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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Le Iene e i testimoni di Geova che non denunciano l’abuso sessuale su un bambino

Le Iene e i testimoni di Geova che non denunciano l’abuso sessuale su un bambino

Redazione WebNews by Redazione WebNews
27 Gennaio 2016
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Il caso raccontato da Luigi Pelazza

Un presunto abuso sessuale subito da un bambino all’interno di una congregazione di testimoni di Geova viene tenuto nascosto e non denunciato alle autorità giudiziarie (nemmeno dai genitori del minore). È il caso raccontato ieri dalla trasmissione di Italiauno Le Iene in un servizio firmato dall’inviato Luigi Pelazza, che riporta il racconto di uno degli associati, espulso per aver provato a rivelare l’accaduto.

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TESTIMONI DI GEOVA, LE CONFESSIONI DEGLI ASSOCIATI AGLI ‘ANZIANI’

Il servizio si apre con l’intervista ad una psicologa del Cesap, associazione di medici e psicologi che da dieci anni studia il comportamento, le regole e il plagio che subiscono i testimoni di Geova. La dottoressa Lorita Tinelli racconta: «Hanno un gruppo di circa dieci uomini al comando che hanno il potere di determinare le scelte di vita di oltre 5 milioni di persone in tutte il mondo. Possiamo parlare di manipolazione mentale: è possibile indurre delle persone attraverso un periodo di indottrinamento d concetti , pensieri ed ideologie, a pensarla diversamente da come la pensava prima. Ci sono dei modi di fare che determinano il modo di fare dell’intero gruppo».

Le Iene mostrano le immagini registrate da una telecamera nascosta in una saletta di una congregazione di un comitato giudiziario, una sorte di tribunale interno dove gli anziani della setta giudicano i comportamenti degli adepti nella loro vita quotidiana. Nel filmato vengono mostrate le confessioni di una ragazza e un ragazzo: i due giovani (poi espulsi dalla congregazione) raccontano nei dettagli a due giudici che non conoscono, e alla presenza di un loro genitore, il rapporto intimo avuto con un partner. I giudici – dimostra il video – devono sapere tutto ciò che accade di una famiglia, anche le cose più intime. «Nell’ambito di questi gruppi con regole rigide, viene meno il rapporto tra genitori e figli, quello autentico, perché viene mediato dalle direttive del gruppo. Si comanda, si gestisce e si dirige la vita del singolo individuo», è la spiegazione della dottoressa Tinelli. «La persona allontanata non può avere più contatti cone le persone che sono dentro».

TESTIMONI DI GEOVA, ABUSO SU MINORE NON DENUNCIATO: LE TESTIMONIANZE

Poi la storia di presunti abusi. Alle telecamere delle Iene Riccardo, uno degli ‘anziani’ di una congregazione, racconta di essere stato allontanato dopo aver provato a denunciare un caso di abusi sessuali su minori. «Non volevano che li dencunciassi all’autorità giudiziaria», dice. «Durante una serata goliardica con gli associati – continua – un soggetto riesce ad isolarsi con il bambino e ad avere un rapporto orale in macchina. Si avvicina la madre e lo scopre con le braghe tirate giù, genitali fuori e il bambino che piangeva». Il racconto viene anche confermato da una registrazione telefonica tra la moglie di Riccardo e un altro associato, in cui i due parlano dell’accaduto e in cui l’interlocutore ricorda l’impossibilità di denunciarsi tra associati, anche in presenza di un reato grave come l’abuso sessuale.

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TESTIMONI DI GEOVA, ABUSO SU MINORE NON DENUNCIATO: IL NO COMMENT

Ma è possibile che un genitore sia plagiato al punto di non fare denuncia? «Sì, perché le regole interne sono forti», dice Riccardo. «Dico soltato che mio fratello non ha abusato di nessuno», è la riposta della sorella del ragazzo che avrebbe compiuto l’abuso. «Eravamo soliti stare in villa da noi… è capitato che mio fratello stava facendo pipì nel bosco. Il bambino ha visto mio fratello fare pipì e ha pensato a male. […] Mio fratello poi è entrato in macchina e si è sistemato i pantaloni. […] Il bambino ha fatto: ‘Lo sai che ho visto quello del mio papà’. Fatto sta che mio fratello si è spaventato e ha detto: ‘Non dire niente a mamma’». E i genitori del bambino? «Questa cosa è falsa», risponde il papà. L’uomo poi si allontana dalle telecamere, allunga il passo, scortato da altri associati alla congregazione. Nessun commento sul caso nemmeno dagli altri adepti.

http://www.giornalettismo.com/archives/2003976/iene-testimoni-di-geova-abuso-sessuale-bambino/

 

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.