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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » associazione » In Perù la Chiesa è travolta dallo scandalo “pedofilia” ma Bergoglio fa finta di niente

In Perù la Chiesa è travolta dallo scandalo “pedofilia” ma Bergoglio fa finta di niente

Redazione WebNews by Redazione WebNews
20 Gennaio 2018
in World
Reading Time: 4 mins read
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Gli aveva detto di spogliarsi e poi ha afferrato la videocamera. Non era la prima richiesta inusuale di Luis Fernando Figari, il leader e fondatore della maggiore associazione cattolica peruviana. Figari aveva chiesto ad Oscar Osterling e altri due ragazzini di seguirlo nella sua stanza perché era “la guida spirituale”. Accadeva due decadi fa. «Se lui ti chiedeva di fare qualcosa, lo facevi e basta», dice oggi Osterling, che non è più un bambino, ma ha 44 anni. «Oggi, 20 anni dopo, capisco che a molti è stato chiesto di spogliarsi», dice Oscar.

Di questa storia ne hanno parlato diffusamente i giornali internazionali, com il Guardian o il New York Times.

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Insieme ai manifesti con il suo volto e la scritta “unidos por la esperanza”, uniti per la speranza, su tutti i muri, incollati per onorare la sua visita, il pontefice trova questo tipo di storie, ma il papa non le ascolterà. Il papa ha chiesto perdono per gli abusi e quello che i peruviani si chiedono, mentre visita il loro Paese, è perché, – se vuole essere davvero severo contro questi crimini – , poi “protegge” un colpevole, uno che li ha commessi? (nb. Quando un papa chiede ‘perdono’ corrisponde a una assoluzione della Chiesa dai “peccati” commessi dai suoi sacerdoti. Sta parlando come capo della Chiesa non come capo di Stato. La richiesta di perdono è rivolta a Dio, di cui il papa è portavoce: l’abuso è un peccato, un’offesa a Dio, un delitto contro la morale non un crimine contro bambini inermi. Se fosse una assunzione di responsabilità – da capo di Stato – diverrebbe invece un atto ‘politico’ che come naturale conseguenza comporterebbe l’impegno di risarcire materialmente le vittime e di (far) arrestare i colpevoli, ndr)

Il colpevole è Figari, che ha abusato psicologicamente e fisicamente di decine e decine di ragazzini peruviani. Quando nel 2010 hanno cominciato ad investigare sui suoi crimini, è stato mandato a Roma. I giudici peruviani che si occupano del caso vorrebbero che fosse estradato, Figari rinnega le accuse, il Vaticano non ha commentato all’inizio la richiesta d’arresto, gli ha detto di non tornare in Perù e di pagare i conti e le spese della sua organizzazione, tutta costituita da uomini: la Sodalitium christianae citae. Un sodalizio, appunto.

Greg Burke, portavoce Vaticano, ha detto: «La direttiva di non ritorno in Perù è stata data per bloccare i contatti tra Figari e Sodalitium, il Vaticano non si opporrà agli sforzi peruviani per arrestare Figari». Ora l’organizzazione, per volere del papa stesso, è sotto sorveglianza del Vaticano, ma nessun accenno è stato fatto nei riguardi delle vittime. «Questa decisione non tiene certo conto di noi, le vittime» ha detto uno dei bambini di allora, oggi adulto, che ha preferito rimanere anonimo e che è stato violentato quando aveva solo 15 anni. È dal 1975 che Figari agiva senza che nessuno lo fermasse o lo denunciasse: oggi l’hanno fatto in 19, che allora erano minori, e altri 17, che erano già adulti. Nelle loro denunce si legge che «Figari diceva alle vittime che gli atti indecenti erano parte del suo potere mistico, esercizi di yoga, tecniche per generare energia».

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È proprio così «che opera la Chiesa, li riporta a “casa” e non ci sono conseguenze» dice Peter Sauders, una vittima degli abusi, che si è dimessa dalla commissione della Santa sede per la tutela dei minori. Oggi i giudici peruviani hanno capito che Figari gestiva «un’organizzazione criminale che predava giovani uomini». Figari, che ha ormai 70 anni, non commenta per ordine del Vaticano. Il suo avvocato Armando Lengua Balbi ha dichiarato però che se tornerà in Perù «le persone lo linceranno».

Figari ha fondato Sodalitium negli anni 70: un’organizzazione conservatrice che funzionava per l’obbedienza incondizionata richiesta, disciplina, la promessa di una vita basata sul “si” a prescindere. Uno dei suoi slogan era “uno spirito indipendente vuol dire la morte della nostra comunità” e costringeva i ragazzi a cantare il saluto al sole, l’inno della falange spagnola fascista. Era vietato uscire senza permesso, ricordano le vittime, era “come un monastero”. Figari è rimasto fino al 2010 a capo dell’organizzazione, perché solo oggi i ragazzi, dal 1978, – quando le prime vittime hanno cominciato a denunciare -, sono stati creduti.

Figari in Perù ha fatto quello che ha fatto Fernando Karadima in Cile, altro Paese visitato dal papa, dove è stato accolto dalle urla di protesta. Sui cartelloni stretti dai pugni delle donne fuori dalla chiesa di Osorno c’era scritto “renuncia”, perché vogliono le dimissioni dell’arcivescovo Juan Barros. Nominato da Bergoglio, Barros – che nel 2006 officiò i funerali di Pinochet – è un ex seminarista di padre Karadima, e ha lavorato al suo fianco per oltre 25 anni. Secondo numerose vittime fa parte della schiera di vescovi che hanno nascosto i preti pedofili e che invece di essere denunciati sono stati promossi e hanno ricevuto incarichi prestigiosi, che gli hanno assicurato ancora maggiore potere.

Fernando Karadima in Cile, come Figari in Perù, ha stuprato decine di bambini, seminaristi che studiavano proprio insieme a Barros. L’ultima volta che un papa è stato in Cile è stato nel 1987, 31 anni fa. Oggi, 2018, le vittime degli abusi di Cile e Perù chiedono che li si ascolti durante la visita in Sud America e hanno tentato di ottenere un incontro. Ancora una volta dalla Chiesa il silenzio è stata l’unica risposta.

https://left.it/2018/01/19/in-peru-la-chiesa-e-travolta-dallo-scandalo-pedofilia-ma-bergoglio-fa-finta-di-niente/

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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