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Abusi nella Chiesa: “In Italia fino a 4mila pedofili e un milione di vittime”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
6 Dicembre 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 6 mins read
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Gli abusi sessuali ai danni di minori sconvolgono pure la Chiesa italiana. I dati choc riportati dall’associazione Rete l’Abuso

Duecentonovantotto consacrati incaricati in Italia risultano essere stati chiamati in causa per abusi sessuali ai danni di minori. Centoquarantaquattro sono quelli che hanno confessato o che sono già stati giudicati come colpevoli nei tribunali.

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Vale la pena sottolineare sin da subito come la fattispecie degli abusi possa essere estesa o considerata riferibile anche a quelli commessi – in circostanze che sembrano però essere davvero minoritarie – ai danni di quelli che la Santa Sede chiama “adulti vulnerabili”.

In Vaticano si è parlato anche di quel genere di abusi. In specie durante l’incontro straordinario sulla protezione dei minori voluto dal vescovo di Roma, ossia il summit straordinario che si è tenuto nel febbraio del 2019. Ma il discorso, che riguarda per lo più quanto subito dai minori, non cambia: i dati, che sono stati diffusi dalla Rete l’Abuso, sono drammatici. Le stime ipotizzabili presentate dalla medesima associazione fanno riflettere con una facilità persino maggiore di quella espressa per la prima casistica: la forbice dei sacerdoti pedofili oscilla, stando a quanto si legge sul sito della realtà indicata, tra i mille, che è il numero minimo, ai quattromila, che è la cifra massima dichiarata. Sono statistiche presumibili che riguardano la nostra nazione. E il fatto che la natura di questi episodi, per ciò che concerne l’Italia, sia sporadica, rischia di essere smentito di netto.

Il Belpaese non è stato sconvolto dal “collasso morale” – così come lo chiama Benedetto XVI – della Chiesa cattolica. Il Cile, gli Stati Uniti, l’Australia, la Francia e la Germania: sono queste le nazioni di cui abbiamo raccontato con costanza in questi anni in relazione agli abusi commessi da ecclesiastici. Per dirne una: alcune diocesi statunitensi sono fallite o quasi a causa dei risarcimenti dovuti alle vittime. Da noi non è ancora accaduto. Ma sembra appunto che l’Italia possa entrare a far parte di questo elenco: quello delle nazioni in cui la Chiesa cattolica deve affrontare, e con urgenza, la questione. Il Vaticano, anche dopo la serie di scandali che ha sollevato più di una bufera attorno a qualche alto ecclesiastico (si veda, per esempio, il caso dell’ormai ex cardinal Theodore McCarrick), non tollera più i comportamenti delittuosi degli appartenenti al clero: quando non si tratta di fumus persecutionis o di voci non confermate dalle indagini interne, ormai si tende a procedere nell’immediato con quanto previsto dal diritto canonico. Sempre che le norme siano considerate sufficienti. Ma ogni tanto si scopre di qualche sacerdote che viene “spostato” di diocesi o di parrocchia.

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La “linea della tolleranza zero” di Joseph Ratzinger, che rimane il Papa recordman per numero di consacrati “spretati”, ha avuto i suoi effetti. E Papa Francesco non è tornato indietro, anzi. Per quanto durante questo pontificato le accuse di pedofilia siano arrivate ad interessare persino il prefetto della Segreteria per l’Economia, il cardinale George Pell, che ora si trova in carcere in Australia, ma che potrebbe essere giudicato in modo diverso rispetto al primo grado per il tramite dell’appello.

Non deve stupire più di tanto, comunque sia, che l’Italia non possa definirsi estranea al “collasso morale”. Il caso del San Pio X – sul quale la Santa Sede ha indagato almeno nel corso degli ultimi due anni e per il quale è stato rinviato a processo anche Don Gabriele Martinelli, è abbastanza emblematico. Prima i libri di Gianluigi Nuzzi, poco dopo le Iene: come direbbe Jorge Mario Bergoglio, “la pentola” sembra essere stata “scoperchiata”, ma in questo caso soprattutto da fuori le mura leonine. I racconti delle presunte vittime e dei presunti testimoni sono stati fondamentali. Per quanto si debba comunque attendere gli esiti processuali. All’interno di un pre-seminario del Vaticano potrebbero essere accaduti fatti di questa tipologia e di questa gravità. Cosa potrebbe accadere, con continuità, nelle periferie, che possono non essere sottoposte a un controllo troppo serrato? Papa Francesco, in questi sei anni e mezzo di pontificato, ha ribadito qual è l’avversario da abbattere: il clericalismo. L’ex arcivescovo di Buenos Aires ritiene che siano le distorsioni dei rapporti tra i membri del clero a contribuire agli abusi sessuali.

Il papa emerito Benedetto XVI, dal suo canto, è invece tornato sull’argomento, centrando la sua riflessione scritta sulle conseguenze dovute all’innesto dell’ideologia sessantottina all’interno della Ecclesia. Una posizione – quella del teologo tedesco – che è stata stigmatizzata dal fronte progressista. Il papa emerito ha fatto intendere come la liberalizzazione dei costumi, che ha fatto la sua comparsa in contemporanea con il 68′, abbia sconvolto l’assetto ecclesiastico. Poi c’è il cosiddetto “fronte tradizionale”, che associa il dramma della pedofilia a quella che i tradizionalisti chiamano “agenda omosessualista”. La disamina sulle cause, dinanzi certe rilevazioni numeriche, possono passare in secondo piano.

Le stime sulle vittime: forse un milione solo in Italia

Se è vero che di sacerdoti italiani pedofili ne esistono migliaia, allora è lecito anche parlare di migliaia di vittime L’equazione, nella sua freddezza, diviene purtroppo semplice. Citiamo tuttavia pure qualche cirfra che non può essere verificata in maniera certosina. Se non altro perché è abbastanza noto di come insabbiamenti e dubbi di natura morale – questi ultimi attribuiti spesso anche alle famiglie e non solo alle povere vittime – possano influire sia sul numero di denunce sia sulla facoltà di poter analizzare il fenomeno nella sua interezza. Il totale, insomma, è di difficile individuazione.Ma un numero di riferimento viene comunque riportato: “I minori violentati potrebbero arrivare nel nostro Paese fino al milione”, fanno presente sempre da Rete l’Abuso. Qualche Stato, come quello australiano, pensa che un modo utile a far cadere qualche muro di silenzio sia quello di legiferare sul segreto confessionale, che per certi progressisti dovrebbe venire meno. I sacerdoti, dal canto loro, segnalano come la confessione sia, in realtà, uno dei pochi strumenti tramite cui si può giungere ad avere contezza degli abusi. Quello – dicono – è il luogo in cui si trova il coraggio di parlare. Guardando bene, però, il limite vero deriva dalla mancanza di denunce, provengano queste dai sacri palazzi, dalle parrocchie, dalle vittime o dalle famiglie. Pure per questo, il Santo Padre ha deliberato sull’obbligo di segnalazione per tutti coloro che, facendo parte della Chiesa cattolica, vengono a sapere di abusi. Il Papa ha stilato Motu proprio ad hoc: Vox estis lucis mundi. Ma il sistema di prevenzione italiano funziona?

Le zone italiane coinvolte dagli scandali legati agli abusi

Il lavoro di Rete l’Abuso è tanto meticoloso da proporre ai lettori una vera e propria configurazione, con tanto di connotazioni e specifiche geografiche, ritraente tutti i casi per cui è corretto annotare delle certezze giudiziarie o quantomeno delle accuse in fase di accertamento. Distinguendo solo per religiosi condannati o rei confessi e per religiosi che per ora risultano essere solo indagati, si ottiene in ogni caso una conclusione choccante: tranne alcune zone, come buona parte della Basilicata, il nord della Sardegna, la striscia settentrionale dell’Emilia Romagna e una fascia consistente della Toscana, del Veneto e del Friuli, nessuna macrozona ecclesiastica italiana – su base regionale e non diocesana – può dirsi estranea a casi, presunti o no, di pedofilia. E questo, considerando quanto poco si parli degli abusi sessuali commessi dai sacerdoti in Italia rispetto ad altre nazioni del mondo, raffigura già di per sé un fattore di rilievo. Un grande assembramento di sacerdoti condannati o autori di confessioni sulla pedofilia perpetrata è riconducibile al Nord Ovest: tra Lombardia, Piemonte e Liguria si conta quasi un terzo degli episodi totali. Come non far notare, poi, come la mappa si addensi proprio in prossimità del Vaticano? Uno delle ultime condanne emesse nei confronti di un sacerdote è inerente a quanto commesso da padre Pio Guidolin, che è stato condannato a 12anni di carcere. Una storia in cui c’entrerebbe pure l’utilizzo improprio dell’olio santo. Eppure, nonostante il lavoro degli inquirenti, alcune di queste storie vengono rivelate dopo anni. Francesco Zanardo, che è il presidente della Rete l’Abuso, ha reso noto come uno degli ostacoli possa derivare dai rapporti intercorrenti tra i principali enti istituzionali: “Troppo forte l’influenza vaticana, troppe le convivenze tra apparati dello Stato e gerarchie ecclesiastiche”, ha dichiarato a Il Fatto Quotidiano. Come se i cosiddetti poteri forti fossero troppo legati tra di loro per poter squarciare il velo di Maya.

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L’intervento della Chiesa cattolica per la protezione dei minori

“Dietro l’enfatizzazione degli abusi su minori compiuti da preti cattolici c’è di tutto preti spretati, teologi eretici come Hans Küng, lotte interne dei modernisti contro il papa, radicali che suonano la tromba, movimenti gay o pro choice, che vogliono far pagare alla chiesa le sue posizioni in materia etica”. A scriverlo è stato il professor Francesco Agnoli in “Chiesa e pedofilia”, un libro edito da Cantagalli e pubblicato nel 2011. La disamina di fondo è questa: la pedofilia non è affatto un unicum ecclesiastico. Una parte consistente dei cattolici non nega che la Chiesa stia attraversando un “collasso morale”, ma non accetta che “pedofilo” e “sacerdote” vengano accomunati senza pensarci troppo. I cattolici-conservatori ritengono che la distorsione della dottrina cattolica perpetrata attraverso le svolte progressiste – distorsione che avrebbe attecchito in delle correnti teologiche statunitensi durante il boom delle avanguardie degli anni 60′ e degli anni 80′ – abbia avuto un ruolo chiave nello sviluppo di atteggiamenti non conformi alla dottrina e, persino, della pedofilia. Sembra giusto, dopo aver rimarcato pure come gli ultimi due pontefici abbiano riformato la prassi – Ratzinger ha anche inasprito le norme – evidenziare come la Chiesa cattolica stessa metta in campo degli strumenti in grado di recuperare le vittime. E non solo quelle che hanno subito abusi perpetrati dagli ecclesiastici. L’esperienza guidata da Don Fortunato Di Noto, cioè la Meter Onlus, è la dimostrazione pratica di come le istituzioni ecclesiastiche siano impegnate nella protezione, ma anche nella rinascita spirituale e psicologica, delle persone abusate.

http://www.ilgiornale.it/news/abusi-dei-preti-ecco-tutti-i-dati-choc-che-riguardano-1794416.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.