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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » Ratzinger debole ma deciso: vuole dimostrare la sua innocenza

Ratzinger debole ma deciso: vuole dimostrare la sua innocenza

Settimana intensa per il Papa emerito denunciato in Germania dalla vittima di un prete pedofilo. Questa volta Benedetto XVI ha deciso di difendersi dopo una lunga battaglia in cui sa di non avere colpe

Redazione WebNews by Redazione WebNews
15 Novembre 2022
in Città del Vaticano, World
Reading Time: 3 mins read
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di Nico Spuntoni – Quella appena trascorsa è stata una settimana intensa per Joseph Ratzinger. La sua immagine è ricomparsa pubblicamente attraverso le fotografie di due incontri che ha avuto in questi giorni: quello nei Giardini Vaticani con il cardinale Gerhard Ludwig Müller accompagnato da due suore e quello nel Monastero Mater Ecclesiae con Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kiev.

Dalle foto si notano il corpo fragile ed il volto provato ma traspare anche l’attenzione che riserva al racconto del suo interlocutore, il capo della Chiesa greco cattolica ucraina. Ad affiancarlo, come sempre, c’è monsignor Georg Gänswein, ormai tornato ad essere suo segretario particolare a tempo pieno dopo essere finito “a riposo” come prefetto della Casa Pontificia.

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Alle notizie terribili riportate da Shevchuk sulla sofferenza del popolo ucraino in guerra, si sono aggiunte quelle sgradevoli dalla Germania che lo riguardano direttamente. Nemo propheta in patria, un’espressione piuttosto calzante per la storia di Ratzinger che ha sempre subìto attacchi da politici, media e persino vescovi tedeschi.

Martedì l’agenzia Dpa ha rivelato che il Papa emerito è pronto a difendersi in tribunale dall’accusa di negligenza nei confronti di un prete pedofilo. Il tribunale competente è quello di Traunstein presso il quale una vittima ha presentato una denuncia contro Ratzinger e contro il suo successore alla guida dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, il cardinale Friedrich Wetter. Oltre ai due prelati, l’uomo ha sporto denuncia anche contro il suo aggressore e contro l’arcidiocesi. La causa è civile perché sul piano penale è scattata la prescrizione, ma potrà avere luogo proprio grazie alla disponibilità del Papa emerito che non si è tirato indietro pur potendolo fare.

Per quanto riguarda la questione abusi, Benedetto XVI non vuole ombre sul suo conto ed intende applicare quella linea della trasparenza che ha contraddistinto il suo pontificato. Da qui la decisione di difendersi, affidandosi allo studio legale Hogan Lovells. Lo farà con ogni probabilità con una memoria difensiva che potrebbe riprendere quanto già spiegato nelle 82 pagine inviate mesi fa al team legale a cui l’arcidiocesi bavarese aveva affidato l’incarico di redigere un rapporto su abusi e insabbiamenti a Monaco e Frisinga tra il 1945 ed il 2019.

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La presunta vittima avrebbe subito molestie sessuali da Peter Hullermann – questo il nome del prete protagonista della vicenda – nel suo periodo a Garching dove il religioso fu trasferito come parroco dall’arcivescovo Wetter nel 1987 nonostante fosse stato condannato l’anno precedente per pedofilia.

Le strade del futuro Benedetto XVI e di Hullermann si incrociano nel gennaio 1980 quando, nel corso di una riunione dei vertici dell’arcidiocesi, l’allora cardinale Joseph Ratzinger che la guidava diede il suo assenso alla richiesta del prete di risiedere per un periodo a Monaco per seguire un trattamento psicoterapeutico. Il permesso fu accordato ma non ci fu alcun via libera del futuro Pontefice a far sì che il prete svolgesse attività pastorale.

Sebbene non avesse ancora condanne, Hullermann si era già reso responsabile di un abuso sessuale ai danni di un undicenne nel 1979 ad Essen. Il suo vescovo di allora, informato dai genitori della piccola vittima, dispose che avrebbe dovuto seguire una terapia a Monaco. A seguito di ciò, dunque, la richiesta di alloggio fatta all’arcidiocesi all’epoca guidata da Ratzinger che però non sapeva assolutamente il motivo per cui Hullermann avrebbe dovuto iniziare quella terapia.

I problemi arrivarono pochi mesi dopo, quando il vescovo ausiliare di Monaco, monsignor Gerhard Gruber, autorizzò il prete a svolgere incarichi pastorali. Lo fece, come chiarito in una dichiarazione del 2010, senza informare Ratzinger.

Le ammissioni degli stessi protagonisti di questa triste vicenda sarebbero dovuti bastare a fugare ogni dubbio sul comportamento del Papa emerito, l’uomo che per primo denunciò “la sporcizia nella Chiesa” e che tanto ha fatto per perseguire la linea della tolleranza zero contro i preti pedofili. Ma il clamore provocato dal rapporto abusi relativo all’arcidiocesi di Monaco e Frisinga e la riproposizione dei sospetti su Ratzinger hanno portato poi all’avvio di questa causa civile che, però, il novantacinquenne ex Pontefice regnante ha scelto di non schivare: si difenderà nell’eventuale processo.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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