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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Pedofilia nella Chiesa, le scuse del Papa non bastano

Pedofilia nella Chiesa, le scuse del Papa non bastano

Redazione WebNews by Redazione WebNews
31 Agosto 2018
in Cultura
Reading Time: 5 mins read
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Tatiana Santi

Tutti lo sanno, ma nessuno ne parla. Anche se è un tabù riemergono regolarmente sulla stampa casi di abusi su minori perpetrati dai preti in Italia. Delitti che segnano per sempre una vita, ma rimangono impuniti. Pedofilia nella Chiesa, le scuse del Papa non bastano.

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Dall’Irlanda durante il suo recente viaggio in occasione dell’incontro mondiale delle famiglie, Papa Francesco ha chiesto scusa alle vittime degli abusi perpetrarti dai sacerdoti. La Chiesa, secondo le parole del Papa, non ha saputo in passato affrontare in modo adeguato questi crimini.

Quanto è diffuso il fenomeno dei preti pedofili in Italia? Perché questi crimini non vengono puniti e soprattutto le vittime ricevono un sostegno? Sputnik Italia ne ha parlato con Francesco Zanardi, presidente della Rete di sopravvissuti alle molestie del clero in Italia “L’Abuso”.

— Francesco Zanardi, riguardo all’ultimo scandalo di pedofilia nella Chiesa, cosa ne pensa della lettera di scuse di Papa Francesco?

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— Per quanto riguarda le scuse di Papa Francesco, a prescindere dal fatto che le scuse non bastano, sono talmente tante queste scuse che iniziano ad essere irritanti dal punto di vista delle vittime, servirebbero dei provvedimenti più che delle scuse… Sono ormai anni che le sentiamo e diventano quasi inaccettabili.

— Lei ha fondato “L’abuso”, una rete di sopravvissuti alle molestie del clero. Quali sono le vostre attività, di cosa vi occupate nello specifico?

— Iniziamo col dire che non siamo un’associazione finanziata perché in Italia nessuno finanzia un’associazione percepita contro la Chiesa, anche se poi in realtà noi non siamo affatto contro la Chiesa, poiché le vittime sono quasi tutte cattoliche. Per quanto riguarda le attività abbiamo 16 avvocati in Italia e riusciamo a dare assistenza legale gratuita alle vittime dando loro la possibilità di costruirsi una vita. Offrire un aiuto economico alle vittime dà loro la possibilità di effettuare terapie che le possano in qualche modo riabilitare. La nostra è un’associazione piuttosto grossa in quanto siamo più di 700 associati ed abbiamo creato anche una rete di auto aiuto, grazie alla quale le vittime possono conoscere altre vittime vicine a casa loro con cui passare il momento di crisi.

— Ovviamente parliamo di fortissimi traumi, una storia che le vittime si porteranno dietro tutta la vita…

— Sono dei traumi da cui generalmente si esce. Il vero problema però è che quando un bambino è molestato da un laico generalmente parte la denuncia e grazie a questo ha una buona capacità di recupero; purtroppo invece quando si è vittima di un prete, a causa della cultura dell’omertà, questi abusi emergono dopo dieci, venti o anche trent’anni! Come può immaginare, rivivere un trauma dopo trent’anni è molto più complicato e finisci per accorgerti che quell’esperienza ha profondamente condizionato i tuoi rapporti sociali e familiari. Voglio insistere sulla necessità che le denunce vengano fatte subito non solo per evitare che ci siano altre vittime ma anche per il recupero di coloro che vittime già lo sono.

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— Ho visto che avete predisposto una mappa sul vostro sito sugli abusi in Italia, ma quanto è diffuso questo fenomeno? 

— In Italia c’è un grosso problema con lo Stato e con il governo che finiscono per spalleggiare sempre la Chiesa. In Italia non è mai stata fatta una commissione di inchiesta che quantificasse l’entità del fenomeno. Noi con la nostra mappa sul sito abbiamo tentato di quantificare il fenomeno, ma deve tener presente che raccoglie solo gli ultimi 15 anni di informazioni che sono uscite sui media. Bisogna comunque tener presente che parliamo di circa 300 preti pedofili in soli 15 anni! Secondo me anche solo aggiungendo un 20%, a esagerare, di sommerso diventerebbero veramente tanti.

— Vediamo quindi come funziona generalmente quando si scopre un caso di pedofilia nella Chiesa. Solitamente il prete non viene arrestato, denunciare è molto difficile… ma che cosa avviene in questi casi in Italia?

— Generalmente non avviene quasi niente! Adesso noi stiamo seguendo il caso particolarmente importante dei chierichetti del Papa abusati in Vaticano da Gabriele Martinelli: nonostante il caso sia avvenuto ad un metro dalle porte di casa del Papa non è successo nulla. Gabriele Martinelli non è stato sospeso e si è ripetuta la solita routine: scoppia il caso, esce quindi sui giornali, ma finita l’ondata mediatica si cerca di far finta di niente. A Malta invece abbiamo il caso di don Felix Cini che nonostante sia già stato stracondannato per abusi sui minori è in mezzo ai bambini ed è ancora prete. Questa purtroppo è la modalità della Chiesa…

Vede, irritano le parole di Bergoglio che dice di voler fare ma non ha ancora abrogato la famosa direttiva segreta del 1962, che fu scoperta nel 2004 dagli americani, in cui si spiega come gestire i casi di abusi sessuali. Perciò Bergoglio dovrebbe iniziare ad eliminare questa direttiva ed avrebbe una soluzione semplicissima per risolvere il problema: ordinare ai propri vescovi di denunciare questi casi alle autorità civili dei paesi dove avvengono. Invece non lo fa continuando a gestire invece a livello interno la questione. Se andiamo poi a vedere quali sono le sanzioni vediamo che sono la sospensione del prete o la riduzione allo stato laicale che non cambia niente poiché in questo caso pur non avendo più un pedofilo prete avremo comunque un pedofilo libero!

Alla vittima non viene data quindi alcuna possibilità di recupero e né vengono dati dei risarcimenti. Le vittime non possono così usufruire di strutture che permettano loro di riprendersi. Per tutto questo, insisto, le scuse sono veramente molto irritanti.

— Siamo quindi di fronte ad un sistema bloccato, secondo lei perché non si riesce ad interrompere questo circolo e dopo tutti questi anni non si riesce a fare niente?

— Il perché è piuttosto semplice: se la Chiesa decidesse di dare in gestione alle autorità civili il problema della pedofilia le vittime otterrebbero dei risarcimenti. Tutto ciò porterebbe a quello che è successo negli Stati Uniti dove decine di diocesi sono fallite. Un caso interessante è poi la Svizzera, dove il governo ha fatto una cosa molto intelligente e civile togliendo la prescrizione su questo tipo di reati, mettendo la Chiesa di fronte al dilemma se pagare subito le vittime o se aspettare che fosse un tribunale a dir loro quanto avrebbero dovuto pagare. Grazie a questo espediente la Chiesa in Svizzera ha proposto i risarcimenti alle vittime.

— La pedofilia nella Chiesa è un problema che si conosce ma di cui non se ne parla, secondo lei quando smetterà di essere un tabù e si comincerà ad agire realmente? Qual è il suo auspicio?

— Dove i governi si sono mossi anche la Chiesa s’è mossa, ne sono degli esempi l’Australia, gli Stati Uniti e l’Argentina. Purtroppo il grosso problema della Chiesa in Italia è il governo che non muove un dito, cosicché la Chiesa poi agisce di conseguenza. È ovvio che se lei parcheggia in divieto di sosta non va a cercare il vigile che le faccia la multa, la Chiesa fa la medesima cosa con la pedofilia: se non viene messa in riga ad affrontare questo problema difficilmente essa cambierà da sola. Siamo di fronte ad un paradosso italiano: le vittime non chiedono giustizia alla giustizia ma la chiedono al Papa… e questo dovrebbe far capire molto bene in che situazione siamo.

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