INCREDIBILE! Apprendiamo da voci insistenti e molto autorevoli che il processo penale, in corso in Vaticano, a carico di don Marko Ivan Rupnik si sarebbe concluso con un esito a lui favorevole.
Con queste parole il blog Messa in Latino ha dato la notizia che, se confermata, sarebbe senz’altro un inatteso finale della vicenda dell’ex gesuita e artista don Marko Rupnik. Le fonti di MIL restano riservate ma sono autorevoli: l’intenzione sembra quella di far arrivare all’opinione pubblica una sentenza che altrimenti potrebbe rimanere sepolta sotto la consueta omertà della Chiesa.
Di Rupnik, ex gesuita, artista milionario, amico di papa Francesco e abusatore seriale, ho scritto molto negli ultimi quattro anni; gli ultimi articoli li trovate qui e qui. Tutta la storia dell’ambizioso mosaicista sloveno, dall’ascesa sotto papa Giovanni Paolo II allo scandalo contenuto da Francesco, l’abbiamo raccontata nel podcast La Scomunica e la trovate su Spotify.
Dall’ottobre 2023 Rupnik è sotto processo canonico per abusi sessuali nei confronti di numerose suore della Comunità Loyola, comunità che lui stesso aveva contribuito a fondare alla fine degli anni ‘80 del secolo scorso. Lo scorso 13 ottobre il Dicastero per la dottrina della fede ha nominato i cinque giudici (donne e chierici) del tribunale designato a trattare il suo caso; da allora non si è più saputo nulla.
L’assoluzione sarebbe uno choc per tutti quelli che danno per scontata la dimissione dallo stato clericale del noto mosaicista ma certamente anche un chiaro segnale di come Prevost intende gestire il problema abusi nella Chiesa.
Infatti, se davvero Rupnik è stato assolto dalle accuse di abusi sessuali, nonostante le testimonianze raccolte dai gesuiti e le vittime che si sono rivolte alla stampa, a cominciare da Gloria Branciani, siamo di fronte a una mossa incredibile – e per molti versi drammatica – di papa Leone XIV.
Se la notizia fosse confermata, infatti, sapremmo che nella Chiesa la parola di decine di donne che denunciano una violenza sessuale e spirituale non contano nulla di fronte alla figura del sacerdote, soprattutto se famoso e amico di (almeno) un pontefice. Non conta nulla che tutti nella Chiesa sapessero, da decenni, qual era il “vizio” del carismatico artista. Non conta che Rupnik sia già stato scomunicato nel 2020 per “assoluzione del complice in confessione”, cioè per aver assolto la donna con cui aveva avuto rapporti sessuali (un’altra vittima, a cui è stato pagato un risarcimento dalla Compagnia di Gesù). L’unica cosa che conta è il potere, meglio se sostenuto dal denaro, alla faccia della retorica sulla tolleranza zero sugli abusi e sulla richiesta di perdono alle vittime. La Chiesa, con l’assoluzione di Rupnik, segnerebbe un vistoso autogol, le cui conseguenze sono ancora tutte da valutare.
Certo oggi ci sarà movimento, dietro le quinte vaticane. Ci torniamo su presto.
(nella foto, un mosaico di Rupnik a Lubiana)
https://federicatourn.substack.com/p/rupnik-assolto

















