di Andrea Galli
Nell’obbligatoria e ampia analisi dei fatti, due distinte fonti del Corriere interne alla Curia parlano di un’«ansia di trasparenza» e di un’azione che è anche conseguenza di un’altra inchiesta. La narrazione dell’arresto di don Tempesta non può mancare nel suo incipit di un dato dirimente: il minuzioso comunicato stampa, diffuso in mattinata dall’Arcivescovado che, in relazione alla sensibilità delle indagini e alla presenza esclusiva di minorenni fra le presunte vittime — andavano coperti dal segreto e non resi identificabili — ha disatteso oppure eluso le raccomandazioni della Procura di Busto Arsizio, pare più volte condivise, di una prudente gestione informativa.
Le notizie non hanno proprietari, d’accordo, le voci girano, insomma delle accuse di questi abusi – e, attenzione, dei primi riscontri della squadra Mobile tali da giustificare la cattura – si sarebbe presto venuti a conoscenza. Ma tutto ciò premesso, forse la modalità e la tempistica andavano modulate in forma diversa, almeno stando agli accordi a monte. A meno che, ed eccoci adesso a quella «conseguenza di un’altra inchiesta», a spingere senza rimedio non sia stata la recentissima sentenza in appello contro don Mauro Galli, condannato per abusi sessuali su un minorenne, che avrebbe innescato la scelta di dire tutto e subito, anche nel timore di attacchi, in futuro, su tentativi di occultamento. Una presa di posizione netta, nettissima, quella della Curia milanese, quasi anche avocando a sé la gestione degli effetti collaterali. Non tanto quelli mediatici, avendo la stessa Procura sollecitato una chiusura di ogni canale di «aggiornamento», bensì quelli pratici. A cominciare dal precipizio nel quale don Tempesta è inesorabilmente caduto, divenendo personaggio mediatico e, anzi, per molti già un «mostro» da punire: la circostanza che affronti i domiciliari in locali messi a disposizione proprio dalla Curia, che vigilerà su eventuali gesti autolesionistici, è conferma della volontà di governare il più possibile lo scandalo, al netto, conviene ribadirlo, di una linea dura, e come in quel comunicato ha rimarcato l’arcivescovo, monsignor Mario Delpini, della massima vicinanza alle comunità parrocchiali di Busto Garolfo.
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