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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » Scanonizzate Wojtyla! L’appello di credenti francesi dopo il documentario sulle religiose abusate

Scanonizzate Wojtyla! L’appello di credenti francesi dopo il documentario sulle religiose abusate

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Marzo 2019
in Città del Vaticano
Reading Time: 4 mins read
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Parigi-Adista. Che si scanonizzi Giovanni Paolo II, che proteggendo preti abusatori ha protetto il sistema degli abusi ed è responsabile di aver creato una immagine di “Donna” totalmente astratta e disincarnata, cui è concesso solo di scegliere tra la maternità e la verginità religiosa, vocazioni entrambe calpestate dall’ipocrisia dei preti abusatori, che non hanno rispettato né l’una né, quando causavano una gravidanza, l’altra.  È il durissimo appello di Anne Soupa e Christine Pedotti, fondatrici nel 2009 del Comité de la Jupe (Comitato della gonna, con riferimento a un’espressione derisoria dell’allora arcivescovo di Parigi card. André Vingt-Trois), teso a rivendicare la piena corresponsabilità di laiche e laici nella gestione, consapevolezza e decisioni della Chiesa, nella linea del Vangelo e del Vaticano II. L’appello, pubblicato l’11 marzo sul quotidiano francese Le Monde, parte dal devastante documentario francese sugli abusi sessuali sulle suore da parte del clero. Lo riportiamo di seguito, in una nostra traduzione dal francese.

La Giornata internazionale della donna dell’anno 2019 resterà per noi, donne cattoliche e non, una giornata di dolore e di indignazione.

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Gridiamo il nostro orrore dopo la recente diffusione da parte di Arte del documentario «Religieuses abusées, l’autre scandale de l’Eglise», di Marie?Pierre Raimbault et Eric Quintin, dedicato agli abusi e alle violenze sulle religiose da parte di preti.

Da più di dieci anni molte donne, in particolare quelle del Comité de la Jupe, non cessano di interpellare la Chiesa riguardo al suo atteggiamento nei confronti delle donne, raccogliendo risposte arroganti come quella di André Vingt?Trois, all’epoca cardinale arcivescovo di Parigi, le cui parole vanno ricordate: «La questione non è avere una gonna (jupe), ma avere qualcosa nel cervello».

Non abbiamo parole per condannare questi preti che, quanto a gonne, le hanno soprattutto tolte alle religiose. Dal momento che esse davano la loro vita per “servire”, essi stessi si sono serviti, serviti del corpo di queste donne, negando i loro voti, la loro parola, la loro dignità (tanto spesso invocata dalla Chiesa !), la loro stessa persona, come esseri umani liberi e responsabili del suo corpo. Tra le loro grinfie, queste donne sono state spossessate e ridotte a una funzione sessuale, un uso che ci si concede e poi che si getta via o che si «rifila» a un altro perché «ne approfitti», nell’impunità totale.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Ci indigna il sistema in cui si inscrivono questi fatti. No, non sono semplici abusi isolati perpetrati da qualche perverso. Bisogna prendere atto che derivano da questa “cultura dell’abuso”, denunciata da papa Francesco nella lettera del 20 agosto 2018 indirizzata al “popolo di Dio” a proposito degli abusi sui bambini.

Sì, si tratta di un sistema e di una cultura che negano il corpo dell’altro, quello dei bambini come quello delle donne. Questo sistema si radica nel sé maschile e si perpetua grazie all’idolatria di cui è oggetto la funzione del prete.

Ma c’è di peggio. C’è quel concetto che la Chiesa cattolica ha forgiato e che chiama “Donna”. Ne denunciamo la povertà e la miseria così come il tentativo di dominazione che anima questa visione. Voce determinante che ha portato papa Paolo VI a condannare la contraccezione (enciclica Humanae Vitae), Giovanni Paolo II, una volta papa, ha elaborato una teologia della “Donna”, sempre riferita alla Vergine Maria, immagine del silenzio e dell’obbedienza.

Sotto la sua influenza, la “Donna” diventa un concetto, concepito esclusivamente da uomini – per di più celibi – la cui unica vocazione è aiutare l’uomo tramite il matrimonio e la maternità o servire la Chiesa nella castità religiosa; una visione slegata dalla realtà delle donne di carne, sangue, spirito e anima che costituiscono, bisogna ricordarlo, la metà del genere umano e almeno i due terzi dei cattolici praticanti.

Osiamo dire che il primo abuso commesso contro le donne è questa idealizzazione, questo inganno che maschera le innumerevoli discriminazioni di cui le donne sono oggetto nella propria Chiesa. È sull’altare di questa donna-idea che vengono sacrificate le vite delle donne vere.

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

Nella Chiesa cattolica, la “donna” deve rispondere a una doppia vocazione: «vergine o madre». Viene assegnata al suo corpo sessuato; al suo “non uso” nella verginità o al suo “uso” nella maternità, senza lasciare alcuno spazio alle altre dimensioni dell’essere umano!

Denunciamo la menzogna e l’ipocrisia di questa ideologia che pesa su di noi. A svelarla sono gli abusi sui corpi delle religiose. Esse hanno fatto voto di castità e la loro parola viene violentata assieme al loro corpo. Quando queste violenze portano a una gravidanza, vengono fatte abortire con la forza o il loro bambino viene cinicamente abbandonato, su espresso ordine della responsabile della comunità. La violenza fatta al loro corpo raggiunge allora il suo colmo, perché anche la maternità, l’ “altra vocazione”, viene loro negata.

Così non solo i responsabili della Chiesa cattolica impongono a tutte le donne la loro ideologia della “Donna”, ma – aiutati da qualche donna acquisita al sistema – violano essi stessi le regole che impongono a tutte.

La nostra accusa non riguarda i soli criminali e responsabili delle violenze. Essa ha di mira la cospirazione del silenzio che ha circondato queste azioni mostruose. «I panni sporchi si lavano in famiglia», si dice per giustificare la presa di distanza dai media e dalla giustizia. Ma questi panni sporchi sono semplicemente rimossi, senza che mai ci si avvicini alla lavatrice o al sapone. Ci troviamo forse in un esercito che gestisce il suo BMC (bordello militare) come male minore?

Forti del Vangelo e del comportamento di Gesù stesso riguardo alle donne, riaffermiamo i diritti imprescindibili delle donne, che sono quelli di ogni essere umano, dappertutto e specialmente nella Chiesa.

Chiediamo la scanonizzazione di papa Giovanni Paolo II, protettore degli abusatori in nome della «ragione di Chiesa» e principale artefice della costruzione ideologica della «Donna», così come il divieto di insegnare, di propagare o di pubblicare la «teologia del corpo» che egli ha predicato nel corso delle sue catechesi del mercoledì.

https://www.adista.it/articolo/60930?fbclid=IwAR2JR1cfRqID4qb7hjiAkw–d05fH4KyWg7nIm29jPuIq4KfF78oShVCHJQ

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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