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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Caso Don Leo, i fatti erano già noti nel 2021

Caso Don Leo, i fatti erano già noti nel 2021

Gli atti sessuali commessi da Don Rolando Leo erano già noti alla diocesi di Lugano, in particolare al vescovo Valerio Lazzeri, che aveva ricevuto segnalazioni riguardo ai comportamenti inopportuni del presbitero già nel 2021. Tuttavia, Lazzeri non prese azioni adeguate per affrontare la situazione, limitandosi a una telefonata al giovane che aveva denunciato i fatti e promettendo un intervento che non si concretizzò mai.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Ottobre 2024
in World
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Atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere e pornografia.

Sono queste le ipotesi di reato nei confronti di Don Rolando Leo, incardinato nella Diocesi di Lugano e cappellano del Collegio Papio di Ascona, in carcere dal 7 agosto a seguito della confessione da parte di un giovane riguardo ai comportamenti inopportuni intrattenuti dal presbitero in diverse occasioni nel corso di cinque anni. Una vicenda che – stando a quanto anticipato dalla Regione – era già nota nel 2021, quando il giovane in questione aveva segnalato comportamenti libidinosi al vescovo Valerio Lazzeri.

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Don Leo era inoltre responsabile dell’Ufficio istruzione religiosa scolastica, ma anche docente e assistente spirituale della Pastorale giovanile diocesana. Lazzeri – come confermato al foglio bellinzonese da fonti affidabili – era quindi già a conoscenza che Don Leo avesse avvicinato fisicamente sia il ragazzo (ventenne) sia un minorenne.

Fatti quindi già noti ancor prima che il 20enne ne parlasse con l’amministratore apostolico Alain de Raemy nel mese di febbraio 2024, a cui è seguita una denuncia alla Procura nel mese di aprile. Lazzeri, lo ricordiamo, ha presentato le dimissioni nell’ottobre del 2022.

Un problema mai realmente affrontato

Sempre stando a fonti della Regione, Lazzeri aveva espresso al giovane le sue intenzioni di voler affrontare il problema parlandone direttamente con il cappellano. Tuttavia, le sue azioni si limitarono a una semplice telefonata al giovane durante la quale gli comunicava di essersi confrontato con Don Leo e che questo, dopo aver ammesso i fatti, si era scusato.

Inoltre, al ventenne era stato promesso un intervento più incisivo, come l’obbligo di un percorso psicologico. Don Leo considerava infatti i toccamenti niente più che dei massaggi rilassanti, ma che spesso si estendevano fino alle parti intime. Tuttavia, dopo le segnalazioni a Lazzeri il ragazzo non ha più avuto notizie relative alla vicenda. In tutto questo tempo, nonostante la denuncia al vescovo, Don Leo ha continuato a partecipare a diverse attività giovanili.

Motivo per cui il 20enne ha deciso di non prendere più parte a incontri o viaggi che coinvolgessero il cappellano. Insomma, la confessione a Lazzeri non è mai arrivata a chi di dovere, come ad esempio alla Commissione ticinese di esperti in caso di abusi sessuali in ambito ecclesiale, e Don Leo non è mai stato sollevato dai suoi incarichi. Neanche quando a febbraio de Raemy avviò l’iter che portò al suo arresto a inizio agosto.

https://www.ticinonews.ch/ticino/caso-don-leo-i-fatti-erano-gia-noti-nel-2021-400466

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.