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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » assolto » Don Stefano Segalini è stato assolto: «Ora è il tempo della riconciliazione»

Don Stefano Segalini è stato assolto: «Ora è il tempo della riconciliazione»

Era accusato di violenza sessuale e fu arrestato nel 2019 dalla squadra mobile della polizia. L'accusa aveva chiesto sette anni, il collegio giudicante lo ha assolto. Il sacerdote: «Mi sono affidato alla Madonna e a Gesù perché ero convinto che ci avrebbero pensato loro e così è successo»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Settembre 2022
in Emilia Romagna
Reading Time: 3 mins read
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«Mi sono affidato alla Madonna e a Gesù perché ero convinto che ci avrebbero pensato loro e così è successo. Oggi peraltro è il giorno in cui si celebra la natività di Maria che è la mamma di tutti, ecco lei ci aiuterà a capirci, spiegarci e infine a riconciliarci se ci sono state incompresioni». E’ questo il commento a caldo di don Stefano Segalini al termine del processo di primo grado celebrato con rito ordinario e che lo vedeva accusato di violenza sessuale nei confronti di alcuni giovani.

Il collegio giudicante presieduto da Stefano Brusati dopo poco più di due ore ha emesso la sentenza di assoluzione. Per alcuni punti perché in dibattimento non si è raggiunta la piena prova oltre il ragionevole dubbio, mentre per le altre ipotesi il fatto non costituisce reato. Il pm Emilio Pisante aveva chiesto sette anni di pena, per l’accusa inoltre in dibattimento non si era formata la prova che il religioso avrebbe effettivamente somministrato ai ragazzi alcune sostanze per ridurne le capacità, per poi compiere atti sessuali. Le motivazioni della sentenza saranno depositate prossimamente.

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Don Sefano Segalini è stato difeso dall’avvocato Mario Zanchetti, oggi sostituito dal collega Daniele Loglio che ha precisato: «Ci sono state condotte goliardiche e scherzose ma che non hanno mai superato la soglia del penalmente rilevante. Ci auguriamo che dopo questa sentenza sia possibile ritrovare una riappacificazione e si possa chiudere quella frattura che si era verificata nella comunità di Piacenza».

Si chiude così il primo grado della vicenda giudiziaria che ha visto don Segalini al centro di un’inchiesta della polizia che suscitò un enorme clamore e che provocò una spaccatura tra innocentisti e colpevolisti, inevitabilmente. Allora era il parroco di San Giuseppe Operaio e venne arrestato dalla squadra mobile. Tutto nacque da alcuni esposti arrivati a maggio dello stesso anno sulla scrivania dell’allora vescovo Gianni Ambrosio che lo destituì. Parallelamente iniziarono le indagini della questura che poi portarono al rinvio a giudizio e al processo. La notizia del suo arresto, il don è molto conosciuto e stimato in tutta la provincia, aveva provocato un forte sgomento e moltissimi fedeli all’apertura del processo (iniziato nel 2020 e sempre a porte chiuse) avevano voluto dimostrarli la loro vicinanza presentandosi in massa in tribunale, e in molti hanno sostenuto l’innocenza del sacerdote parlando sempre di «un complotto per fare del male a don Stefano».

In totale i ragazzi che avevano sostenuto di aver subìto abusi erano una decina ed erano stati ascoltati durante le varie udienze. Soltanto uno di questi, all’apertura del dibattimento, si era costituito parte civile ma aveva poi ritirato la sua richiesta. Una circostanza che, indirettamente, aveva quindi fatto uscire dal processo anche la Diocesi di Piacenza che era stata riconosciuta come responsabile civile e quindi tenuta a pagare i danni in caso di condanna del sacerdote.

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IL COMMENTO DELLA DIOCESI –  La diocesi di Piacenza-Bobbio prende atto della sentenza di assoluzione nel primo grado di giudizio di don Stefano Segalini e lo comunica con una nota ufficiale che riportiamo integralmente:  «Ogni ricerca della verità e della giustizia – scrivono – è accompagnata da vissuti contrapposti che macchiano e feriscono chi è coinvolto in prima persona, ma anche i contesti in cui tutto ciò avviene, compresa in questa triste vicenda la stessa Chiesa diocesana. Si apre ora il tempo della riconciliazione, che chiede delicatezza, pazienza e rispetto, perché è sempre complesso ricucire le ferite che l’emergere di accuse e fatti da accertare ha portato con sé». «Una riconciliazione – dicono – che passa anzitutto attraverso la preghiera di invocazione di tale dono per tutti coloro che in prima persona sono stati coinvolti, perché come ci ricorda papa Francesco è il primo strumento che come credenti abbiamo per affrontare e uscire rinnovati da situazioni dolorose che feriscono i singoli e le comunità».

https://www.ilpiacenza.it/cronaca/don-stefano-segalini-assolto-accusa-violenza-sessuale.html

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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