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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » campania » Pedofilia, denunciò il prete e perse il lavoro: ora la Chiesa gli dà i buoni per la spesa

Pedofilia, denunciò il prete e perse il lavoro: ora la Chiesa gli dà i buoni per la spesa

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Aprile 2018
in Campania
Reading Time: 3 mins read
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“Sono contento – spiega Diego Esposito, vittima di un prete a 13 anni – ovviamente avrei bisogno di trovare un nuovo lavoro, certo questo aiuto  non influisce minimamente sulla mia battaglia per la giustizia e la verità”. Anche perché, in realtà, un precedente poco chiaro c’è stato: come denuncia l’avvocato di Esposito, Carlo Grezio, qualche anno fa c’è stata la consegna da parte di un incaricato della Caritas di una busta con 250 euro, dicendo: “Con questo consideriamo chiusa la vicenda, non veniteci più a cercare”.

 

Diego Esposito (nome di fantasia che lui stesso si è attribuito) è un uomo che, da adulto, ha trovato la forza e il coraggio di denunciare abusi sessuali quando aveva solo 13 anni: così nel 2010, insieme a Rete L’Abuso, ha denunciato don Silverio Mura, parroco di Ponticelli negli anni Ottanta e all’epoca suo insegnante di religione.  Il procedimento aperto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede è stato chiuso nel 2016 per insufficienza di prove. Ma di “prove”, Diego, con coraggio ne aveva portate tante, compreso un video nel quale incontra don Mura che non nega di aver abusato di lui e gli consiglia di pregare per superare gli attacchi di panico dei quali soffre a causa di quelle violenze. Ma non è certo l’unico elemento. Diego ha portato dettagli, fatto denunce, chiesto aiuto tante volte alla Chiesa e alla Curia di Napoli senza ottenere riscontro.

Dopo la denuncia l’uomo – che intanto ha messo su famiglia- è rimasto senza lavoro e in enormi difficoltà economiche “perché la Curia di Napoli mi ha segnalato alla pubblica sicurezza”, racconta. Poi spiega meglio: “Accusai il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, di avere insabbiato l’inchiesta, nel 2015 scrissi un esposto nel quale chiedevo un’indagine sul cardinale. Nello stesso periodo, ero arrabbiato e deluso, nel tentativo di ottenere finalmente ascolto gli scrissi una email nella quale dissi che se non avessero fatto qualcosa per far emergere la verità mi sarei ucciso. All’epoca facevo la guardia giurata. Lui girò la mia lettera alla Prefettura e la polizia mi sequestrò l’arma d’ordinanza e poi mi è stato revocato il porto d’armi”.

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Ma la storia non è finita certo a questo punto, perché a Diego – che, ricordiamo, denuncia fatti gravissimi – la Curia commissiona una perizia psichiatrica. Che lui fa, registrando l’incontro. Quali siano state domande dello psichiatra incaricato dalla Curia di Napoli, è presto detto: la più pressante, posta almeno tre volte, era sul motivo per il quale un ragazzino di 13 anni accetta un invito a casa dal suo insegnante di religione, un prete. A inizio 2018 Papa Francesco riapre il caso: vuole capire se le indagini svolte dalla Chiesa in questi anni e terminate con una archiviazione siano state fatte bene, ma ad oggi non si hanno notizie in merito. Ma anche una nuova denuncia in Vaticano avrebbe dato nuova spinta all’inchiesta su don Mura. Che, però, in questi anni, è rimasto saldamente al suo posto e addirittura ha continuato a esercitare il suo ministero prima in una scuola a Napoli, e poi sotto un altro nome – don Saverio Aversano –  a Montù Beccaria, nel pavese, anche a contatto con minori.

La giustizia è un miraggio per Diego: dal punto di vista penale i reati sono in prescrizione, mentre il procedimento interno è chiuso e resta in piedi solo la causa civile. Intanto, è rimasto senza lavoro in conseguenza a una segnalazione della Curia.  Ma Diego ha chiesto anche aiuto per sostenersi, proprio alla Chiesa nella quale ha denunciato violenze gravissime: nel 2016, infatti, riceveva dei buoni da spendere in alcuni esercizi commerciali della sua zona, ma inspiegabilmente gli furono poi sospesi. Oggi, dopo una lunga lotta a colpi di mail e telefonate nelle quali ha anche specificato le violenze gravissime di cui è stato vittima, arriva una risposta della Curia di Napoli, che ha contattato la parrocchia. Diego riceverà dei buoni pasto: “Il parroco di Ponticelli – aggiunge Diego – mi ha poi raccontato che il cardinale Sepe gli ha chiesto anche di pagarmi qualche bolletta, visto che sono in difficoltà economiche e ho una famiglia”. Esposito non nasconde di essere soddisfatto, ma comunque determinato: “Sono contento, ovviamente avrei bisogno di trovare un nuovo lavoro e certo questo aiuto  non influisce minimamente sulla mia battaglia per la giustizia e la verità”. Anche perché, in realtà, un precedente poco chiaro c’è stato: come denuncia l’avvocato di Esposito, Carlo Grezio, qualche anno fa c’è stata la consegna da parte di un incaricato della Caritas di una busta con 250 euro, dicendo: “Con questo consideriamo chiusa la vicenda, non veniteci più a cercare”.

https://napoli.fanpage.it/pedofilia-denuncio-il-prete-e-perse-il-lavoro-ora-la-chiesa-gli-da-i-buoni-per-la-spesa/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.