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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » Lo scandalo dei preti pedofili: tutte le ombre su Papa Ratzinger

Lo scandalo dei preti pedofili: tutte le ombre su Papa Ratzinger

Il sospetto è che abbia coperto casi di abusi quando non era ancora capo della chiesa cattolica e svolgeva il suo ministero a Monaco. Le dichiarazioni ufficiali, i dietrofront, la "difesa d'ufficio" della Santa Sede, la richiesta di un'indagine anche in Italia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
28 Gennaio 2022
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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Ombre sempre più pesanti si allungano sul Papa emerito Ratzinger. Il sospetto è sempre lo stesso: che abbia coperto casi di pedofilia quando non era ancora capo della chiesa cattolica e svolgeva il suo ministero a Monaco. Sapeva? Ha taciuto? Ha scelto di non agire? Tra dichiarazioni ufficiali, smentite e l’intervento della Santa Sede che ne difende l’operato la polemica non si spegne.

I dubbi

Le parole di padre Hans Zollner, teologo e psicologo presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana, a cui Papa Francesco ha affidato la prevenzione della piaga degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa sono inequivocabili:”Nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore. Abbiamo dei criminali fra noi. Per questo dobbiamo ancora fare passi avanti per purificare la Chiesa”.

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Nelle ultime settimane i dubbi sull’operato di Ratzinger sono aumentati. Sono stati alimentati da una dichiarazione fornita in occasione della presentazione del rapporto sulla pedofilia nel clero dal 1945 al 2019 redatto dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl per dare una misura del fenomeno nell’arcidiocesi di Monaco e valutare se i funzionari della chiesa abbiano gestito correttamente le accuse. Inizialmente viene riportata una frase secondo la quale il Papa emerito negava di avere partecipato alla riunione del Ordinariato il 15 gennaio del 1980 durante la quale si parlò di un prete della diocesi di Essen che aveva abusato alcuni ragazzi ed era andato a Monaco per una terapia. Poi la rettifica: “Ho partecipato”.

Ratzinger spiega che l’errore “non è stato commesso in malafede” ma “il risultato di un errore nell’elaborazione editoriale della sua affermazione”. È “molto dispiaciuto” per questo e si scusa. E comunque, tiene a precisare, in quella sede non venne “presa alcuna decisione circa un incarico pastorale del sacerdote interessato”. Piuttosto, la richiesta è stata avanzata solo per “consentire una sistemazione per l’uomo durante il trattamento terapeutico a Monaco di Baviera”.

“Benedetto XVI è vicino alla sua ex arcidiocesi e diocesi di origine in questi giorni – recita una nuova dichiarazione ufficiale – ed è molto vicino ad essa nei suoi sforzi per chiarire. Pensa soprattutto alle vittime che hanno subito abusi sessuali e indifferenza”. Ma il dietrofront non passa inosservato e rinfocola i sospetti.

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Preti pedofili

Secondo il rapporto almeno 497 persone avrebbero subito danni nell’ambito di abusi pedofili nell’arcidiocesi di Monaco. Vittime delle attenzioni morbose prevalentemente maschi tra gli 8 e i 14 anni. Coinvolti come presunti artefici almeno in 235, fra cui 173 preti, 9 diaconi, 5 referenti pastorali, 48 persone di ambito scolastico. Josef Ratzinger è accusato di comportamenti erronei in 4 casi (era arcivescovo).  Il rapporto documenta centinaia di casi di abusi commessi durante quasi otto decenni, e punta l’indice sui vertici dell’arcidiocesi che si sono succeduti in questo lungo lasso di tempo. A seconda dei casi ci si sarebbe regolati secondo una gamma di comportamenti che vanno dall’irresolutezza al vero e proprio tentativo di insabbiamento. Nel corso dei cinque anni in cui a Monaco c’era Ratzinger alcuni abusi sarebbero stati commessi da due religiosi che prestavano assistenza spirituale ai giovani e nei confronti dei quali non si presero provvedimenti.

“Da Papa Ratzinger norme durissime contro gli abusatori”

Dalla Santa Sede arriva la difesa di Benedetto sedicesimo. “Da parte del Papa emerito è stata sempre ribadita la condanna dei crimini (legati agli abusi ai danni di minori)”, sottolinea il direttore editoriale dei media vaticani, Andrea Tornielli.

“Non si può dimenticare che Ratzinger, il quale già da prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede aveva combattuto il fenomeno nell’ultima fase del pontificato di san Giovanni Paolo II di cui era stato stretto collaboratore, una volta diventato Papa ha promulgato norme durissime contro gli abusatori clericali, vere e proprie leggi speciali per contrastare la pedofilia – scrive Tornielli in un editoriale su Vatican News – Inoltre, Benedetto XVI ha testimoniato, con il suo esempio concreto, l’urgenza di quel cambiamento di mentalità così importante per contrastare il fenomeno degli abusi: l’ascolto e la vicinanza alle vittime a cui va sempre chiesto perdono”.

“Per troppo tempo i bambini abusati e i loro parenti, invece di essere considerate persone ferite da accogliere e accompagnare con percorsi di guarigione, sono state tenute a distanza. Spesso purtroppo sono state allontanate e persino additate come ‘nemiche’ della Chiesa e del suo buon nome. È stato proprio Joseph Ratzinger – ricorda Tornielli – il primo Papa a incontrare più volte le vittime di abuso durante i suoi viaggi apostolici. È stato Benedetto XVI, anche contro l’opinione di tanti sedicenti ‘ratzingeriani’, a proporre, nel mezzo della bufera degli scandali in Irlanda e in Germania, il volto di una Chiesa penitenziale, che si umilia nel chiedere perdono, che prova sgomento, rimorso, dolore, compassione e vicinanza”.

“Proprio in questa immagine penitenziale sta il cuore del messaggio di Benedetto. La Chiesa non è un’azienda, non si salva soltanto con le buone pratiche o con l’applicazione, seppure indispensabile, di norme severe ed efficaci. La Chiesa – osserva – ha bisogno di chiedere perdono, aiuto e salvezza all’Unico che può darli, a quel Crocifisso che è sempre stato dalla parte delle vittime e mai dei carnefici. Tornielli riferisce poi le parole pronunciate da Benedetto XVI sul volo che lo portava a Lisbona, nel maggio 2010: “con estrema lucidità riconobbe che ‘le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia’. Parole precedute e seguite da fatti concreti nella lotta alla piaga della pedofilia clericale”. “Tutto questo – ammonisce il direttore editoriale dei media vaticani – non può essere né dimenticato né cancellato. Le ricostruzioni contenute nel rapporto di Monaco, che, va ricordato, non è un’inchiesta giudiziaria né tantomeno una sentenza definitiva, aiuteranno a combattere la pedofilia nella Chiesa se non verranno ridotte alla ricerca di facili capri espiatori e di giudizi sommari. Solo evitando questi rischi potranno contribuire a una ricerca della giustizia nella verità e a un esame di coscienza collettivo sugli errori del passato”.

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Il “mea culpa”

E solo oggi, 27 gennaio, a sette giorni dalla presentazione del rapporto arriva anche il “mea culpa” dell’attuale arcivescovo di Monaco, Reinhard Marx. “Ho una responsabilità morale”, dice. E aggiunge: “La più grande colpa è l’aver trascurato le persone colpite. Questo è imperdonabile. Non avevamo alcun reale interesse per la loro sofferenza. A mio parere, questo ha anche ragioni sistemiche, e allo stesso tempo io ho una responsabilità morale per questo come arcivescovo facente funzione”. Marx chiede “personalmente e anche a nome dell’arcidiocesi” perdono alle persone colpite. E lo stesso ha fatto con i fedeli “che dubitano della Chiesa, che non possono più fidarsi dei responsabili e che si sono visti danneggiati nella loro fede”.

Preti pedofili nelle sacrestie italiane

In 15 anni sono 160 i sacerdoti condannati in via definitiva in Italia per pedofilia. “Ed è solo la punta dell’iceberg del fenomeno, le vicende emerse. Una nostra mappa segnala anche i casi attualmente in attesa di giudizio, quelli indagati all’estero e nascosti in Italia. La cifra quindi si amplia: in tutto sono circa 320. Ma pur tenendo conto solo del numero dei 160 condannati, e se pensiamo che con il caso Spotlight in 50 anni sono saltati fuori una settantina di preti pedofili, allora ci si può rendere conto della portata del fenomeno nel nostro Paese”, dice Francesco Zanardi, fondatore e presidente della “Rete l’Abuso” l’associazione italiana vittime di preti pedofili, all’indomani del dossier sugli abusi commessi dal clero in Germania. Un’inchiesta, spiega all’Adnkronos, che non lo sorprende più di tanto.”La pedofilia all’interno della Chiesa cattolica è un problema complesso, di doppia gestione: da una parte lo Stato italiano, dall’altra la Chiesa che ultimamente, riconosco, passi avanti ne ha fatti. Mentre lo Stato da più di dieci anni fa scena muta. Il Papa può fare anche la sua parte ma non ha autorità in Italia, è lo Stato che deve muoversi. Un’inchiesta nel nostro Paese andrebbe certamente avviata”, conclude Zanardi.

https://www.today.it/cronaca/pedofilia-chiesa-papa-ratzinger-contraddizioni.html

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