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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Pedofilia, la relazione sull’Irlanda. Vescovi inadeguati, omessi controlli

Pedofilia, la relazione sull’Irlanda. Vescovi inadeguati, omessi controlli

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Marzo 2012
in World
Reading Time: 4 mins read
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Il documento redatto dagli inviati di papa Ratzinger nell’isola parla di “superiori religiosi” incapaci di “arginare il dilagare di gravissimi episodi”, di “impunità per i colpevoli” e di “indifferenza verso le vittime”

di ORAZIO LA ROCCA
CITTA’ DEL VATICANO – “Vescovi e superiori religiosi inadeguati ad arginare il dilagare dei gravissimi episodi di pedofilia tra il clero”. “Omessi controlli”. “Impunità per i colpevoli”. “Indifferenza verso le vittime”. “Vergogna per le sofferenze inflitte alle piccole vittime”. Nuovo solenne pubblico mea culpa della  Chiesa cattolica per le violenze sessuali su minori da parte di sacerdoti, seminaristi e religiosi. Emerge dal Rapporto sulla pedofilia nelle chiese di Irlanda pubblicato oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede. Il documento – scritto a conclusione della visita apostolica iniziata nel novembre 2010 nella Chiesa cattolica irlandese dagli inviati del Papa, tra i quali c’erano i cardinali statunitensi Sean O’Malley e Timothy Dolan – mette a nudo tutte le “mancanze” che negli anni passati hanno favorito nelle istituzioni cattoliche di Irlanda (parrocchie, seminari, comunità) l’espandersi della pedofilia, sulla scia di quanto avvenuto anche negli Usa e in altre Chiese europee, come in Germania, dove proprio proprio ieri è finito sotto inchiesta un alto prelato perché accusato di aver coperto sette preti pedofili.Il Rapporto. I firmatari del documento attestano, tra l’altro, “la gravità delle mancanze che in Irlanda hanno dato luogo nel passato a una non sufficiente comprensione e reazione, anche da parte di vescovi e superiori religiosi, al terribile fenomeno dell’abuso sui minori”. E annunciano “una riflessione comune della Santa Sede e dell’Episcopato irlandese circa l’attuale configurazione delle diocesi, per rendere le strutture diocesane meglio idonee a rispondere all’odierna missione della Chiesa in Irlanda” con particolare attenzione per la tutela di giovani e bambini. In materia di repressione, nel Rapporto si assicura che verso i responsabili di “tali misfatti” ci sarà tolleranza zero da parte delle autorità ecclesiali e che i colpevoli saranno automaticamente denunciati alla giustizia civile. E’ dunque prevedibile che il Vaticano imporrà l’uscita di scena di tutti quei vescovi che, più o meno in buona fede, nel corso degli anni hanno insabbiato  le indagini sui preti pedofili (sette dei quali hanno già dato le dimissioni) e la fusione di alcune diocesi irlandesi per consentire la riduzione del numero dei presuli e “migliorare la loro qualità”. Nel documento – definito ampio ed esauriente dal portavoce papale, padre Federico Lombardi – la Santa Sede conferma “il sentimento di vergogna e tradimento già espresso dal Papa nella lettera ai cattolici d’Irlanda” all’indomani dell’esplosione dello scandalo della pedofilia nel clero.Le denunce. I primi casi vennero denunciati il 25 ottobre del 2005, con la pubblicazione da parte del governo irlandese del rapporto Ferns sugli abusi compiuti dal clero nell’omonima diocesi. Ma solo quando il 20 maggio 2009 la Commission to Inquire into Child Abuse guidata dal giudice Sean Ryan pubblicò una seconda inchiesta, nota con il nome di rapporto Ryan, emerse la dimensione “endemica” che la pedofilia aveva assunto nell’isola nei decenni precedenti. Al Ryan Report (abusi sessuali e violenze compiuti sui minori negli istituti di formazione gestiti da ordini religiosi cattolici in tutta Irlanda) seguì la pubblicazione di altri due rapporti governativi, il rapporto Murphy del 26 novembre 2009 (compilato dalla giudice Yvonne Murphy sulla pedofilia nella diocesi di Dublino) e il rapporto Cloyne del 13 luglio 2011 (sulla pedofilia nella omonima diocesi). Si tratta, in sostanza, di una poderosa documentazione che descrive migliaia di abusi sessuali compiuti da centinaia di sacerdoti sui minori, a partire dagli anni Trenta e per i decenni successivi (gli ultimi casi sono di un decennio fa). Casi, il più delle volte, frutto anche di insabbiamento, o comunque, di mala gestione delle denunce da parte di chi avrebbe dovuto vigilare e punire i responsabili delle violenze, cioè i vescovi diocesani e le gerarchie ecclesiali.La risposta. Nei confronti della piaga della pedofilia nella Chiesa di Irlanda la risposta della Santa Sede è stata molteplice. Il Papa ha scritto una lettera ai fedeli irlandesi per esprimere la propria “vergogna per la pedofilia”, definita “crimine scellerato” e “peccato grave”, e per condannare gli abusi e l’inetta gestione dei vescovi, promettendo più controlli, maggiore formazione del clero e dei seminaristi, denuncia alle autorità civili dei colpevoli e riconciliazione con le vittime. Ha inoltre ricevuto i vescovi irlandesi in Vaticano per un vertice ‘ad hoc’ e ha inviato in Irlanda, circa un anno e mezzo fa, una visita apostolica che “ora – si legge nel rapporto pubblicato oggi – va considerata conclusa”. Ha poi spinto diversi vescovi alle dimissioni. Oggi sono quattro su 26 le diocesi vacanti: Cloyne, Derry, Kildare, Limerik. E nel corso degli anni sono stati sette in tutto i vescovi che hanno lasciato per accuse di insabbiamento, tra di essi monsignor John Magee, nel passato segretario personale di Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II.

E in Germania. Intanto, il settimanale Der Spiegel nell’ultimo numero rivela che in Germania il vescovo Stephan Ackermann, incaricato di far luce sulle violenze sessuali sui minori da parte del clero, accoglie nella sua diocesi sette preti pedofili e ha deciso di offrire loro un’opportunità di riscatto in altre parrocchie. Il portavoce del vescovado – riporta il settimanale – minimizza, precisando che i sacerdoti saranno impiegati in ruoli “subalterni”, “non avranno possibilità di contatto con minori” e saranno “sorvegliati da vicino”. Lo scorso mese di dicembre, ricorda Der Spiegel, dopo un caso di abusi sessuali a Saarbruecken, monsignor Ackermann aveva assicurato di voler applicare una politica di “tolleranza zero” in materia di pedofilia tra il clero. Assicurazione clamorosamente smentita da quanto deciso nei confronti dei sette preti pedofili. Lo scandalo era scoppiato in Germania nel 2009, con un primo caso eclatante presso il prestigioso collegio gesuita Canesius di Berlino. Secondo le autorità nel corso delle indagini sono state ascoltate almeno 20mila presunte vittime di di abusi sessuali nelle scuole cattoliche tedesche.

(20 marzo 2012)

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http://www.repubblica.it/esteri/2012/03/20/news/vaticano_pedofilia_irlanda-31888500/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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