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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » avvocato » Sacerdote accusato di pedofilia: «Se torno negli Usa mi uccidono»

Sacerdote accusato di pedofilia: «Se torno negli Usa mi uccidono»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Agosto 2006
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Il 16 giugno scorso ha scritto a Mastella: «Signor Ministro, sono padre Joseph John Henn, la prego, non firmi l’ estradizione.

Un prete cattolico accusato di sexual abuse non sopravvive nelle carceri americane. É esposto a rischi gravissimi». Tradotto: dentro l’ ammazzano. Ma il provvedimento ormai era firmato. E padre Henn, il giorno stesso, è sparito da Roma.

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Ora è ricercato non solo in Usa (wanted on child molestation, cioè per molestie sessuali su minori), ma anche qui da noi. Il sacerdote americano è ufficialmente latitante e la Corte d’ Appello contro di lui ha già emesso un nuovo ordine di custodia cautelare in carcere. Padre John, però, si è sempre difeso: «Io non ho mai abusato sessualmente di nessuno».

«Se torno negli Usa mi uccidono», ha scritto a Mastella prima di sparire Fugge dai «domiciliari» ricercato prete pedofilo Doveva essere estradato negli Stati Uniti Fino al 16 giugno scorso, il prete statunitense, 57 anni, nato nel Wisconsin, ha vissuto agli arresti domiciliari nella casa generalizia dell’ Ordine a cui appartiene, quello dei Padri Salvatoriani, in via della Conciliazione, a due passi da San Pietro. Undici mesi prima, era stata la Squadra Mobile di Roma a notificargli il primo provvedimento restrittivo, ordinato sempre dalla Corte d’ Appello su richiesta del Dipartimento di Giustizia americano.

I fatti incriminati risalgono, infatti, al periodo in cui Henn prestava servizio presso una parrocchia di Phoenix, Arizona, tra il 1979 e l’ 81. Contro di lui pendono le denunce di tre ragazzi, oggi tutti maggiorenni, che nel 2003 decisero di raccontare al procuratore distrettuale della contea di Maricopa, Rick Romley, le presunte molestie ricevute. Padre John, però, ha sempre respinto ogni addebito: «Oltretutto sono passati più di 25 anni dai fatti che mi vengono contestati e già nell’ 81 fui inquisito dalla polizia di Phoenix, interrogato e infine prosciolto. Perciò, che vogliono ancora da me?

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La verità è che negli Stati Uniti è in corso da tempo un attacco politico e giudiziario contro la Chiesa cattolica utilizzando proprio l’ argomento della pedofilia. Per questo non credo che in America sarei sottoposto a un giusto processo». «Se torno là, m’ ammazzano in prigione», ha ripetuto più volte padre Henn al suo avvocato italiano, Michele Gentiloni Silverj, cugino dell’ attuale ministro delle Telecomunicazioni. Inoltre, il prelato – nella lettera, disperata, inviata al Guardasigilli prima di darsi alla macchia – sostiene di essere molto cambiato: «Durante questo lungo periodo, ho sempre accettato di essere sottoposto ad una rigidissima disciplina, esteriore ed interiore, che mi ha reso una persona del tutto diversa da quella che, a prescindere dalla mia colpevolezza o meno, viene disegnata negli atti processuali di allora.

Al contempo, la vita di clausura cui sono stato destinato dall’ Autorità Ecclesiastica è tale da soddisfare qualunque, anche solo teorica, esigenza di tutela della collettività». Peccato che in America non la pensino così. «La sua fuga – attacca Andrew Thomas, legale della contea di Maricopa, Arizona – denota una mancanza di rispetto della legge. Egli può scappare ma non nascondersi. Alla fine sarà catturato e giustizia sarà fatta». Dove si trovi, al momento, è impossibile dire. Sicuramente non in Vaticano: «Dall’ inizio – dice Gentiloni – non ha mai pensato di beneficiare dell’ extraterritorialità.

Lui ha fiducia nella giustizia italiana, per questo aveva scritto a Mastella supplicandolo di non firmare l’ estradizione». Al ministero di Grazia e Giustizia risulta, però, che il provvedimento era già stato firmato (dall’ ex ministro Castelli?) molto prima che padre Henn, il 16 giugno, inviasse la lettera. E anzi proprio quel giorno – concludono in via Arenula – è iniziata la sua latitanza. Che avesse saputo? Non solo. Due giorni prima, il 14, anche la Cassazione aveva dato il via libera alla procedura. Insomma, non c’ era più scampo. Dove sarà, ora? Una traccia, forse, è contenuta proprio in un passo della lettera spedita al Guardasigilli, quando accenna all’ Alta Corte della Repubblica d’ Irlanda, che nel luglio 2005 rigettò «analoga richiesta di estradizione avanzata nei confronti di un mio confratello». Da Roma a Dublino?

Il caso Era stato arrestato un anno fa «Child molestation»: molestie sessuali su minori. Con questa accusa, il 16 luglio 2005, padre Joseph John Henn, fu arrestato a Roma dalla polizia e messo ai domiciliari presso l’ Ordine dei Salvatoriani. Il 26 gennaio 2006 la Corte d’ Appello ha dichiarato la concedibilità dell’ estradizione negli Usa. Il 14 giugno via libera anche dalla Cassazione. Il 16 giugno padre Henn è sparito da Roma.

Caccia Fabrizio

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(4 agosto 2006) – Corriere della Sera

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.