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“È inutile che il Papa pianga per l’insabbiamento della pedofilia”: i sopravvissuti agli abusi del clero in Italia non si accontentano delle scuse

Redazione WebNews by Redazione WebNews
30 Agosto 2018
in Cultura
Reading Time: 6 mins read
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Italia
TPI ha intervistato Francesco Zanardi, presidente della Rete di sopravvissuti alle molestie del clero in Italia “L’Abuso”, che a 12 anni è stato abusato dal prete della sua parrocchia e oggi non si accontenta delle “scuse ad hoc” di Papa Francesco

di Viola Stefanello

Francesco Zanardi aveva soltanto 12 anni quando è stato abusato per la prima volta dal prete della sua parrocchia, a Savona. Era il 1981.

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Il suo parroco era quel don Nello Giraudo che soltanto nel 2017 è stato condannato a un anno e due mesi di carcere per violenza sessuale su un minore. I ragazzini da lui molestati negli anni, però, sono decine e decine.

Raccontando, insieme a tante altre vittime di pedofilia del clero italiano, la propria storia al fotografo Tomaso Clavarino per il suo progetto Confiteor, Francesco – che oggi ha 48 anni – ricorda di non essere stato il solo.

“Eravamo tre ragazzi e venivamo tutti da famiglie non strutturate: c’erano quelli che non avevano un padre, che avevano una madre alcolizzata; io non avevo né uno né l’altro”, ha detto.

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“Era normale pernottare e lui ci ha chiesto di dormire con lui. Pensavamo che fosse il prezzo che dovevamo pagare per l’affetto che ci dava. Dopotutto, ci ha dato una famiglia, ci ha ascoltato, ci ha trattato come se fosse nostro padre, noi che non avevamo nessuno…”.

Oggi, Francesco è il fondatore e direttore della Rete L’Abuso, l’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero nata nel 2010.

La decisione di chiamarsi sopravvissuti, e non vittime, non è causale: sono sopravvissuti, infatti, “ai tanti tentativi di suicidio che uno sconvolgimento psicologico dato dai danni dell’abuso causano”.

TPI ha parlato con lui per discutere dell’ultimo gigantesco scandalo di pedofilia che ha colpito la Chiesa Cattolica quando si è scoperto che negli Stati Uniti potrebbero essere trecento i religiosi coinvolti in un’inchiesta, scaturita dalle indagini iniziate diciotto mesi fa, per aver molestato oltre mille bambini nell’arco di settant’anni.

Papa Francesco si è espresso duramente contro quanto avvenuto in seno alla Chiesa di cui lui è il massimo leader, innanzitutto con una lettera di scuse indirizzata all’oltre un miliardo di cattolici al mondo.

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“Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi. Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità”, ha scritto il pontefice.

Ma per Francesco Zanardi e le altre vittime di abusi da parte di membri del clero, queste scuse sono troppo poco, troppo tardi.

“Sono le ennesime scuse di facciata: se venissi investito da una macchina e finissi in sedia a rotelle, basterebbe sentirsi dire ‘mi scusi tanto, non lo faccio più’?”, domanda.

“Infatti le associazioni delle vittime dopo queste sparate, che sono un po’ fatte per quietare l’opinione pubblica, sono infuriate”.

Un esempio lampante di questa ingiustizia è quello offerto proprio dal suo molestatore, che nella sua “carriera da pedofilo” ha fatto più di settanta vittime.

“Il mio abusatore gira per Savona tranquillamente, non fa più il prete ma non è stato denunciato dalla Chiesa. Della settantina di vittime, ne è stata risarcita una”, spiega.

Quanto è diffuso il problema dei preti pedofili in Italia

Che della piaga della pedofilia la Chiesa faccia fatica a sbarazzarsi è sotto gli occhi di tutti.

In Italia non esistono dati ufficiali, ma la Rete L’Abuso conta più di 300 preti pedofili nella propria mappa del Bel Paese, aggiornata al 25 agosto 2018, che elenca tutti i sacerdoti condannati o indagati in giro per lo Stivale.

Nonostante questo, nel nostro Paese una vera e propria inchiesta di larga scala al riguardo non c’è mai stata.

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Da noi, infatti, il presidente della Rete L’Abuso spiega che “quando un prete diventa troppo pericoloso per essere lasciato in una parrocchia, viene mandato in una bella comunità per bambini in difficoltà, così alla fine della giornata i bambini non tornano a casa e la Chiesa non corre pericoli che il sacerdote venga denunciato”.

All’epicentro di questa “abitudine” sta un centro per bambini sordomuti, l’Istituto Antonio Provolo di Verona, dove la Rete ha contato nel tempo 27 preti pedofili e almeno 130 vittime.

“Al Provolo, escludendo i preti ormai morti, ce ne sono ancora 17 che sono ancora sacerdoti. Uno di questi 17, don Nicola Corradi, è stato arrestato nel novembre 2016 e accusato di aver molestato 24 ragazzini, tutti sordomuti. Quando è diventato pericoloso l’hanno inviato all’Istituto Provolo di La Plata, in Argentina, e lì ha continuato la sua carriera di pedofilo”, racconta Francesco Zanardi.

La differenza tra noi e l’estero, secondo lui, è l’approccio al problema: lì “c’è una magistratura e ci sono dei governi che fanno commissioni di inchiesta: in Italia questo non succede”.

E rincara la dose, aggiungendo: “In Italia credo che quando lo Stato farà una commissione d’inchiesta e la magistratura farà delle indagini, credo che purtroppo oltrepasseremmo ampiamente i dati degli altri Paesi”.

Parlando del lavoro da loro svolto con la mappa interattiva, che conta più di 300 sacerdoti accusati o condannati per pedofilia, un veloce calcolo fa comprendere la vastità del problema nel nostro Paese.

“Se si moltiplica 300 per il numero di vittime che ha fatto qualcuno come il mio abusatore, che erano una settantina, il numero è enorme”. Non a caso negli 8 anni in cui la Rete ha raccolto testimonianze di sopravvissuti alle molestie da parte del clero, si sono fatte avanti più di 700 persone.

Un quadro legale sconfortante

Tra stigmatizzazione e procedure fumose, intraprendere delle azioni legali per le vittime minorenni, anche a distanza di anni, è molto difficile.

“Ci sono delle gravi conseguenze dal punto di vista psicologico, al di là del tentativo di suicidio, come le dipendenze in cui cade spesso chi ha questo genere di trauma. Ma quando le vittime chiedono giustizia alla Chiesa e scoprono qual è davvero la giustizia della Chiesa, è la mazzata finale”, afferma Zanardi.

Infatti, continua il presidente dell’associazione dei sopravvissuti, “di giustizia nella Chiesa non ce n’è. Ci sono delle scuse del Papa fatte ad hoc quando servono, ed è finita lì. Nessun aiuto per la vittima. 99 volte su 100 nessuna denuncia nei confronti del prete”.

La cosiddetta “cultura dell’insabbiamento” nella Chiesa cattolica, denunciata anche dal Papa negli scorsi giorni in seguito all’enorme scandalo degli Stati Uniti, fiorisce proprio grazie al fatto che l’istituzione religiosa più grande del mondo li vuole evitare, questi scandali, e preferisce non denunciare.

E se, ancora nel 2015, il Papa annunciava la nascita di un tribunale per i vescovi che occultano i casi di pedofilia, questo organo non ha mai visto la luce.

Ma, secondo Francesco, il problema è proprio che a giudicare questi casi non dovrebbe essere il Vaticano, ma la magistratura.

“È inutile che il Papa pianga perché c’è la cultura dell’insabbiamento. Se io fossi un vescovo e avessi la facoltà di spostare il mio prete non andrei certo a sputtanarmi dicendo “ho un prete pedofilo in casa”, dice il 48enne, scusandosi per il “francese”.

Sono in molti a credere che il problema risieda anche nel fatto che, ad oggi, per il Vaticano la pedofilia sia un reato contro la morale, e non un crimine contro la persona.

“Ora la pedofilia per la Chiesa è considerata come un’offesa a Dio. In un processo canonico, il prete e la vittima vengono messi sullo stesso piano perché per loro la vittima non è la reale vittima. La vittima è Dio”, spiega l’uomo. Aspramente aggiunge: “A me questo può anche andare bene, ma non dimentichiamo esiste anche una vittima vera”.

https://www.tpi.it/2018/08/29/vittime-preti-pedofili-italia/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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