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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Preti pedofili, il religioso silenzio di Stato e Vaticano. Così il demone continua a dir messa

Preti pedofili, il religioso silenzio di Stato e Vaticano. Così il demone continua a dir messa

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Novembre 2016
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Lo Stato tace. Il Vaticano nasconde. E alla fine il demoneresta in casa. E in chiesa. Quello degli abusi sui minori perpetrati dai sacerdoti è un problema di cui poco si parla, salvo quando scoppia il caso mediatico che fa ripiombare tutti, fedeli e non, ecclesiastici e laici, dinanzi a una croce di cui Stato e Chiesa dovrebbero farsi carico. L’ultimo caso è avvenuto a Vibo Valentia: un giro di prostituzione minorile di cui, stando alle indagini della Procura, si sarebbe reso protagonista anche don Felice La Rosa, già parroco per ben 11 anni a Zungri sino ad ottobre 2015 quando si era registrata la sua provvisoria pausa dall’esercizio delle sacre funzioni religiose. Ma d’altronde i casi sono decisamente numerosi. “Noi siamo andati indietro di 15 anni e abbiamo ricostruito 132 condanne in via definitiva e oltre cento preti indagati attualmente”, ci dice Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso, che da anni si occupa del fenomeno. “Il dato però è evidentemente parziale”. Basti questo: “secondo le fonti vaticane, siamo tra il 2 e il 3% dei sacerdoti coinvolti. A nostro avviso saliamo al 6”.

Le istituzioni tacciono – Ed è qui che lo Stato italiano sarebbe potuto intervenire. Perché, a differenza della gran parte degli altri Paesi dell’Unione europea, non c’è in Italia una commissione parlamentare ad hoc. Né mai c’è stata. Eppure le richieste sono state avanzate. Quanto ci racconta Zanardi lascia senza fiato: “nel 2013 abbiamo girato un’interrogazione ad Alberto Airola (M5S), affinché la presentasse. Dopo diverse rassicurazioni, alla fine non è mai stata depositata”. L’associazione, però, non si è persa d’animo. E ci ha riprovato, nel 2015, con la senatrice Pd Donatella Albano: “con lei siamo riusciti a depositarla, ma dopo poco tempo ci ha ricontattato dicendo che il suo gruppo in Senato gliel’aveva fatta ritirare”. Certo, ci sarebbe l’Osservatorio nazionale anti-pedofilia: peccato però che anche qui non si sia mai voluto affrontare la questione nello specifico “ecclesiastico”. Basti questo: nel 2014 gli abusi sui minori dei sacerdoti cattolici sono finiti pure sotto la valutazione del Comitato Onu contro la tortura, che ha chiesto espressamente che il Vaticano avviasse una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi (fornendo tutte le informazioni in possesso della Congregazione per la dottrina della fede), che la sospensione dei sacerdoti accusati avvenga immediatamente, e siano previste sanzioni effettive per i superiori che coprono casi di abuso.

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Ma soprattutto è stata sollecitata la revisione dei Patti Lateranensi, specificatamente nella parte in cui si solleva la gerarchia dall’obbligo di denuncia. In altri termini, parliamo dell’obbligo per la diocesi di denunciare i casi di pedofilia e per il vescovo l’obbligo di rispondere dei casi stessi essendo il diretto superiore dei sacerdoti. Ed è proprio questo uno degli aspetti più controversi. “Bisogna tener sempre presente – continua Zanardi – che i tribunali vaticani possono arrivare al massimo alla scomunica. Non sono contrario al procedimento canonico, ma è necessario che ci sia un procedimento anche giudiziario. Perché altrimenti il rischio è che se prima avevi un sacerdote pedofilo, finisci con l’avere un pedofilo non più sacerdote”.

Il caso Rutigliano – Qualche esempio? Don Francesco Rutigliano era il parroco di Riace, in provincia di Reggio Calabria, quando tra il 2006 e il 2008, abusa di una giovane vittima di 14 anni, dalla psiche fragile e dal vissuto piuttosto travagliato. I fatti vengono alla luce soltanto nel 2011, quando a sancire la colpevolezza di Rutigliano è il decreto di condanna della Congregazione per la Dottrina della Fede del 20 giugno 2011. Le accuse, precisa il decreto, “riguardavano ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni”. Cosa accade allora? Don Francesco viene semplicemente sospeso per 4 anni dall’esercizio di qualunque ministero pubblico. Trascorsi i 4 anni, torna a dir messa. A Civitavecchia. “Esattamente dove oggi vive il ragazzo di cui aveva abusato in Calabria”, ci dice ancora Zanardi.

Bacchettati – E il Vaticano? A onor del merito, bisogna ammettere che, appena insediatosi, Bergoglio ha subito pensato ad istituire una commissione specificatamente preposta al monitoraggio del fenomeno. Peccato però che, ad oggi, risultati non se ne sono visti. Anzi, a febbraio un membro laico della commissione scelto direttamente da Papa Francesco, Peter Saunders, è uscito dalla stessa commissione, lanciando un duro j’accuse: “Durante il papato di Francesco la Chiesa cattolica non ha fatto nulla per eliminare gli abusi sui minori da parte del clero”, ha detto alla Bbc in una sferzante intervista. “E lui è parte del problema”. Ma non finisce qui. Perché da più di due anni l’Onu ha chiesto espressamente alla Santa sede una revisione del suo assetto normativo, in particolare del Codice di diritto Canonico. Perché? Semplice: esiste una Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, ratificata peraltro nel 1990 dalla Santa Sede. Il documento prevede come clausola ineludibile per i firmatari l’obbligo di adottare ogni misura possibile per tutelare i diritti fondamentali dei minori. Ecco, nel 2014 l’Onu ha chiesto al Vaticano una completa aderenza alla Convenzione: perché “gli abusi sessuali dei bambini non sono un delitto contro la morale ma crimini”.

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Case di cura – E qui arriviamo all’ultimo tassello di questo incredibile puzzle. Essendo considerati “delitti contro la morale”, ciò che serve nel mondo ecclesiastico è la cura, morale e spirituale. Tanto basterebbe. Ed ecco allora che i sacerdoti che si sono macchiati di tali colpe, stando a quanto documentato dalla Rete L’Abuso, finiscono in case di cura. A segnalare l’inverosimile all’associazione, un gruppo di sacerdoti delle diocesi di Perugia e Ascoli Piceno. Alle porte della cittadina umbra sorge Villa Sacro Cuore. La struttura ospita sacerdoti in difficoltà, ma anche coloro che per i casi più disparati finiscono agli arresti domiciliari. Sarebbero passati per la struttura sacerdoti come don Giampiero Peschiulli arrestato a Brindisi nei mesi scorsi. Fino a poco tempo fa c’era anche don Giovanni Desio, il prete di Casalborsetti (Ravenna), che avrebbe violentato quattro ragazzini. Tre giorni fa è arrivata la sentenza della Cassazione: Desio torna in carcere.

Tw: @CarmineGazzanni

http://www.lanotiziagiornale.it/preti-pedofili-il-religioso-silenzio-di-stato-e-vaticano-cosi-il-demone-continua-a-dir-messa/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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