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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Al via il primo processo per abusi sessuali tra le mura vaticane: l’eroico atto del supertestimone Kamil

Al via il primo processo per abusi sessuali tra le mura vaticane: l’eroico atto del supertestimone Kamil

avv. Tommaso Gioia by avv. Tommaso Gioia
28 Aprile 2021
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 3 mins read
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Ad otto anni dall’accadimento dei presunti abusi avvenuti all’interno del preseminario sito nella Città del Vaticano, è iniziato il processo nei confronti di Gabriele Martinelli e di Mons. Enrico Radice

Grazie al primo servizio delle iene sulla questione, mandato in onda nel novembre del 2017, oggi, ad otto anni di distanza dal presunto compimento degli abusi, il Vaticano ha avviato l’iter processuale previsto dal loro diritto interno e volto, forse, a far luce sull’intera vicenda. Sono già state acquisiste diverse testimonianze dalle parti coinvolte.

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Ad oggi, Gabriele Martinelli risulta essere accusato di aver commesso abusi di natura sessuale, mentre Mons. Enrico Radice è stato accusato di falsificazione di documenti e false dichiarazioni.

Tra i testimoni cruciali, svolge un ruolo fondamentale quello di Kamil, il coraggioso ragazzo polacco che, senza alcun tipo di timore, ha sempre denunciato in ogni sede gli abusi sessuali compiuti da Gabriele Martinelli (oggi sacerdote), presso il preseminario sito nella Città del Vaticano.

Kamil dopo aver manifestato pubblico disappunto è stato prontamente allontanato dal seminario e, oggi, attende il verdetto del processo al di fuori delle mura vaticane.

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Nell’ultimo servizio delle iene sull’argomento, il supertestimone polacco ha rilasciato ulteriori dichiarazioni importanti. Intanto ha comunicato che oltre alle autorità vaticane sulla questione è stato aperto un procedimento (promosso dalla Rete L’ABUSO) anche da parte della procura di Roma e, questa, dovrebbe essere una buona notizia perché il processo, così come concepito dal diritto canonico, rappresenta legittimi dubbi di imparzialità da parte degli organi giudicanti, mentre un processo penale così come concepito dalla legislazione italiana, dovrebbe offrire maggiori garanzie sul punto.

Infatti, Kamil, nell’esternare il proprio stupore dinanzi al fatto che alte gerarchie ecclesiastiche abbiano creduto a gente che aveva molti interessi ad insabbiare la questione ha evidenziato come, nella pratica, l’organo giudicante Vaticano non parte da una posizione di terzietà rispetto ai fatti oggetto di causa così come invece previsto dalla legge italiana.

Nella prosecuzione dell’intervista, in coerenza con il coraggio che lo contraddistingue, ha dichiarato che “è questo quello che hanno fatto”.

Tra i vari contenuti offerti dall’intervista, ì uno che merita una particolare riflessione: le parti accusate hanno offeso Kamil dandogli dello “psicopatico, schizzoide e paranoide” e del “bugiardo” direttamente all’udienza del processo, con tanto di verbalizzazione delle predette offese.

Ora, che la tensione delle parti coinvolte nella vicenda sia elevata non vi è dubbio, ma che alte autorità di un organo come la chiesa, che diffonde sentimenti di amore, pace e perdono, offenda addirittura in sede di udienza processuale un ragazzo che rilascia testimonianze in ogni caso serie, è, ad avviso di scrive, un passaggio incommentabile e che deve far riflettere sull’idea di giustizia da parti di alcuni componenti del clero. Si badi bene che per poter inquadrare un individuo come persona affetta da una patologia è necessario avere preventiva prova a sostegno degli epiteti avanzati, altrimenti assumono carattere di offesa.

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In ragione delle offese verbalizzate in udienza, Kamil che pare non smetterà mai di stupirci, in ragione di quanto previsto dall’ art. 598 c.p., ha chiesto la soppressione e cancellazione delle offese contenute nel verbale e ha chiesto un risarcimento del danno non patrimoniale, che dovrà essere devoluto ad “Onlus” che tutelano i diritti e le necessità delle persone affette dalle malattie mentali di cui è stato accusato. Insomma, colpo su colpo.

L’esito di questa vicenda, tristissima, sarà comunque destinato a fare storia perché, ad oggi, sono in diretta comparazione tra loro due modi di fare giustizia totalmente indipendenti tra loro: da una parte l’ordinamento giudiziario italiano e dall’altra lo Stato del Vaticano. Quest’ultimo, per la sufficienza con cui ha trattato la vicenda prima di ritenerla degna di approfondimento e per come, poi, si è adoperata per l’acquisizione del materiale probatorio, lascia molte perplessità a coloro che seguono da vicino la vicenda.

D’altro canto, l’ordinamento italiano, pur avendo un sistema processuale molto più articolato e garantista, dovrà fare i conti con un rapporto antitetico ultracentenario tra Stato e Chiesa e, per questo, il finale di questa storia sarà di innegabile interesse nazionale.

Avv. Tommaso Gioia

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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