Accoglimento della richiesta di rito abbreviato e contestuale rinvio, al proseguo del giudizio, della decisione sull’eccezione presentata dalla difesa dell’ imputato. È quanto stabilito questa dal tribunale collegiale di Pescara, presieduto dal giudice Maria Michela Di Fine, nell’ ambito del processo a carico di don Vito Cantò, il parroco di 44 anni accusato di abusi sessuali su un ragazzo di 15 anni, ai tempi in cui guidava la parrocchia di San Camillo de Lellis a Villa Raspa di Spoltore (Pescara). I fatti sarebbero avvenuti nel 2011 e nel 2012.
La difesa del parroco, rappresentata dall’avvocato Giuliano Milia, aveva sollevato la questione del “ne bis in idem” davanti alla Cassazione, che aveva giudicato inammissibile l’istanza. La difesa sostiene, in sostanza, che poiché don Vito Cantò è già stato condannato dal tribunale ecclesiastico per la stessa vicenda e sta già scontando la pena, non può essere giudicato una seconda volta da un tribunale penale.
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