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«Ratzinger chieda scusa per aver coperto un pedofilo»: richiesta choc daI presidente dei vescovi tedeschi

Redazione WebNews by Redazione WebNews
1 Febbraio 2022
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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Città del Vaticano – Il Papa Emerito è di nuovo chiamato in causa, stavolta per fare una dichiarazione pubblica nella quale chiedere scusa e, di conseguenza, spiegare che nella Chiesa il problema della gestione degli abusi un tempo era collegato al rispetto di regole interne che prevedevano spostamenti e coperture ai pedofili per non creare scandali. Regole che anche lui, evidentemente, ha seguito nella gestione del caso del prete pedofilo Hullermann, nel 1982. Il presidente della Conferenza episcopale tedesca, monsignor Georg Baetzing, ritiene che Ratzinger debba chiedere perdono ai cattolici tedeschi per il suo ruolo del caso di Monaco e accettare la sua colpa nell’insabbiamento.

«Deve fare una dichiarazione, deve mettere da parte le raccomandazioni dei suoi consiglieri e dire chiaramente e semplicemente: ho una colpa, ho fatto degli errori, chiedo perdono alle persone colpite», ha affermato Baezing parlando all’emittente pubblica tedesca ZDF. Secondo il capo dei vescovi tedeschi tante difficoltà per Ratzinger arrivano dal fatto che si circonda di consiglieri spesso non all’altezza. Una evidente stoccata al segretario personale monsignor Georg Gaenswein.

Al momento il Papa Emerito ha riconosciuto in una nota inviata alla commissione di indagine che ha indagato sugli abusi avvenuti nella diocesi di Monaco, di avere effettivamente partecipato ad una riunione agli inizi degli anno ottanta, contrariamente a quello che aveva riferito precedentemente.

Il rapporto sui casi di abuso a Monaco ha fatto affiorare di come anche Ratzinger, quando era arcivescovo della città bavarese, non fosse estraneo alla prassi in vigore. Il caso Hullermann è il caso più grave, poiché questo pedofilo conclamato fu rimesso a lavorare in una parrocchia dopo che era stato cacciato dalla Bassa Sassonia per crimini analoghi su minori.

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Ratzinger ha già spiegato che in quella riunione venne deciso l’arrivo a Monaco di Hullermann ma solo per permettergli di farsi curare ma che la decisione di sistemarlo in una parrocchia fu presa dall’allora vicario generale. Il Papa Emerito, in una nota inviata alla commissione di indagine indipendente, ha spiegato anche che da parte sua non vi è mai stata la volontà di mentire o la cattiva fede, ma solo un errore di trascrizione tra la prima e la seconda versione. Inutile dire che questo particolare in Germania è stato al centro di polemiche ferocissime.

Il segretario personale Georg Gaenswein ha confermato l’errore di formulazione ma evidentemente qualcosa continua a non convincere l’opinione pubblica se persino il capo dei vescovi tedeschi, Baetzing ad una trasmissione televisiva ha auspicato una dichiarazione ulteriore da parte di Benedetto XVI.

Nei giorni scorsi, dopo sei lunghi giorni di silenzio imbarazzato, il Vaticano ha finalmente pubblicato un commento sul rapporto di Monaco. Lo ha fatto difendendo l’operato di Benedetto XVI al quale va dato il merito di avere inasprito come nessun altro pontefice la legislazione contro la pedofilia ma, allo stesso tempo, lanciando dei messaggi trasversali interni ai «ai tanti sedicenti ratzingeriani» che avrebbero frenato o messo bastoni tra le ruote al pontefice tedesco quando questi voleva proporre il volto «di una Chiesa penitenziale che si umilia a chiedere perdono e che prova sgomento». Il Vaticano ha sottolineato che ora non si possono cercare «facili capri espiatori e dare giudizi sommari».

Il comunicato firmato da Andrea Tornielli afferma che fu Ratzinger il primo Papa ad incontrare più volte le vittime di abuso durante i viaggi apostolici. «Non può essere dimenticato o cancellato». Inoltre è stato sottolineato di come Ratzinger abbia contribuito a cambiare la mentalità corrente, ribaltando il ruolo delle vittime, ascoltandole e chiedendo loro perdono, persino contro i desideri di tanti nella curia che consideravano le notizie di abuso dei media un attacco alla Chiesa.

La nota difensiva pubblicata sull’Osservatore Romano non menziona però al fatto che l’allora Benedetto XVI quando andò in Messico non volle incontrare le vittime di Macial Maciel Degollado, il fondatore dei Legionari di Cristo, il più grande e orrendo caso di pedofilia e di corruzione nella Chiesa degli ultimi tempi. Un criminale che non fu mai ridotto allo stato laicale e non fu mai sottoposto ad un processo interno. Fu punito in molto lieve da Papa Ratzinger nel 2006 con il solo divieto a rispettare una condotta ritirata. Nel 2008 Maciel morì in Florida attorniato da sacerdoti e dalla compagna Norma e dalla figlia Normita. Solo anni dopo furono conteggiate le sue vittime, che ammontano a più di cento. Le vittime di padre Maciel hanno implorato più volte il Papa emerito, quando era in carica, ad essere ricevute e parlare con lui.

Ratzinger da cardinale fu bloccato a portare avanti le indagini su Maciel per l’opposizione interna che arrivava dal cardinale Sodano e dal cardinale Dziwisz, segretario particolare di Giovanni Paolo II, nonostante le prime denunce sui crimini. Denunce arrivate alla Congregazione della Fede già a metà degli anni Novanta.

https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_monaco_ratzinger_vaticano_maciel_papa_francesco_vittime_baetzing_vescovi_tedeschi_germania-6473504.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.