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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » America Latina » Il primo rapporto sugli abusi del Vaticano: «Prevale la cultura del silenzio»

Il primo rapporto sugli abusi del Vaticano: «Prevale la cultura del silenzio»

La pontificia Commissione per la tutela dei minori, sottolinea l’importanza di conoscere i numeri delle vittime e degli abusatori per comprendere l’entità del fenomeno. Chieste procedure semplificate per rimuovere i leader della Chiesa responsabili rispetto a casi di abuso: serve trasparenza, afferma il rapporto, per informare le vittime sulla possibilità dei processi canonici

Redazione WebNews by Redazione WebNews
30 Ottobre 2024
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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“Purtroppo, gran parte della Chiesa rimane priva di solide pratiche o capacità di raccolta dati. Eppure, i dati sono fondamentali per la nostra capacità di promuovere la responsabilità. Pertanto, dobbiamo impegnarci a investire nell’infrastruttura e nelle risorse di raccolta dati della Chiesa. In breve, questo è soprattutto uno strumento di responsabilità nel tempo”. E’ quanto ha affermato la giurista Maud de Boer-Buquicchio, esperta di diritti dell’infanzia, responsabile del primo “Rapporto annuale sulle politiche e le procedure della Chiesa per la tutela, della Pontificia commissione per la tutela dei minori” presentato in Vaticano. Quindi ha aggiunto: “Sappiamo che, in collaborazione con molti altri, dobbiamo migliorare significativamente la verifica dei nostri dati, attraverso riferimenti incrociati con fonti esterne”. Dunque, la Santa Sede, chiarisce, senza margine di dubbio, che “i numeri” relativi al fenomeno sono un fattore decisivo per la comprensione di un fattore di crisi che ha sconvolto la Chiesa nel corso degli ultimi decenni. Non solo: i dati rappresentano un’assunzione di responsabilità; inoltre si ammette la necessità di incrociare i dati con fonti esterne, cioè con indagini condotte da istituzioni terza rispetto a quelle ecclesiali.

La Cei non fornisce dati
E chissà cosa ne pensano alla Cei, la Chiesa italiana infatti resta ferma, su questo punto, a quanto emerso fino ad ora. E cioè ai 613 casi trattati dal Dicastero per la dottrina della fede nel corso di un ventennio, dal 2000 al 2021, già noti dal 2022, ora oggetto di uno studio specifico che vedrà la luce nel corso de 2025 (secoondo una recnnete indagine dell’associazione Rete l’Abuso, dal 2000 a oggi sarebbero circa 1200 i casi di abuso su minori riguardanti membri del clero in Italia, ma si tratta d una stima prudente). Manca però uno studio statistico sull’incidenza reale del fenomeno abusi nella Chiesa italiana, nelle singole, diocesi, nelle parrocchie, magari incrociando i dati con i casi trattati dalla giustizia civile, sul modello di quanto avvenuto in Francia o su quello che si fa ogni anno negli Stati Uniti; la motivazione che di solito fa propria la Conferenza episcopale per giustificare questa mancanza, è che la Chiesa italiana preferisce mettere l’accento sulle attività di prevenzione piuttosto che su numeri il cui effetto sarebbe più che altro scandalistico, ma da oggi sostenere le ragioni di questa reticenza diventa di certo più complicato.

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In generale, il tema della mancanza di informazioni sulla reale entità del fenomeno abusi nella Chiesa, riguarda le chiese locali del sud del mondo, rileva il rapporto, dove permangono cultura del silenzio. Per esempio nel testo in relazione a quanto avviene nel continente asiatico, si rilevano “le difficoltà nell’identificare e affrontare con precisione la reale portata degli abusi all’interno delle istituzioni ecclesiastiche, a causa di una pervasiva cultura del silenzio, della riluttanza a denunciare gli abusi e di una generale mancanza di educazione e consapevolezza sulle prassi di tutela”. Lo stesso avviene in Africa e, in parte, in America Latina. In riferimento all’importanza delle parole delle vittime per la presa di coscienza della Chiesa che per lungo tempo non ha agito per arginare lo scandalo, il presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori, il cardinale statunitense Sean Patrick O’Malley, ha affermato: “Le loro storie rivelano un periodo privo di affidabilità, in cui i leader della Chiesa hanno tragicamente deluso coloro che siamo chiamati a pascere. È stato un periodo anche privo di professionalità, in cui i leader della Chiesa hanno preso decisioni senza attenersi alle politiche, alle procedure o agli standard di base per la tutela delle vittime. È un periodo buio in cui la sfiducia ha ostacolato la nostra capacità di essere testimone di Cristo”.

In quanto alle proposte concrete, la commissione vaticana individua diversi campi d’azione, intanto affermando “la necessità di un procedimento disciplinare o amministrativo che fornisca un percorso efficiente per le dimissioni o la rimozione dall’incarico” dei leader della Chiesa responsabili di abusi.

Informare le vittime
Quindi si auspica un documento del magistero – come un enciclica – che affronti la questione abusi sotto vari punti di vista. Inoltre, “la Commissione riconosce che tra le principali priorità per coloro che sono stati colpiti da abusi vi è l’accesso alla verità. In linea con la richiesta di una trasparenza sempre maggiore si dovrebbero esplorare misure che garantiscano a qualsiasi individuo il diritto alle informazioni — conservate presso qualsiasi istituzione della Chiesa — a lui/lei connesse, in particolare le circostanze e le responsabilità relative al loro caso di abuso, con la dovuta attenzione alle leggi e ai requisiti concernenti la protezione dei dati. Vengono proposti, quali esempi, alla considerazione e allo studio da parte delle istituzioni competenti della Curia Romana un Procuratore per la parte lesa e un ruolo paragonabile alla funzione di un Ombudsman”. Infine si afferma il bisogno di sviluppare “una definizione più uniforme di vulnerabilità e per coadiuvare tale ricerca dovrebbe essere condivisa l’esperienza acquisita attraverso l’esercizio delle funzioni giudiziarie con un livello di dettaglio sufficiente a promuovere esiti giuridici coerenti e uniformi in tutte le aree del mondo”.

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https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/vaticano-primo-rapporto-abusi-pedofilia-tfkru1d0

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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