Re-intitolare il viale Luigi Cadorna a chi?

Riceviamo e pubblichiamo volentieri il comunicato di Raffaella Mauceri e le sue osservazioni sulla re-intitolazione di Viale Luigi Cadorna in Viale papa Wojtyla.

A proposito del viale Luigi Cadorna, apprendo dall’articolo a firma di Salvatore Maiorca pubblicato su Libertà del 26 febbraio, che la circoscrizione di S. Lucia ha inoltrato una petizione al Comune di Siracusa per cambiare la denominazione del viale.

Condivido pienamente l’iniziativa perché è inaudito che nella nostra città si onori la memoria di un criminale come Luigi Cadorna. Non posso umanamente condividere, invece, la proposta della citata Circoscrizione sul personaggio cui re-intitolare il viale in questione: papa Wojtyla. E mi spiego.

Mai prima d’ora, la chiesa cattolica ha sollevato l’indignazione di milioni di italiani stante che a loro volta hanno sollevato il pesante velario dietro il quale sono stati accuratamente nascosti non soltanto gli orrendi crimini commessi nel corso della sua storia bimillenaria, ma anche e soprattutto la dilagante pedofilia clericale portata in superficie da quella (piccola) parte dei media coraggiosa cui sta a cuore la verità. Una verità tanto spaventosa quanto scabrosa e infinitamente scandalosa: migliaia e migliaia di bambine e bambini “uccisi” nel corpo e nell’anima, marchiati a fuoco dagli abusi sessuali e mai guariti da un male troppo grande, troppo profondo e assolutamente inguaribile se non, a volte, con il suicidio.

Ormai tutti lo sanno. Tutti lo sappiamo e non possiamo far finta di nulla senza renderci complici di questi orrendi reati che nemmeno Gesù Cristo perdonava: “Chi di voi tocca uno di questi fanciulli – diceva – meglio sarà per lui che si metta una pietra al collo e si butti in mare”.

Tutti i papi invece hanno coperto e protetto i pedofili per non dire di quelli che lo sono stati essi stessi. Addirittura ad alcuni hanno fatto fare carriera. Come ha fatto Bergoglio con tre dei 12 ultimi ordinati cardinali, tutti e tre celebri pedofili e protettori di pedofili.

Ne deriva che mai prima d’ora, nella storia, la chiesa cattolica è stata sotto il fuoco incrociato delle vittime che non sono più disposte a subire in silenzio, della stampa che sbatte i pedofili in prima pagina, dei tribunali che li processano, degli specialisti che smentiscono il presunto disturbo mentale, e perfino di una parte della stessa chiesa che, tramite i suoi studiosi/teologi/filosofi, prende le distanze dalla morbida e generica definizione di “atti impuri” riferita al gravissimo reato della pedofilia, e tutti insieme inchiodano il Vaticano alle sue responsabilità.

Insomma, il momento storico non è dei migliori per intitolare una via ad un papa. Al contrario, provocherebbe una vibrata protesta stante che Wojtyla non ha fatto accezione alla regola adottata da tutti gli altri papi: proteggere i mostruosi pedofili con la tonaca che spietatamente e vigliaccamente hanno abusato tante, troppe vittime piccole e indifese. E continuano. A loro, piuttosto, a questi bambini andrebbe intitolata la via ex-cadorna: Viale dei bambini vittime di pedofilia.

La pedofilia – scrive Federico Tulli, giornalista autore di “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” – non è un vizio, la pedofilia non è un atto di lussuria, la pedofilia non è un peccato e tanto meno un delitto contro la morale o un’offesa alla castità come dice il Catechismo. La pedofilia è un crimine violentissimo contro persone inermi”.

Raffaella Mauceri

Advertisements