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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » associazione » Monsignor Dante Lafranconi scrive alle vittime savonesi; la loro indignazione.

Monsignor Dante Lafranconi scrive alle vittime savonesi; la loro indignazione.

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
29 Agosto 2014
in Il punto della Rete L'ABUSO, Liguria
Reading Time: 3 mins read
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L’associazione Rete L’ABUSO Onlus rende noto che in data 11 Luglio 2014 ha provveduto a comunicare la messa in mora nei confronti dei seguenti ministri di culto, diocesi e parrocchie coinvolte nello scandalo pedofilia savonese.

La messa in mora riguarda il sacerdote pedofilo Nello Giraudo, la Comunità per minori La Lucerna, la parrocchia S. Lorenzo Martire di Orco Feglino, la parrocchia S. Nicolò di Calice Ligure, l’ACR parrocchiale di Calice Ligure, la parrocchia S.S. Annunziata di Spotorno, l’Agesci Savona 7° presso la parrocchia di S. Dalmazio Savona, monsignor Dante Lafranconi e la diocesi di Savona-Noli.

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Non è ancora stata comunicata la messa in mora nei confronti dei comuni liguri che affidarono alla comunità lager della diocesi di Savona-Noli gestita dal Giraudo diversi minori in quanto, nei primi mesi del 2014, altre 6 vittime, non ancora note, si sono presentate spontaneamente all’associazione e agli inquirenti.

La messa in mora è un atto dovuto che serve a bloccare in sede civile la prescrizione in quanto come l’associazione aveva già annunciato, alcune delle decine di vittime del Giraudo hanno presentato il conto ai responsabili. Questo è potuto accadere grazie alla condanna del Giraudo e grazie al fatto che il tribunale di Savona, applicando i secondo comma dell’articolo 40 del codice di procedura penale, abbia ravvisato e ritenuto responsabile di tutti quegli abusi l’ex vescovo di Savona, ora a Cremona, Dante Lafranconi.

Per quello che riguarda il Lafranconi fu salvato dalla “santa prescrizione” ma ciò nulla toglie al fatto che quelle responsabilità di fatto non solo esistano, ma siano anche state accertate. (Provvedimento Dante Lafranconi Pag 6)

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In data odierna proprio il Lafranconi, che in passato non solo aveva negato i fatti, ma aveva anche accusato pubblicamente sul sito della diocesi di Cremona di “complotto” la magistratura savonese, risponda alle vittime con la lettera che alleghiamo. (Lafranconi lettera vittime Savona)

In alcuni passaggi il Lafranconi scrive di essere consapevole della gravità del fenomeno della pedofilia, “domanda alla chiesa tutta di restare fedele, come in passato, ad un concreto atteggiamento di ascolto delle situazioni e sopratutto, se necessario, di accoglienza delle persone coinvolte in tale vicenda”.

Parole ipocrite che scatenano l’ira di coloro che grazie al comportamento criminale e alle omissioni del Lafranconi, non solo si sono trovate insieme alle loro famiglie la vita rovinata, ma che proprio da lui (e neppure dai suoi due successori) non hanno mai ricevuto ne udienza, ne tanto meno alcun appoggio.

Il Lafranconi continua la sua missiva sottolineando che “sotto l’aspetto specificamente giuridico desidero però aggiungere che non ritengo possano essermi rivolti addebiti di natura civilistica, per cui la sua richiesta non può allo stato essere accolta”.

Conclude dichiarando che “nell’ambito di una prospettiva cristiana, comunque, assicuro la mia preghiera per quanti avessero subito l’offesa, così come per chi l’avesse provocata”.

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Replichiamo con poche righe alla vergogna contenuta nella sua missiva caro, don Dante, sentendoci per l’ennesima volta offesi e non possiamo fare a meno di notare che in lei non emerge il minimo segno di pentimento, tanto meno di vergogna per ciò che ha saputo produrre nel suo mandato a Savona che lei stesso definisce “cristiano”.

Siamo felici di essere uomini perbene e non uomini di chiesa come lei e le chiediamo cortesemente di non pregare per noi, ne facciamo volentieri a meno.

Per quello che invece riguarda la sua opinione sull’aspetto giuridico le ricordiamo che in terra vige la giustizia civile. Potrà comunque, una volta giunto nell’aldilà, fare ricorso utilizzando la legge divina.

Francesco Zanardi

Presidente della Rete L’ABUSO.

Il servizio sul caso savonese trasmesso da LE IENE

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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