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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Ca' degli Oppi » Il paese si schiera con il suo parroco

Il paese si schiera con il suo parroco

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Febbraio 2014
in Triveneto
Reading Time: 3 mins read
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Il pedofilo don Paolo Biasi, circondato da bambini e ragazzini, chiede perdono e invoca la parola d’ordine: SILENZIO. E alle sue vittime quando chiede perdono?

 Don Paolo ha ringraziato e invitato a restare uniti: «Importante sentire di avere vicino tante persone» I genitori: «È il segno che non crediamo alle accuse»

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«Silenzio, preghiera e perdono»: è in questo modo che don Paolo Biasi, parroco di Ca’ degli Oppi, sta affrontando la bufera sollevata dalla trasmissione tv «Le Iene», che ha riaperto il caso della sua condanna per molestie, risalente al 2010 e già scontata. Il sacerdote ha parlato al termine della veglia di preghiera che si è tenuta venerdì sera nella chiesa parrocchiale di San Girolamo.

Veglia alla quale hanno preso parte più di 300 parrocchiani, facendo sentire la loro vicinanza al parroco. Alla vista della chiesa gremita, il sacerdote ha fatto una prova microfono dicendo: «Di solito si dice uno, due, tre prova. Stasera permettetemi di dire, uno, due, tre… grazie». A questo punto è scoppiato un fragoroso applauso, durato alcuni minuti che hanno fatto commuovere don Biasi. E’ seguita a battimani la recita del rosario, dell’invocazione allo Spirito Santo e della preghiera per la santificazione dei sacerdoti.

Quindi una melodia, suonata da un violino, ha preceduto le poche parole di saluto del parroco all’assemblea. «E se questo momento di dolore servisse a renderci più uniti?», si è domandato dall’altare don Paolo. «Ringrazierei Dio se fosse così. Stasera qui non ci sono gruppi diversi, ma siamo una sola comunità cristiana unita. Continuiamo a restare uniti». Quindi, salutato da tanti fedeli che li si sono fatti attorno, ha stretto loro la mano, uno ad uno.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

«Speriamo che il Signore mi dia la salute», ha aggiunto don Biasi alle parole iniziali («Silenzio, preghiera e perdono»). Comunque la partecipazione alla veglia è stata un segnale chiaro: la comunità è dalla sua parte. «Sicuramente», risponde il sacerdote, «è importante sentire di avere vicino tante persone».
Don Biasi è riuscito a tenere testa alle incalzanti e provocatorie domande delle «Iene», recitando l’Ave Maria. «Per mezza giornata, alcune persone con la microtelecamera addosso, attendevano il nostro parroco in tutti gli angoli della parrocchia per riprenderlo», raccontavano in chiesa i fedeli accorsi per la veglia.
I bambini e i ragazzi del catechismo, due ore prima del rosario di venerdì, si sono presentati in chiesa con un cartellone di foto per assistere alla messa del loro «don». «Questo è il segno che noi non crediamo alle accuse che gli sono state mosse e mandiamo i nostri figli tranquille al catechismo», hanno sottolineato alcuni genitori, con accanto le catechiste, al termine del momento di preghiera.

«La cosa sembrava chiarita dopo la lettera del vescovo: non capisco perchè sia rispuntata fuori in questo momento con tanto fragore», commenta il sindaco di Oppeano, Alessandro Montagnoli, anche lui in chiesa alla veglia. «Nei confronti della comunità di Ca’ degli Oppi, don Paolo si è comportato bene ed è stato ben accolto. E’ un prete giovane che ha già iniziato a lavorare coinvolgendo bambini e ragazzi», sottolinea il sindaco. «Avevamo saputo come amministrazione della vicenda che l’aveva coinvolto e per la quale era stato condannato, ma abbiamo saputo anche che egli si è sempre dichiarato innocente».
«Comunque, ritengo sia la diocesi a dover prendere una posizione in merito alla situazione che si è creata e mi auguro non venga strumentalizzata dalla politica, visto che siamo prossimi alle elezioni amministrative ed europee», conclude Montagnoli.

«Quando è giunto tra noi, si è detto subito disponibile ad incontrare in canonica chiunque avesse voluto chiarimenti o spiegazioni sulla vicenda capitata quando era in Umbria», fa notare Mirko Vertuan, presidente dell’Avis di Ca’ degli Oppi e promotore della veglia dell’altra sera, «non ha mai voluto tenerci nascosto nulla. Perchè dunque ricorrere alla televisione per fargli del male? E’ stato un gesto scandaloso, al quale la comunità ha voluto ribellarsi venendo in chiesa stasera».

«Ha scontato la sua pena e adesso è un uomo libero: non può essere perseguitato a vita», fa notare Francesca Feder terminata la preghiera. «E’ un sacerdote che ama stare in mezzo alla gente ed è giusto che torni a fare il parroco: in questi mesi ha dimostrato di avere ottime doti e potenzialità pastorali. Gli auguro che stando in mezzo a noi, riesca a superare questa prova durissima».

Zeno Martini

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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