. Eppure non è la prima volta che viene coinvolto in vicende che trattano di presunti abusi. Come mai?
«La prima vicenda, quella degli anni 90, è cominciata solo perché volevano farmi finire nei guai, avevano detto che me l´avrebbero fatta pagare. E difatti anche quest´ultima vicenda in fondo nasce sulla scia della prima. La storia di vita di G. era difficile, e anche lì c´erano di mezzo gli assistenti sociali. Io mi sono imposto per farlo tornare da suo padre a Salerno, perché era giusto così. Ma poi quella storia è finita e io sono stato prosciolto. Poi c´è la storia di Boris…».

Che cosa è successo?
«Abbiamo dato ospitalità a questo ragazzo romeno di 24 anni, e io gli ho trovato un lavoro. Ma poi ho scoperto che aveva sempre più bisogno di soldi che chiedeva anche alle famiglie. E mi ha minacciato di scrivere storie scandalose su di me. È stato un tentativo di estorsione per il quale io l´ho denunciato, e allora lui ha raccontato che avrei abusato di lui e di altri 12 ragazzi. Ma tutti quanti hanno negato.. Credo che dietro a tutte queste vicende ci sia un disegno diabolico che porta alla rovina delle famiglie».

Qual è la sua risposta di fede a questa condanna?
«Io prego tutti i giorni per quel ragazzo. Non è lui che ha detto quelle cose, e so che soffre molto. Quando mi sono fatto male poco tempo fa alla gamba, ho chiesto al Signore: ma cosa vuoi da me? È stato un segno… ora ho capito, questa è la mia croce, e io la offro tutta a lui».

(04 dicembre 2009)

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http://torino.repubblica.it/dettaglio/si-difende-il-prete-pedofilo:-il-bambino-ha-sempre-smentito/1796268

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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