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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » assistenza » Vaticano, altro fallimento di Papa Francesco: alla Sacra Rota il prete-giudice è un pedofilo

Vaticano, altro fallimento di Papa Francesco: alla Sacra Rota il prete-giudice è un pedofilo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Febbraio 2018
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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Che cosa dirà adesso Papa Francesco dell’ennesimo scandaletto a sfondo sessuale che ha per protagonista un religioso? Bergoglio non doveva ripulire la Chiesa cattolica dalla lobby gay e dai rischi di abusi su vittime innocenti? Eppure, non è un semplice “don” quello che l’altro giorno ha patteggiato un anno e due mesi di reclusione, pena sospesa, con l’accusa di violenza sessuale e detenzione di materiale pedopornografico. Il monsignore in questione si chiama Pietro Amenta, pezzo da novanta del Tribunale della Rota Romana la cui giurisdizione si estende sia ai contenziosi che riguardano i residenti della Città del Vaticano, sia alle cause dei fedeli di ogni parte del mondo. Sebbene sia conosciuta soprattutto per i matrimoni annullati, la Sacra Rota è il tribunale ordinario della Santa Sede e i magistrati, detti prelati uditori, sono nominati direttamente dal Pontefice.

Amenta, quindi, è uno che di solito giudica gli altri, stabilisce il verdetto, colpevole o innocente, inferno o paradiso, ma stavolta in un tribunale c’è finito lui e la sentenza è lapidaria: molestie nei confronti di un neo diciottenne.

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Il prelato, classe 1962, avrebbe allungato le mani, forse anche qualcosa di più, fin nelle parti intime della vittima, un giorno di marzo dell’anno scorso in una piazza di Roma, San Giovanni di Dio, che già dal nome evoca spiritualità e assistenza (lo spagnolo Giovanni di Dio ha fondato l’Ordine ospedaliero dei Fatebenefratelli), in realtà, annotano i carabinieri, spesso è frequentata di notte da persone che si prostituiscono.

IL DON IN BORGHESE
È sera, sono quasi le nove. Alla prima palpata il giovane, uno studente di liceo di origine romena, gli ha urlato: «Ma che fai?». Il ragazzo non sa che l’uomo che gli è si è avvicinato così tanto da poterlo tastare è un sacerdote, perché Amenta non indossa l’abito talare, ha una giacca beige a righe, potrebbe essere chiunque. Oltrettutto, racconta il liceale, questo signore «ha continuato a toccarmi anche dopo che gli ho gridato di fermarsi». Il molestato è talmente furioso che si mette a inseguire il molestatore, fa intervenire i vigili, mentre l’altro capisce che per lui la situazione si fa complicata: «Tu non sai chi sono io. Adesso me ne vado».

Arrivano i militari e il monsignore tenta una strampalata difesa: «C’è stato solo uno struscio perché la piazza era invasa dai banchi del mercato. Si passava stretti stretti». L’esperto di Diritto ecclesiastico si scusa, ma il ragazzo decide di andare avanti con la denuncia, ingaggia l’avvocato Alessandro Olivieri (difensore, tra gli altri, di Pino Pelosi detto “la rana”, l’ultima persona che vide Pier Paolo Pasolini vivo), e partono le indagini. Si scopre così che nel computer del reverendo giudice ci sono più di 80 foto di minorenni nudi, che solo lui poteva avere scaricato.

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E poi il religioso lucano non è proprio quel che si dice uno stinco di santo: nel suo carnet c’è una denuncia per atti osceni, un’altra per molestie telefoniche, più una fatta da lui che ha dichiarato di essere stato rapinato da due trans: episodi che nulla hanno a che fare con l’idea di purezza sbandierata da Francesco all’inizio del suo pontificato.

Sesso gaio e vita borderline: non è la prima né l’ultima volta per il Vaticano, che sta cercando di risollevarsi dallo scandalo dei preti pedofili. Stavolta, però, c’è il dettaglio non trascurabile che coinvolge la Sacra Rota, dove di recente c’è stato un boom di nozze da annullare perché il coniuge si è scoperto omosessuale. Strana coincidenza, dicono i detrattori, i quali fanno notare come la lobby gay abbia avuto un certo peso, in passato, nel tribunale ecclesiastico. Lo stesso che, negli ultimi anni, per garantirsi ulteriore potere, non ha esitato a trasformarsi nella curva sud degli ultras bergogliani… Possibile che gli altri uditori non si siano mai accorti delle frequentazioni del collega? Per porre fine a una situazione imbarazzante per la Chiesa è dovuto intervenire un altro tribunale.

di Brunella Bolloli

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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