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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Boston » Usa, il cardinale Wuerl: creare una commissione d’indagine sulle accuse di abusi ai vescovi

Usa, il cardinale Wuerl: creare una commissione d’indagine sulle accuse di abusi ai vescovi

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Agosto 2018
in Città del Vaticano, World
Reading Time: 4 mins read
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In risposta al caso McCarrick, l’arcivescovo di Washington propone l’idea di un organismo interno alla Conferenza episcopale: «Un meccanismo più efficace per garantire maggiore responsabilità tra noi» 

JOSHUA J. MCELWEE
CITTÀ DEL VATICANO

Creare un panel di alto livello all’interno della Conferenza episcopale degli Stati Uniti per ricevere e valutare eventuali accuse o voci di cattiva condotta sessuale da parte dei suoi membri vescovi. È la proposta del cardinale arcivescovo di Washington, Donald Wuerl, che in una intervista con il National Catholic Reporter illustra come la Chiesa americana debba affrontare in maniera più ampia la questione abusi dopo il caso del suo predecessore, l’ormai ex cardinale Theodore McCarrick. Wuerl ha suggerito anche che il Vaticano possa incaricare uno dei suoi uffici ad agire sui risultati proposti da tale commissione.

Sebbene l’arcivescovo dica di non essere mai venuto personalmente a conoscenza di rumours sugli abusi di giovani uomini da parte di McCarrick durante il periodo in cui era prete e vescovo, riconosce tuttavia che c’erano tanti altri ad aver affermato in precedenza l’esistenza di tali accuse. «Se tali voci circolassero e se le persone le sentissero, ci sarebbe bisogno di un organismo che le valutasse e ne tenesse conto» afferma il porporato al telefono, a circa una settimana dalla rinuncia di McCarrick dal Collegio cardinalizio.

«Credo che sia davvero importante che noi, come vescovi, ci domandassimo: se si accumulano queste accuse, non dovremmo forse dire qualcosa? Non dovremmo avere una sorta di commissione, fatta di vescovi, in cui interessarci – tutti noi, o un gruppo deputato – e chiedere approfondimenti circa queste accuse?». «Mi sembra che questa sia una possibilità, che potrebbe essere una strada per i vescovi per essere in grado, attraverso la nostra Conferenza episcopale, di affrontare la questione delle accuse insistenti», dice il cardinale di Washington.

Wuerl spiega che l’eventuale team di presuli potrebbe trasmettere qualsiasi informazione ottenuta su un vescovo accusato all’ambasciatore della Santa Sede presso gli Stati Uniti, che a sua volta potrebbe inoltrare i risultati agli uffici vaticani competenti. «Non siamo noi a giudicare», sottolinea l’arcivescovo, «ma dire: questo deve essere trasmesso a Roma, in modo che ci possa essere un procedimento all’interno della Congregazione per la Dottrina della Fede o della Congregazione per i Vescovi per valutare qualsiasi preoccupazione che una Conferenza episcopale abbia su uno dei suoi membri».

La proposta del panel, spiega Wuerl, nasce come risposta ad una dichiarazione dello scorso 1° agosto del cardinale arcivescovo di Galveston-Houston, Daniel DiNardo, presidente dei presuli Usa, che annunciava che il prossimo incontro annuale di novembre sarà dedicato in parte a discernere «la giusta linea di condotta» della Conferenza episcopale dopo le rivelazioni degli abusi di McCarrick.

«Non credo che dovremmo arrivare a novembre e dire: “Bene, parliamo di questi argomenti, cosa pensiamo di fare?”. Penso invece che dovremmo partire da ora per rispondere all’invito del cardinale ad offrire delle idee. Dobbiamo fare le cose in previsione di novembre, in modo da arrivare all’incontro con gran parte del lavoro già fatto e diversi test sulle idee già in atto», insiste il cardinale.

Le rivelazioni sulla cattiva condotta di McCarrick hanno messo in luce il fallimento delle politiche adottate dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti dopo lo scandalo degli abusi del clero di Boston nel 2002. La Carta per la protezione dei bambini e degli adolescenti dagli abusi da parte di sacerdoti, diaconi e altri membri del clero, non specifica in che modo i presunti colpevoli possano essere penalizzati.

In una riflessione pastorale del 3 agosto, lo stesso Wuerl osservava che una “Dichiarazione di impegno episcopale” rilasciata insieme alla Carta ha invitato i vescovi a riferire le accuse di abuso fatte contro di loro o altri prelati al nunzio apostolico. Ma ha anche suggerito che potrebbe essere necessario «un meccanismo più efficace per garantire una maggiore responsabilità tra noi».

«Siamo in un momento in cui lo shock è grande, dal momento che è un vescovo ad essere coinvolto. Questo ci spinge ora a fare a livello dell’episcopato ciò che abbiamo fatto con successo a livello del sacerdozio», afferma Wuerl a NCR. «La Carta funziona» assicura, lo dimostra il fatto che «le istanze di pedofilia sono diminuite drasticamente». Ancora più importante è il fatto che «l’intera protezione dei bambini all’interno delle nostre istituzioni cattoliche ha mostrato un impegno grandioso da parte nostra. Dobbiamo essere in grado di fare la stessa cosa ora per i vescovi».

http://www.lastampa.it/2018/08/07/vaticaninsider/usa-ilcardinale-wuerl-propone-una-commissione-nazionale-dindagine-sulle-accuse-di-abusi-ai-vescovi-AggSHSHNsFga2AVeW4iUqO/pagina.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.