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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » IL REGIME CONCORDATARIO. LA CRITICA DI GRAMSCI

IL REGIME CONCORDATARIO. LA CRITICA DI GRAMSCI

Redazione WebNews by Redazione WebNews
20 Gennaio 1927
in Informazioni
Reading Time: 4 mins read
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Nei suoi Quaderni del carcere (cfr l’edizione critica a cura di V. Gerratana presso Einaudi, Torino 1975), Gramsci ha scritto pagine estremamente illuminanti sui rapporti politici moderni fra Stato e Chiesa. Particolarmente significativo è, a questo proposito, il capitolo 11 del 16° Quaderno, interamente dedicato alla comprensione del regime concordatario che la Chiesa cattolica ha voluto realizzare con lo Stato italiano (e non solo italiano).

Considerando l’indiscutibile valore di queste riflessioni, è grave che le forze di sinistra non siano ancora riuscite, p.es. tramite un referendum, ad abrogare l’art. 7 della Costituzione. Probabilmente ancora oggi la sinistra paga lo scotto di quella infelice soluzione adottata nell’ambito della Costituente, allorché si pensò che le motivazioni politiche dovessero avere la precedenza su quelle giuridiche.

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Gramsci parte dal presupposto che con il concordato si ha necessariamente la capitolazione dello Stato, e si preoccupa di dimostrarlo. “Il concordato -dice- è il riconoscimento esplicito di una doppia sovranità in uno stesso territorio statale”(p. 1866). Non nel senso ch’esiste una sovranità statale e una sovranità ecclesiastica, ma nel senso che quest’ultima si esplica in due modi: uno diretto (all’interno dello Stato del Vaticano) e l’altro indiretto (all’interno dello Stato italiano). A p. 1871 egli fa esplicito riferimento alla teoria del “governo indiretto” elaborata dal Bellarmino.

“Mentre il concordato – prosegue Gramsci – limita l’autorità statale di una parte contraente, nel suo proprio territorio, e influisce e determina la sua legislazione e la sua amministrazione, nessuna limitazione è accennata per il territorio dell’altra parte: se limitazione esiste per quest’altra parte, essa si riferisce all’attività svolta nel territorio del primo Stato…”(ib.), in quanto appunto attività “indiretta”.

Perché accade questo? Perché è inevitabile. “Un concordato non è un comune trattato internazionale: nel concordato si realizza di fatto un’interferenza di sovranità in un solo territorio statale, poiché tutti gli articoli di un concordato si riferiscono ai cittadini di uno solo degli Stati contrattanti, sui quali il potere sovrano di uno Stato esterno giustifica e rivendica determinati diritti e poteri di giurisdizione…”(ib.).

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Ecco perché “i concordati – dice ancora Gramsci – intaccano in modo essenziale il carattere di autonomia della sovranità dello Stato moderno. Lo Stato ottiene una contropartita? Certamente, ma la ottiene nel suo stesso territorio per ciò che riguarda i suoi stessi cittadini”(p. 1867). In pratica lo Stato diventa “confessionale”, in quanto ha ottenuto “che la Chiesa non intralci l’esercizio del potere, ma anzi lo favorisca e lo sostenga”(ib). (L’espressione “non intralci l’esercizio del potere” va appunto intesa nel senso che la Chiesa rinuncia a una gestione diretta del potere politico, limitandosi a quella indiretta, ovvero rinuncia a una guerra civile per motivi religiosi e accetta appunto il regime concordatario). “La Chiesa cioè – dice Gramsci – s’impegna verso una determinata forma di governo… di promuovere quel consenso di una parte dei governati che lo Stato esplicitamente riconosce di non poter ottenere con mezzi propri…”(ib.).

In sostanza, il regime concordatario è peculiare alla società borghese, la quale, fondandosi sulla proprietà privata dei fondamentali mezzi produttivi, non può ottenere il consenso democratico delle masse popolari: di qui la necessità di avvalersi del sostegno ideologico della Chiesa cattolica.

Oggi tuttavia le cose stanno cambiando. Con lo sviluppo dell’imperialismo e quindi dei benessere economico più o meno diffuso in occidente, si è cominciato a parlare di “dominio totale del capitale”, ovvero della possibilità di estromettere la Chiesa (specie quella cattolica che, diversamente dalla protestante, continua a rivendicare un protagonismo politico), dalla gestione indiretta della società. Cosa che ovviamente resta possibile solo in virtù della garanzia del suddetto benessere.

La chiesa sta reagendo a tale consapevolezza del capitale laicizzando progressivamente i contenuti del messaggio religioso, al fine ovviamente di dimostrare la propria necessità storica e di conservare i privilegi acquisiti.

Non dobbiamo infatti dimenticare che, da parte cattolica, concordato significa – dice Gramsci – “riconoscimento pubblico a una casta di cittadini dello stesso Stato di determinati privilegi politici. La forma non è più quella medievale, ma la sostanza è la stessa. Nello sviluppo della storia moderna, quella casta aveva visto attaccato e distrutto un monopolio di funzione sociale che spiegava e giustificava la sua esistenza, il monopolio della cultura e dell’educazione. Il concordato riconosce nuovamente questo monopolio, sia pure attenuato e controllato, poiché assicura alla casta posizioni e condizioni preliminari che, con le sole sue forze, con l’intrinseca adesione della sua concezione del mondo alla realtà effettuale, non potrebbe mantenere e avere”(ib.). In altri termini, il cattolicesimo-romano, se vuole salvaguardare i privilegi acquisiti con una forza politica propria, deve scendere a compromessi, nella società moderna, con una forza politica laica, sempre più secolarizzata.

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Come è potuto accadere questo? Per la debolezza dello Stato. “Se lo Stato – dice Gramsci – rinuncia a essere centro attivo e permanentemente attivo di una cultura propria, autonoma, la Chiesa non può che trionfare sostanzialmente”(p. 1872). E quando ciò avviene, “lo Stato non solo non interviene come centro autonomo, ma distrugge ogni oppositore della Chiesa che abbia la capacità di limitarne il dominio spirituale sulle moltitudini”(ib.).

In definitiva, il cattolicesimo-romano, non esistendo più come “chiesa” sin dal momento in cui ha cominciato ad imporre politicamente il proprio valore religioso, non rende più possibile realizzare, al suo interno, una riforma che lo sappia riportare alla sua natura originaria. “La Chiesa – osserva acutamente Gramsci – non può essere ridotta alla sua forza ‘normale’ con la confutazione in sede filosofica dei suoi postulati teorici e con le affermazioni platoniche di un’autonomia statale (che non sia militante): ma solo con l’azione pratica quotidiana, con l’esaltazione delle forze umane creatrici in tutta l’area sociale”(ib.).

La 0hiesa romana si è insomma tramutata nel corso dei secoli in modo così grave che, una volta create delle alleanze di potere, se la solidità di queste crolla, essa è trascinata inevitabilmente nella loro rovina.

https://www.homolaicus.com/diritto/gramsci_concordato.htm

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