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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Il Vaticano sapeva degli abusi sessuali commessi dall’Abbé Pierre

Il Vaticano sapeva degli abusi sessuali commessi dall’Abbé Pierre

È quanto ha affermato Papa Francesco di ritorno dal suo viaggio in Asia, spiegando che il fondatore di Emmaus è stato «un terribile peccatore»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
15 Settembre 2024
in Città del Vaticano
Reading Time: 4 mins read
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Sì, il Vaticano sapeva, da anni, della condotta dell’Abbé Pierre, accusato di violenza sessuale da diverse donne (anche minorenni). Lo ha rivelato Papa Francesco, oggi, di ritorno dal suo lungo tour in Asia scrive Le Monde. «Non so quando il Vaticano l’abbia scoperto» le parole di Francesco in risposta a una precisa domanda del quotidiano francese sul volo che, da Singapore, ha riportato il pontefice a Roma. «Non lo so. Non lo so perché non ero qui e non mi è venuto in mente di fare ricerche. Ma certamente, dopo la morte dell’Abbé Pierre, nel 2007, questo è sicuro. Ma prima di allora, non lo so». E ancora: «Gli abusi sessuali su bambini e minori sono un crimine. È una vergogna». La più giovane vittima dell’Abbé Pierre, secondo quanto appreso, aveva all’epoca dei fatti 8 anni.

Il Papa ha invitato all’apertura sul tema, approvando implicitamente il lavoro investigativo avviato su iniziativa dell’organizzazione Emmaus. Organizzazione all’origine delle rivelazioni sulle aggressioni commesse dal suo fondatore. «Dobbiamo essere chiari su questi fatti, non nasconderli» ha aggiunto Francesco. «Lavorare contro gli abusi è qualcosa che dobbiamo fare tutti. Sono felice quando questi casi vengono alla luce».

Il Papa si è espresso per la prima volta dopo le testimonianze raccolte da Véronique Magron, presidente della Conférence des religieux et religieuses de France (CORREF) e soprattutto dopo che Emmaus ha commissionato un’indagine alla società indipendente Egaé. I risultati, pubblicati lo scorso 17 luglio, hanno rivelato ripetute violenze sessuali da parte dell’ex esponente della Resistenza, divenuto deputato e difensore dei poveri all’indomani della Seconda guerra mondiale. La maggior parte delle vittime erano dipendenti o volontari di Emmaus. Le vittime hanno riferito di essere state toccate e baciate forzatamente tra il 1970 e il 2005, due anni prima della morte dell’Abbé Pierre all’età di 94 anni. La pubblicazione di questo primo rapporto ha convinto altre vittime a testimoniare. Il 6 settembre, Emmaüs e la Fondation Abbé Pierre hanno pubblicato un nuovo rapporto che rivela episodi sempre più gravi: la vittima più giovane aveva appena 8 anni. È stato denunciato anche un caso di fellatio forzata, considerata uno stupro dalla legge francese.

Le prime testimonianze risalgono al 1956 e sollevano la questione dell’omertà che regnava intorno all’Abbé Pierre. «I vescovi informati e i responsabili di Emmaus hanno taciuto» hanno scritto al riguardo i quattro ricercatori del gruppo di ricerca socio-storica della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (CIASE), in un articolo pubblicato su Le Monde lo scorso 20 luglio, dopo la pubblicazione dell’inchiesta Egaé. «Approfittando dei suoi reali problemi di salute, i vescovi informati gli imposero una cura medica e poi psichiatrica in Svizzera (1957-1958). I sacerdoti devianti sono di solito curati in Francia dal Secours Sacerdotal, quindi il trasferimento suggerisce che il caso è stato preso sul serio», spiegano i ricercatori, che a loro volta hanno ricevuto tre testimonianze «credibili» durante la loro lunga indagine, commissionata dalla Chiesa di Francia.

Il numero e la posizione nella gerarchia cattolica delle persone che furono informate negli anni Cinquanta dei numerosi «incidenti» causati dal comportamento del sacerdote con diverse donne rendono improbabile che il Vaticano non sia stato informato all’epoca. Nel 1955, i cardinali di Chicago e New York furono informati delle lamentele di due donne che l’Abbé Pierre aveva incontrato durante una visita negli Stati Uniti. La sua visita a New York fu interrotta. Gli fu poi chiesto di lasciare il Québec dopo un altro scandalo a Montréal, «risolto in via extragiudiziale tra la polizia locale e le autorità ecclesiastiche», secondo lo storico e teologo André Paul. La Conferenza episcopale francese, scrive sempre Le Monde, riconosce che «già alla fine degli anni Cinquanta», «le autorità ecclesiastiche francesi» avevano «identificato» un problema di «violazione della castità».

Il caso dell’Abbé Pierre, in queste settimane, sta scuotendo la Francia poiché parliamo di un personaggio non solo conosciuto, ma anche rispettato e amato per le sue buone azioni all’epoca: era stato votato come «personalità preferita dai francesi» per diciassette volte dopo il lancio dell’apposito sondaggio, nel 1988. Di qui la sorpresa da parte dell’opinione pubblica, che in buona parte sembra non voler accettare i fatti descritti. Il motivo? Sono in netto contrasto con l’operato dell’uomo. «Lei ha toccato un punto molto doloroso, molto delicato: persone che fanno del bene e che poi si scoprono gravi peccatori» ha risposto a tal proposito Papa Francesco all’inviato del quotidiano francese. «Non dobbiamo dire copriamolo, copriamolo perché non si veda. I peccati pubblici sono pubblici. E devono essere condannati. Per esempio, l’Abbé Pierre è un uomo che ha fatto tanto bene, ma è anche un peccatore». Riferendosi ad altri tipi di abuso, «sociale, educativo, che cambia la mentalità delle persone», Francesco ha spiegato: «L’abuso, ai miei occhi, è una cosa demoniaca. Perché qualsiasi tipo di abuso distrugge la dignità di una persona. Qualsiasi tipo di abuso cerca di distruggere ciò che tutti noi siamo: l’immagine di Dio».

In Francia, dopo anni di silenzio, l’atteggiamento della Chiesa è cambiato nel 2018, con l’accumularsi degli scandali legati agli abusi. La Conferenza episcopale francese, concretamente, ha istituito il citato CIASE per indagare sulla violenza sessuale contro i minori e le persone vulnerabili. Sulla base di 1.627 testimonianze dettagliate e di una vasta indagine sulla popolazione generale, ha concluso che si tratta di un fenomeno «massiccio» e «sistemico».

https://www.cdt.ch/news/mondo/il-vaticano-sapeva-degli-abusi-sessuali-commessi-dallabbe-pierre-363273

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.