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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Benedetto XVI » Era ora, Santità: vada fino in fondo

Era ora, Santità: vada fino in fondo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Ottobre 2018
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Meglio tardi che mai, ora però si vada fino in fondo

di Maurizio Belpietro

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“Non dirò una sola parola”. Così il Papa aveva commentato il memoriale di Carlo Maria Viganò, con cui l’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti lo accusava di aver saputo da tempo delle molestie sessuali del cardinale Theodore Edgar McCarrick. Invece, dopo aver taciuto per un mese e mezzo e invitato i giornalisti a farsi da soli un’idea sulla vicenda, il Pontefice ha deciso di parlare e di rispondere alle accuse dell’arcivescovo, pur senza nominarlo mai. La replica è affidata a una nota della Santa sede in cui, nella sostanza, si riconosce di aver saputo della condotta dell’uomo che guidò la diocesi di Washington prima delle rivelazioni del New York Times. Secondo il comunicato le segnalazioni giunsero nel settembre del 2017. Fu l’arcidiocesi di New York a rendere noto che un uomo accusava McCarrick di avere abusato di lui negli anni Settanta. Bergoglio, a questo punto, avrebbe ordinato un’indagine interna. “Nel frattempo”, si legge nel documento diffuso ieri, “sono emersi gravi indizi e il Santo Padre ha accettato le dimissioni dell’arcivescovo”. I gravi indizi, in realtà, sono costituiti dall’articolo del New York Times, pubblicato nell’edizione del 16 luglio di quest’anno. Undici giorni dopo, papa Francesco “accettava” le dimissioni.

A scorrere le date e rileggere il comunicato della Santa Sede, le domande vengono spontanee. Ma che cosa è stato fatto dal settembre del 2017 al luglio 2018? Perché, di fronte alle segnalazioni, il Pontefice ha atteso quasi un anno prima di sospendere McCarrick  togliendogli la berretta cardinalizia? Se il 16 luglio non fosse stato pubblicato un articolo sul New York Times, Bergoglio il 27 avrebbe “accettato” le dimissioni dell’arcivescovo o lo avrebbe lasciato al suo posto per altro tempo?

Domande legittime, anche perché su questa vicenda lo stesso comunicato di ieri ammette che non è ancora detta la parola fine. Nella nota si fa riferimento ad altre accuse portate contro McCarrick, al punto che il Santo Padre avrebbe disposto di integrare le informazioni raccolte tramite l’investigazione con un ulteriore, accurato studio dell’intera documentazione presente negli archivi vaticani. In pratica, Bergoglio dice di voler aprire gli armadi per scoprire se – come ha sostenuto Viganò nel memoriale pubblicato in esclusiva mondiale dalla Verità – ci sono scheletri. L’ex nunzio, nel documento, accusava molti prelati di essere a conoscenza dei fatti che riguardavano McCarrick, denunciando l’esistenza di un dossier fatto preparare da Benedetto XVI, il quale avrebbe anche disposto la destituzione di McCarrick.

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Che fine hanno fatto quei documenti? Perché il cardinale, nonostante in molti fossero a conoscenza delle molestie ai danni di giovani seminaristi, è stato lasciato libero di agire e di continuare la sua opera di predatore sessuale? Dopo aver cercato di minimizzare le accuse e di screditare lo stesso Viganò, descrivendolo come un uomo avido e rancoroso, con la nota diffusa in rete la Santa Sede fa marcia indietro e si dichiara “consapevole che dall’esame dei fatti e delle circostanze potrebbero emergere delle scelte che non sarebbero coerenti con l’approccio odierno a tali questioni”. Tradotto, significa che in Vaticano temono altre sgradevoli sorprese a proposito dell’affaire McCarrick, per esempio sulle coperture di cui il cardinale ha goduto a lungo, coperture che avrebbero consentito per anni l’insabbiamento delle accuse rivolte contro di lui.

Insomma, dopo aver liquidato il dossier dell’ex nunzio come una “comunicazione”, evitando di dargli valore e dichiarando di non avere intenzione di dargli valore e dichiarando di non avere intenzione di dare alcuna risposta, scosso dalle reazioni nel mondo cattolico, papa Francesco ha deciso di cambiare linea, annunciando guerra senza quartiere “alla grave piaga degli abusi dentro e fuori la Chiesa”. Tuttavia, se da un lato il Pontefice si è deciso a parlare con una nota, dall’altro tace su due passaggi fondamentali del memoriale di Viganò. Bergoglio, pur riconoscendo che nel settembre di un anno fa il Vaticano ricevette segnalazioni sul comportamento di McCarrick, nulla dice a proposito della testimonianza dell’ex nunzio, il quale asserisce di avergli rivelato su sua richiesta non solo il passato di predatore sessuale di giovani seminaristi, ma anche l’esistenza di un fascicolo a carico del cardinale. L’ex nunzio, dunque, non punta il dito solo contro l’arcivescovo di Washington, ma anche contro lo stesso Pontefice. Viganò, poi, non parla solo di pedofilia, ma sostiene che in Vaticano ci sia una lobby gay che ha consentito a McCarrick e ad altri di operare senza che nessuno intervenisse. Ecco, noi apprezziamo che il Santo Padre abbia deciso di non ignorare il dossier che abbiamo pubblicato, ma ora deve rispondere sul nocciolo della questione sollevata dall’ex nunzio: sapeva o no degli abusi commessi dal cardinale? E in caso affermativo, perché non agì?

(trascrizione da La Verità del 7 ottobre 2018)

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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