Papa Leone si prepara a partire per il suo viaggio apostolico in Francia appesantito da un notevole bagaglio di polemiche e un altrettanto importante corredo di aspettative, che rischiano di offuscare del tutto l’evento della sua visita a Parigi. Poco importa se un pontefice sbarca nella Ville Lumière per la prima volta dopo il 2008, quando Ratzinger andò in visita nella capitale francese (mentre Francesco ostentatamente ha sempre evitato di metterci piede, disertando persino la visita a Notre Dame restaurata, nel dicembre 2024), gli sguardi di tutto il mondo saranno puntati su Lourdes, dove il papa arriverà nel pomeriggio di sabato 26 settembre, e in particolare sulla Basilica del Rosario pudicamente coperta come la fanciulla vagheggiata dal ministro Tajani.
Sotto quei pannelli che oggi rivestono la facciata della Basilica ci sono, come è noto, i famigerati mosaici dell’ex gesuita e artista sloveno don Marko Rupnik, sempre sotto processo per abusi sessuali al Dicastero per la Dottrina della fede.
A Lourdes delle vittime di Rupnik, però, non si vedrà nemmeno l’ombra. Non sono attese né desiderate ma la loro presenza sarà ugualmente pervasiva nelle 24 ore in cui Prevost si tratterrà al Santuario. Cinque di loro – Gloria Branciani, Mirjam Kovač, suor Samuelle, Vida Bernard e Pia (lo pseudonimo usato per l’intervista che uscì su Domani) hanno scritto una lettera aperta al papa proprio per questa occasione, in cui chiedono, non senza una certa disillusione, di non essere dimenticate:
Abbiamo deciso di scriverLe in occasione del suo viaggio in Francia e, in particolare, della Sua visita a Lourdes, dove incontrerà vittime di abusi come noi, in un luogo dove non saranno più visibili, sulla facciata della basilica, i mosaici di don Rupnik, a seguito della decisione di Sua Eccellenza Monsignor Jean-Marc Micas, Vescovo di Tarbes e Lourdes, di coprirli definitivamente. Un gesto fortissimo e coraggioso che abbiamo molto apprezzato, anche perché nei nostri confronti non si è mai respirata aria di solidarietà, al contrario, siamo sempre state molto avversate e osteggiate.
La lettera aperta continua parlando del processo a Rupnik in corso al Dicastero per la dottrina della fede, di cui non si sa nulla:
Questo rumoroso e prolungato silenzio è vissuto da noi vittime come una ulteriore e continuata violenza, che si aggiunge, con il peso di un macigno, alla violenza che abbiamo già subito. Violenza sessuale fisica psicologica, spirituale, una violenza prolungata nell’anima, cui adesso si aggiunge anche questa nuova e dolorosa violenza del silenzio e dell’abbandono del sistema giudiziario.
(…) il messaggio delle nostre denunce che è passato è questo: è inutile denunciare un abuso all’autorità ecclesiastica, perché tanto non succede niente, non pagherà nessuno e le vittime non avranno giustizia».
I mosaici di Rupnik, da quando il vescovo di Tarbes e Lourdes ha deciso di oscurarli e poi di coprirli definitivamente, sono diventati la pietra dello scandalo, ormai riconosciuti urbi et orbi come vergognosi, indecenti e inaccettabili per la serenità delle persone che al Santuario vengono a cercare conforto. Addirittura il settimanale Famiglia Cristiana, in un’intervista al rettore del Santuario Michel Daubanes dal titolo assai significativo «I mosaici di Rupnik a Lourdes: “Per alcune vittime di abusi erano le braccia degli aggressori e per questo li abbiamo coperti”», dà risalto al punto di vista delle vittime oltraggiate dalla visione delle opere di Rupnik. Ecco cosa dice il rettore:
«Due persone ci hanno offerto una testimonianza molto forte e drammatica. Ci hanno detto che per loro quelle immagini erano diventate qualcosa di insopportabile. I mosaici si trovano sulla facciata, in corrispondenza delle porte d’ingresso. Una delle porte è stata pensata come la “porta della vita” e l’altra come la “porta della luce”. Ma per queste vittime erano diventate piuttosto la porta della morte e la porta delle tenebre. Ci hanno chiesto se potevamo aiutarle ad entrare dalla porta laterale. E sono entrate da lì. Ma non è normale che una persona che viene a Lourdes non possa entrare dalla porta principale».
Sono arrivate altre segnalazioni?
«Sì, dopo quelle prime testimonianze sono arrivate molte lettere sullo stesso tema. E abbiamo capito che dovevamo ascoltare. Non siamo noi a dire che quei mosaici rappresentano le braccia degli aggressori: sono le vittime ad averlo detto. Per alcune di loro, anche le grandi arcate della Basilica, che idealmente dovrebbero rappresentare delle braccia accoglienti, evocavano invece le braccia dei loro aggressori e abusatori. È un simbolo, certo, ma per chi ha vissuto un abuso quel simbolo può diventare un’aggressione».
La cosa incredibile è che ormai la discussione sembra essersi spostata dalle responsabilità penali di Rupnik a cosa fare della patata bollente delle sue opere. Si tolgono, si tengono? Certo, il dilemma è complicato dalla posizione a dir poco ambigua del papa, che a Lourdes approva Micas e la sua linea abolizionista, e ad Aparecida lascia benedire gli stessi mosaici al vescovo Mário Antônio da Silva. Non sappia la mano destra quel che fa la sinistra: il precetto evangelico con i mosaici di Rupnik ha trovato un’inedita applicazione.
https://federicatourn.substack.com/p/denunciare-gli-abusi-alla-chiesa















