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Inquirenti: “La mente era un prete così adescavano quei ragazzini”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
6 Maggio 2003
in Liguria
Reading Time: 3 mins read
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La rivostruzione dei movimenti della banda di pedofili. Con regali costosi e viaggi facevano prostituire i piccoli.

GENOVA – Adescavano bambini e ragazzi, maschi, tra gli 11 e i 17 anni, offrendo loro regali costosi e viaggi all’ estero. Delle spese si occupava un sacerdote bergamasco di 56 anni.

Era lui che tirava le fila del gruppo di pedofili che, secondo gli inquirenti, agiva soprattutto in Lombardia, in Versilia e nel Tigullio. Tutti frequentavano le zone di prostituzione maschile, a Milano e dintorni. Nelle auto e nelle abitazioni è stata sequestrata un ingente quantità di materiale: foto, parrucche, oggetti per pratiche sado-maso, riviste.

I quattro uomini sono finiti in carcere al termine di una lunga indagine partita dal commissariato di Rapallo e condotta in collaborazione con la questura di Genova. Gravissime le accuse nei loro confronti: violenza sessuale nei confronti di minori, atti sessuali con minori, prostituzione minorile e pornografia minorile.

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Adesso, D.B., 56 anni, parroco di una chiesa di Bergamo, immediatamente segnalato alla Curia cittadina, C.P., 30 anni, operatore informatico e K.I, 30 anni, nullafacente, dedito alla prostituzione, anche loro bergamaschi, e L.B., 50 anni, residente a Carrara sono finiti dietro le sbarre. Mentre altre due persone, una di Carrara e una di Pavia, sono indagate.

Le indagini hanno preso l’avvio dopo una prolungata fuga di due fratelli di Rapallo di 14 e 15 anni. Una sparizione “sospetta” che aveva messo in allarme gli investigatori. Sei mesi fa i genitori denunciarono la scomparsa e quando i due ragazzi tornarono a casa i sospetti su quell’ assenza “strana” e i loro racconti incongruenti diedero il via all’indagine. I due raccontarono di essere stati in viaggio in Francia con C.P., in alberghi costosi, destinatari di attenzioni e regali.

Parole che misero gli investigatori sulle tracce dei pedofili. Cominciarono intercettazioni, appostamenti e controlli. “In poco più di 6 mesi – racconta il capo della squadra mobile di Genova, Claudio Sanfilippo, e il dirigente del commissariato di Rapallo, Carlo Di Sarro – abbiamo osservato decine e decine di adescamenti. La banda sceglieva soprattutto ragazzini provenienti da famiglie in situazione di disagio socio-economico. Le prestazioni dei bambini e dei ragazzi venivano anche pagate, dai 30 agli 80 euro: alcuni venivano avviati alla prostituzione, altri si intrattenevano con il sacerdote e i suoi complici. Era il sacerdote che forniva spesso i soldi per le spese necessarie ad adescare i ragazzini”.

I quattro pedofili facevano leva sul disagio che alcuni ragazzi manifestavano in famiglia. “Sacerdote e operatore informatico – spiegano i dirigenti della polizia – organizzarono la scorsa estate la fuga dalla Sardegna di un ragazzo che, in vacanza con il padre, riteneva di non beneficiare di sufficiente libertà. All’ arrivo dell’ adolescente alla Malpensa, abbiamo organizzato un controllo, che è apparso casuale, e abbiamo così potuto riconsegnare il ragazzo alla famiglia. All’aeroporto c’era il sacerdote ad attenderlo che è andato su tutte le furie quando s’è accorto che il suo piano era saltato”.

Il blitz anti pedofili è scattato nei giorni scorsi. Gli agenti della squadra mobile sono intervenuti arrestando i quattro, in Lombardia e a Carrara. Il sacerdote è stato sorpreso a letto insieme con l’operatore informatico, in un appartamento di Bergamo. “E ha negato – ha raccontato il capo della squadra mobile genovese – anche di fronte all’ evidenza: s’è giustificato dicendo che avevano freddo, per questo dormivano insieme”.

(6 maggio 2003)

http://www.repubblica.it/online/cronaca/pedovenezia/sacerdote/sacerdote.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.