MILANO La notizia ma, prima ancora, come la notizia è uscita. Un minuzioso comunicato stampa diffuso in mattinata dalla Curia, a indagini aperte e con vittime sembra più numerose di quelle fin qui cristallizzate, ha svelato la cattura di don Emanuele Tempesta, 29enne vicario in due parrocchie di Busto Garolfo, cittadina di 13 mila abitanti a nord-ovest di Milano. L’impianto investigativo della squadra mobile coordinata dalla Procura di Busto Arsizio che aveva raccomandato una prudente gestione delle informazioni, venendo disattesa dalla mossa dell’Arcivescovado, poggia su almeno sette episodi, avvenuti nell’ultimo anno e mezzo, in piena pandemia, contro bambini di 8, 11 e 12 anni.
Se le preoccupazioni dei magistrati vertevano sulla necessaria protezione dell’arrestato e dei minori, da non rendere potenzialmente riconoscibili come invece avvenuto con quel comunicato e la diffusione delle esatte coordinate geografiche, la Curia ha quasi avocato a sé la gestione degli effetti collaterali: il sacerdote trascorre infatti i domiciliari in locali della stessa Chiesa milanese. Il timore di gesti autolesionistici è alto, come di conseguenza la massima vigilanza. Fonti del Corriere interne alla Curia raccontano di un’accelerazione, sul tema degli abusi, che ha spinto l’Arcivescovado ad anticipare i tempi e condannare ben prima dell’iter della giustizia. A meno che le responsabilità di don Tempesta, del quale si elogiano lo spirito pratico e l’interpretazione di una moderna missione sacerdotale, non fossero notorie e alcune voci avessero già raggiunto la Curia, che con questa azione intende ribadire l’assenza di ogni minima esitazione e l’immediata vicinanza alle comunità parrocchiali.
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