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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi in vaticano, l’ex chierichetto: “Cacciato per aver denunciato”

Abusi in vaticano, l’ex chierichetto: “Cacciato per aver denunciato”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
13 Novembre 2017
in Città del Vaticano
Reading Time: 2 mins read
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Kamil è il chierichetto che ha denunciato gli abusi sessuali da parte di un seminarista del Vaticano verso il compagno di stanza al preseminario

L’inchiesta delle Iene di Gaetano Pecoraro ha mostrato le testimonianze di due ex chierichetti, vittima e testimone di abusi sessuali da parte di un seminarista all’interno della sede del preseminario San Pio X, in Vaticano.

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Kamil Tadeusz Jarzembowski, ragazzo polacco di 21 anni, ha denunciato così gli abusi subiti dal compagno di stanza, chiamato nel servizio delle Iene con un nome di fantasia, Marco. Dopo anni e centinaia di molestie e stupri il ragazzo si era confidato con il padre spitirutale ma sia Kamil che il sacerdote, che aveva iniziato a svolgere le sue indagini, sono stati allontanati dal preseminario.

“Sono stato testimone oculare di molestie sessuali in Vaticano – ha detto Kamil – Ho deciso di trasferirmi a Roma per diventare chierichetto per servire il Papa. Avevo 13 anni. Vivevamo una vita in comunità, eravamo i chierichetti del Papa. Quello che ho visto personalmente erano molestie fatte da alcuni seminaristi verso altri all’interno del preseminario. Dentro il Vaticano”.

“Ho visto il mio compagno di stanza essere abusato da un altro seminarista che stava per diventare prete. Si metteva nel suo letto e cominciavano il rapporto. Il seminarista aveva una posizione di potere. Godeva della massima fiducia del rettore. Lui sceglieva cosa facevo io o il mio compagno. Se n’era accorto anche uno dei nostri sacerdoti. Ha visto il seminarista passeggiare per il corridoio dei dormitori di notte e uscire dalla stanza di un altro ragazzo, un’altra vittima. Mi sono rivolto al padre spirituale del Vaticano quando se n’era già andato Marco. Sapervo che il padre spirituale era obbligato al silenzio. Lui fece le sue indagini parlando direttamente con Marco. Così chiese ai due di poterlo denunciare ai superiori”.

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Ma appunto non ci fu nessun provvedimento. Solo il trasferimento del sacerdote in un paese di montagna a più di 600 km dal Vaticano e gestito dagli stessi che gestiscono il preseminariato. Ma raggiunto delle Iene il padre spirituale ha negato la tetsimonianza: “Non posso parlare, li aiuti quei ragazzi”, ha dichiarato al giornalista.

Ma il provvedimento non fu l’unico perché Kamil, dopo l’ultimo giorno di scuola, fu raggiunto da Monsignor Radice, il responsabile: “Menre preparavo le valigie per partire dopo l’ultimo giorno di scuola Monsignor Radice mi dice che non devo più tornare” Kamil viene così allontanato sia dal preseminario che dalla scuola. “La vita mi è crollata addosso perché io a Roma sono solo, i miei genitori sono in polonia e ho dovuto affrontare la situazioen solo a 18 anni”, ha concluso.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/testimonianza-dellex-chierichetto-sono-stato-cacciato-aver-1462685.html?mobile_detect=false

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.