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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » cardinale » Papa Leone XVI tirato in ballo (quando era vescovo) dalla vittima di abusi un ex prete peruviano

Papa Leone XVI tirato in ballo (quando era vescovo) dalla vittima di abusi un ex prete peruviano

Redazione WebNews by Redazione WebNews
26 Novembre 2025
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Si chiama Ana Maria Quispe Diaz ed è una delle tre sorelle che hanno denunciato presunti abusi da parte di un prete peruviano avvenuti nella diocesi di Chiclayo quando erano bambine, tirando in ballo anche l’allora vescovo Robert Prevost per come avrebbegestito le denunce in base alle leggi canoniche. Il caso in questione che da mesi è oggetto di speculazioni e polemiche riguarda oggettivamente fatti poco chiari e lontani nel tempo che per la magistratura civile peruviana (ma non per quella canonica) sono caduti in prescrizione nel 2023.

Ana Maria in un comunicato inviato in diverse lingue ha informato che  il 13 novembre scorso, le è stato comunicato dalla Chiesa per iscritto che «il Papa ha concesso la dispensa dallo stato clericale al sacerdote di Chiclayo, Eleuterio Vásquez González, che abusò sessualmente di noi quando eravamo bambine. Questa decisione implica che i fatti da noi denunciati —e che la Chiesa non ha mai nemmeno minimamente investigato— rimarranno definitivamente senza chiarimento. Con questa dispensa significa che non ci sarà un’indagine canonica, non ci sarà un processo, non ci sarà un giudizio.

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E, quindi, non ci sarà mai né giustizia né una vera riparazione morale» ha fatto sapere la signora Quespe Diaz , aggiungendo a nome di tutte le altre vittime che saranno avviate azioni legali presso le autorità canoniche competenti contro tutti «i funzionari ecclesiastici che hanno partecipato o sono stati responsabili di tali negligenze», in parallelo ha annunciato che presenterà il suo caso alle associazioni di vittime di abusi di tutto il mondo, affinché sia ascoltato e «per lavorare insieme a un vero cambiamento all’interno della Chiesa». Non solo.

Manderà comunicazione immediata del caso alla Commissione per la Protezione dei Minori del Vaticano, chiedendo che analizzi quanto accaduto e adotti misure di fronte all’abuso subito e per finire faranno domanda per avere una udienza personale con Leone XIV «per spiegargli il dolore che situazioni come questa causano alle vittime e chiedergli un cambiamento di rotta nel modo in cui la Chiesa affronta i casi di abuso».Per la vittima di questo ormai ex sacerdote, ridotto allo stato laicale, la Chiesa avrebbe dovuto «far scattare l’allarme, e richiedeva un’indagine profonda e urgente, non la chiusura definitiva del caso. È incomprensibile – si legge nell anota  – che invece di cercare la verità e riparare le vittime, si sia scelto di porre fine al caso tramite una misura papale che solleva l’abusatore dall’affrontare le responsabilità canoniche che gli competono e che ci lascia in una situazione di vulnerabilità, senza riparazione, con la sola offerta di coprire un trattamento terapeutico».

Concedere la grazia al presunto abusatore Eleuterio Vásquez per la signor Ana Maria è  qualcosa di astruso. «Avrebbe richiesto un’indagine profonda e urgente, non la chiusura definitiva del caso. È incomprensibile che invece di cercare la verità e riparare le vittime, si sia scelto di porre fine al caso tramite una grazia papale che solleva l’abusatore dall’affrontare le responsabilità che gli competono e che ci lascia in una situazione di vulnerabilità, senza riparazione, con la sola offerta di coprire un trattamento terapeutico».

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Sul tema degli abusi Leone XIV nei suoi sei mesi di pontificato ha sempre parlato chiaramente, e anche nel libro biografico scritto da Elise Allen ha affrontato compiutamente la questione, sottolineando che si tratta di una battaglia enorme che va avanti rigorosa. «Ciò richiederà ancora tempo perché le vittime devono essere trattate con grande rispetto e con la consapevolezza che coloro che hanno subito ferite molto profonde a causa degli abusi, a volte portano con sé quelle ferite per tutta la vita.

Sarebbe ingenuo da parte mia o di chiunque altro pensare che, solo perché abbiamo offerto loro un qualche tipo di risarcimento finanziario o abbiamo affrontato la causa e il sacerdote è stato licenziato, quelle ferite scompariranno».

Tuttavia il caso dell’ormai ex prete abusatore di Chiclayo è destinato a non esaurirsi a breve. Il cardinale Prevost, infatti, quando era a capo del Dicastero dei vescovi, e con il benestare di Papa Francesco, fece di tutto per fare pulizia e far chiudere un potentissimo gruppo cattolico super conservatore peruviano – Sodalicio – che agiva con le dinamiche di una setta, causando problemi su problemi (anche a Roma). Sodalicio, secondo molte speculazioni, era legato al sacerdoteSecondo molti proprio questo fattore potrebbe aver alimentato risentimenti contro l’allora cardinale Prevost, oggi Leone XIV, avviando nei suoi confronti una campagna di stampa negativa.

https://www.leggo.it/esteri/news/23_novembre_2025_papa_leone_bufera_abusi_denuncia_prete_peruviano_vittime_bambine_pedofilia_sodalicio_peru-9206803.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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