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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » avvocato » Il bacio di Giuda – Il dossier Rugolo e la petizione dei fedeli pro Gisana, che insabbiò tutto

Il bacio di Giuda – Il dossier Rugolo e la petizione dei fedeli pro Gisana, che insabbiò tutto

Redazione WebNews by Redazione WebNews
7 Maggio 2021
in Sicilia
Reading Time: 3 mins read
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Modica – Anziché chiedere indignati al Vaticano di rimuoverlo, a Enna ci sono sedicenti fedeli che in questi giorni stanno ingaggiando una ‘guerra’ delle petizioni online per difendere il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, il modicano Rosario Gisana, che ha protetto per anni il prete Don Rugolo, accusato di pedofilia, trasferendolo prima al Nord, anziché denunciarlo, e poi facendolo addirittura tornare all’ovile, rimettendolo a stretto e diretto contatto i ragazzini molestati, e offrendo soldi ad almeno una famiglia delle vittime, per tacere e dimenticare. A proposito: complimenti anche alla Caritas, che aveva 25 mila euro pronti in tasca per tali “opere pie”. La petizione social, in realtà, è partita già lo scorso febbraio: le manette per il sacerdote erano infatti da tempo nell’aria. I primi abusi su un 16enne risalgono al 2009 e sarebbero andati avanti fino al 2013. Nell’ordinanza della misura cautelare si legge che il vescovo era a conoscenza di tali violenze ma si è limitato, a fine 2019, a spedire Rugolo per un po’ alla diocesi di Ferrara.

«Il sospetto di una devianza sessuale sembra condiviso dallo stesso vescovo Gisana – scrive il gip – che a seguito della notizia dei fatti denunciati dalla vittima ha disposto il trasferimento dell’indagato a Ferrara, anche al fine di avviarlo ad un percorso psico terapeutico. D’altronde l’indagine ha ampiamente dimostrato come le abitudini sessuali dell’indagato siano state e siano tuttora caratterizzate da note di perversione. Dall’analisi del contenuto del computer del religioso è emerso, infatti, che lo stesso è solito navigare in maniera sistematica e maniacale, a qualsiasi ora del giorno e della notte, mediamente 60 volte al giorno negli ultimi dieci mesi, in innumerevoli siti pornografici, rintracciabili con la parola chiave ‘teen’ e che più di recente ha avuto rapporti omosessuali con due giovani appena 19enni». Interrogato dal gip, Rugolo – per bocca del suo avvocato – si dice “sereno”. Beato lui. Avvisi di garanzia e custodie cautelari dovrebbero venderli in farmacia come ansiolitici visto che, secondo quanto riferiscono i legali, producono questo effetto rilassante in tutti coloro che ne vengono raggiunti.

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E i due preti del tribunale di Palermo che all’epoca archiviarono tutto per “difetto di competenza” (non perché il fatto non sussisteva), perché Rigoldo allora era ancora seminarista (e con tanto curriculum fu poi ordinato sacerdote), chi sono e che fine hanno fatto? Ad ogni modo, subito dopo l’arresto ha ripreso quota la raccolta-firme dei fedelissimi di Gisana: in un post su change.org in cui abbraccia il Papa (foto) lo difendono oltre ogni ragionevole dubbio dall’accusa di aver insabbiato i reati e dagli attacchi «strumentali da parte di blogger, tendenti a denigrare e screditare l’operato del vescovo nella vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo la diocesi di Piazza Armerina vuole stringersi attorno al suo pastore per manifestargli vicinanza e solidarietà». Sono arrivati a quasi 1300 firme. Ben lieti di fare parte della categoria di “blogger”, se vuol dire conservare un briciolo di galileiana obiettività.

Grazie a dio, infatti, gira in Rete anche un’altra petizione, antitetica, che invita Francesco ad aprire gli occhi e prendere provvedimenti. Ma anche a smarcarsi dal turpe brodo in cui si agita Piazza, lui che fatto della condanna della pedofilia negli ambienti ecclesiali una delle colonne del suo mandato. Sta aspettando che le acqua si calmino, per defenestrarlo senza clamori? Proprio ieri ne ha fatto fuori uno: monsignor Gino Reali, 73enne vescovo “emerito” di Porto-Santa Rufina, coinvolto nel noto caso di pedofilia di don Ruggero Conti e prepensionato con due anni d’anticipo con la scusa delle precarie “condizioni di salute”, incompatibili col suo magistero. Non è il caso di iniziare a far sentire “sereno” anche il 62enne Gisana? Per contrastare l’acritica petizione a suo favore gli stessi pm di Enna sono stati costretti a lanciare un appello per incoraggiare altre possibili vittime a non avere timore e a denunciare. “Non è amore”, diciamo alle donne che vengono picchiate, umiliate, stuprate. “Non è Chiesa”, diciamo a chi è vittima di rappresentanti indegni. Rete L’ABUSO

Il bacio di Giuda

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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