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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » Seduce un allievo di 15 anni: arrestata insegnante di religione

Seduce un allievo di 15 anni: arrestata insegnante di religione

Redazione WebNews by Redazione WebNews
26 Novembre 2009
in World
Reading Time: 3 mins read
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La donna ha avuto rapporti sessuali con il minorenne, dopo avergli mandato messaggi su Facebook

MILANO – Un’insegnante di religione ha sedotto un suo allievo di 15 anni anche grazie a Facebook e ha chiuso la storia dopo nove giorni, durante i quali ha avuto numerosi incontri sessuali con il ragazzino (uno anche a casa sua, mentre le due figlie adolescenti erano fuori) e lo ha pure convinto a farsi tatuare il suo nome e un cuore sul braccio, a conferma del loro legame. Ora la 39enne Madeleine Martin di Knutsford, nel Cheshire, dovrà passare i prossimi 32 mesi in una cella e, per disposizione della Manchester Crown Court, il suo nome è finito sul “Sex Offenders Register”, mentre il ragazzino è stato costretto a lasciare l’istituto Greater Manchester per le continue prese in giro da parte dei compagni di scuola.

LA VICENDA – Stando a quanto è emerso, nel gennaio scorso la donna (che all’epoca aveva dei gravi problemi matrimoniali e familiari che hanno poi portato al divorzio e alla morte per cancro della sorella) avrebbe letteralmente perso la testa per il quindicenne che le era stato assegnato affinché lo aiutasse nello studio e avrebbe, perciò, cominciato a tartassarlo di messaggi su Facebook e a fargli un sacco di regali, fra cui un telefono cellulare. Un mese dopo la loro relazione sarebbe diventata decisamente più intima e i due avrebbero cominciato ad avere rapporti sessuali: il primo fu in un parcheggio, sul sedile posteriore della macchina della Martin, mentre due giorni più tardi la cosa si ripeté al “Daisy Nook Country Park” vicino Oldham e 48 ore dopo i due si incontrarono nuovamente nella casa vuota di uno zio del ragazzino. A quel punto, la donna decise di cambiare il suo account su Facebook per evitare che la storia venisse scoperta e, quindi, invitò il quindicenne in casa propria, approfittando dell’assenza delle figlie, per fare sesso, mentre il 9 febbraio lo portò da un tatuatore, perché gli incidesse sulla pelle il nome “Mad” e un cuore.

LA FINE – Pochi giorni dopo, però, i due stabilirono di porre fine alla relazione “di comune accordo” e due mesi più tardi lo studente, che nel frattempo era entrato in uno stato quasi catatonico, trovò il coraggio di confessare l’accaduto ai fratelli. Questi raccontarono tutto alla madre (che a quei tempi stava assistendo il padre malato terminale) che chiamò la polizia e denunciò così l’insegnante del figlio. «Questa è una storia molto triste per tutti, a cominciare da lei – ha spiegato il giudice Jonathan Geake rivolto all’imputata – perché piuttosto che un mentore nel vero senso della parola, ha usato la sua vittima come un aiuto emotivo per i problemi che stava vivendo ed ha abusato della sua fiducia, attirando il ragazzo in una relazione intima che non sarebbe mai dovuta iniziare e di cui gli resterà un ricordo indelebile per via di quel tatuaggio». E le traversie personali della Martin sono state al centro della requisitoria della difesa, che però nulla ha potuto di fronte all’evidenza delle prove e delle accuse contro l’insegnante. «Gli eventi familiari di quei mesi avevano lasciato la mia cliente depressa e vulnerabile – ha spiegato l’avvocato Mark Fireman – e l’hanno così spinta ad intraprendere azioni che non avrebbero mai dovuto avere luogo. Lei non voleva iniziare una relazione a sfondo sessuale, ma questa cosa è cresciuta con il passare del tempo. Ora lei ha perso tutto, il suo buon nome e la sua promettente carriera, e ha svergognato se stessa e la sua famiglia, ma ammette la piena responsabilità dell’accaduto e si rammarica davvero amaramente di quanto ha fatto».

Simona Marchetti
26 novembre 2009

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http://www.corriere.it/cronache/09_novembre_26/insegnante_religione_facebook_studente_sesso_marchetti_5e932a7c-da8e-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.