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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Albenga » Prete a metà = anche vittima a metà?

Prete a metà = anche vittima a metà?

Cristina Balestrini by Cristina Balestrini
1 Marzo 2018
in Storie - Lettere di vittime e lettori
Reading Time: 4 mins read
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In questi giorni si rincorrono le notizie rispetto alla vicenda di Don Lu, ovvero di Don Luciano Massaferro.

In ambito cattolico lo sconcerto è tanto, è una notizia che non si riesce a comprendere: condannato e nello stesso tempo assolto. Se ne parla, ci si confronta, si prende posizione.

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Un reato, una vicenda … ma due Tribunali e due sentenze opposte.

Sorge quasi scontata la riflessione: qualcosa non ha funzionato, qualcuno ha sbagliato. Non è concepibile una schizofrenia così amplificata ed estrema. Come si può essere colpevoli e innocenti per la stessa cosa sulla quale si viene giudicati?

Un articolo in particolare ha stimolato la mia riflessione: “Don Lu, prete a metà: pur riabilitato dalla Chiesa, non potrà né insegnare né sposare”.

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Condannato in Cassazione, quindi dopo ben tre gradi di giudizio, e assolto e riabilitato dalla Chiesa che, tuttavia, dovrà attenersi alle disposizioni e limitazioni imposte da Tribunale Penale, e dunque non potrà esercitare quelle “pratiche” che hanno un “valore legale” sul suolo italiano.

Dunque la Chiesa riconosce queste limitazioni perché deve attenersi alla legge dello Stato, non perché riconosce che il sacerdote è stato condannato.

Come cittadina, e come cattolica, esprimo delle fortissime perplessità su tutto questo. Legalmente sarà tutto corretto e ineccepibile, ma i dubbi che scatena sono davvero tanti.

Si legge poi che sicuramente il Card. Bagnasco (Arcivescovo metropolita di Genova, Presidente della Conferenza Episcopale Ligure, Presidente del Consiglio delle conferenze dei vescovi d’Europa) non ha incontrato la famiglia, ma nemmeno si è informato se la Diocesi di Albenga-Imperia lo abbia fatto, pur dichiarando che è stato fatto tutto per bene.

Ma qualcuno si è domandato come si sarà sentita la vittima in tutto questo?

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Che ruolo ha la vittima nel Tribunale Ecclesiastico?

Ci sono due possibilità.

La prima è quella che il Tribunale Ecclesiastico la ignori completamente o la vittima si rifiuti/scelga di non essere sentita: viene celebrato comunque il Processo “sentendo solo una campana”, quella del sacerdote.

La seconda è che la vittima sia chiamata in udienza, ma non può presentarsi con il suo avvocato e non viene affiancata da personale che la supporti psicologicamente. E nemmeno ha poi notizie rispetto all’andamento del Processo poiché non è rappresentata da nessuno, nessun avvocato che segua il procedimento. La vittima è sola, dall’inizio alla fine.

Dunque un Tribunale un po’ “sbilanciato”, e non a favore della vittima. Un Tribunale che mantiene poi tutto “riservato”, le parti non hanno a disposizione gli atti, nulla. Un Tribunale al quale non si può fare ricorso. Ma un Tribunale che emette una sentenza: Don Luciano Massaferro è innocente.

E la vittima?

Per lo Stato Italiano la vittima è un minore che ha subito un abuso ed è stato stabilito un risarcimento (lo avrà mai?).

Per la Chiesa la vittima è una persona che evidentemente ha mentito, perché il fatto non è avvenuto, il sacerdote è innocente.

Dunque un “prete a metà” e anche una “vittima a metà”.

Semplice.

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Ma qualcuno del Tribunale Ecclesiastico si rende conto, anche solo in minimissima parte, di cosa tutto questo possa significare per la vittima?

Qualcuno prova ad immedesimarsi?

Qualcuno tra i Vescovi superiori del Don Lu, ha mai guardato negli occhi la vittima?

Evidentemente no.

E la Parrocchia del Don Lu? Cosa faranno i parrocchiani?

Ci saranno quelli schierati “senza se e senza ma” a favore del sacerdote, convinti della sua piena innocenza (senza ovviamente aver seguito il Processo, senza aver sentito la vittima…), magari pensando ad un “errore giudiziario” a un “complotto contro la Chiesa”, credendosi dei “buoni cattolici” perché difendono la Chiesa. Sì, ci saranno questi parrocchiani. Come ci sono stati per la fiaccolata, in difesa del prete, prima della sentenza.

E non si renderanno conto che, in questo modo, anziché fare il bene della Chiesa contribuiranno a renderla ancora meno credibile … quando non si approfondisce non ci si può permettere di prendere posizione per partito preso, questo atteggiamento fa solo del male.

Ma questi parrocchiani non saranno disponibili a mettersi in gioco, perché questo vorrebbe dire riconoscere una realtà che fa male, vorrebbe dire prendere coscienza che certi problemi vanno affrontati e non negati.

Certo, fa male, perché non ci si aspetta che un sacerdote possa diventare un orco, colui che dovrebbe avvicinarti a Dio, brutalmente ti rovina la vita. Fa male pensare che tutto questo possa essere una realtà. E dunque si preferisce non approfondire, per loro va bene così.

E della vittima cosa si può pensare? Fate finta che non esista, e dormite tranquilli.

Ci saranno poi dei parrocchiani (forse) che delle domande se le faranno.

Ma a chi potranno farle? Al Parroco? Al Vescovo? Al Papa?

La Chiesa, nonostante il verdetto dei tre gradi di giudizio penale, si è espressa: il sacerdote è innocente.

Dunque basta così?

A me non basta. La vittima esiste, e il suo grido di dolore io me lo immagino.

Una mamma cattolica

Lettera firmata

Per non far dimenticare anche ai parrocchiani, la vittima ricorda e ricorderà 

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Cristina Balestrini

Coordinatore infermieristico presso il Dipartimento di Salute Mentale di un’Azienda Ospedaliera milanese. Svolge un ruolo di coordinamento del personale con particolare attenzione all’attività formativa sul campo, puntando sulla progettazione di programmi riabilitavi per i pazienti in collaborazione con il personale.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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