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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Commissioni e tribunali vaticani. Grande assente, la magistratura

Commissioni e tribunali vaticani. Grande assente, la magistratura

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Giugno 2015
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 2 mins read
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Non che si voglia essere critici su quanto il Papa stia cercando di fare a livello canonico in materia di pedofilia, ma è sufficiente ?

Va intanto detto che la massima pena che un tribunale canonico può infliggere è la riduzione allo stato laicale, la scomunica. Come vediamo però viene usata solo in casi che sono balzati all’onore delle cronache, come ad esempio il caso di don Mauro Inzoli.

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Il più delle volte viene invece applicata la sospensione a divinis, che altro non è che una sospensione temporanea dal sacerdozio, giusto il tempo di redimersi dai peccati per poi ritornare a fare il sacerdote, magari in un posto lontano dal precedente.

Manca però sempre un passaggio di fondamentale importanza, la denuncia e la collaborazione con la giustizia civile. Nel caso di don Inzoli che accennavamo prima per esempio, malgrado la riduzione allo stato laicale, il Vaticano ha negato alla magistratura la rogatoria per ottenere i documenti che avrebbero potuto costringere don Inzoli, non solo ad un processo civile, ma anche a risarcire le vittime, le quali avrebbero magari potuto affrontare un percorso terapeutico.

Stessa cosa è accaduta con Jòsef Wesolowski, anche lui sottratto dal paese che lo avrebbe dovuto giudicare e rifugiato in Vaticano. Per lui è stata chiesta l’estradizione, ma il Vaticano l’ha negata.

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Come vediamo i casi trattati dal Vaticano producono sempre una sorta di impunità per i pedofili e per i loro protettori, mentre quando i casi vengono trattati dalla giustizia civile, si arriva spesso ad una condanna e a un risarcimento del danno alla vittima. Questa disparità nel risultato è spesso dovuta anche al fatto che per la chiesa la pedofilia è un peccato morale e quindi non si va a vedere il danno subito dalla vittima, ma si guarda la vergogna per l’istituzione. Per la magistratura invece è un reato penale, un reato contro la persona e non solo va punito ma va anche risarcito.

Per questo che le associazioni delle vittime in tutto il mondo, non danno particolare rilevanza alle varie commissioni e ai vari tribunali istituiti dal Vaticano, non per mancanza di rispetto, ma perché insufficienti ad affrontare civilmente il problema.

Una forma efficace e funzionale al fine di fare giustizia, sarebbe anziché il tribunale Vaticano per i vescovi, l’obbligo di denuncia per i vescovi all’autorità civili e anche a quella religiosa. Il solo procedimento canonico non tutela le vittime e le potenziali nuove vittime dal pedofilo, perché senza denuncia all’autorità civile il pedofilo resta libero. L’unica differenza è che non è più un pedofilo che di mestiere fa il sacerdote.

L’unica strada accettabile quindi resta sempre quella della denuncia all’autorità giudiziaria del paese dove è stato commesso il crimine.

Il Portavoce

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Francesco Zanardi

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.