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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » STOP ALL’INCHIESTA SUI PRETI ARGENTINI RIFUGIATI IN PARAGUAY. Presidente Cartes, nunzio vaticano e arcivescovo proteggono Bergoglio dallo scandalo

STOP ALL’INCHIESTA SUI PRETI ARGENTINI RIFUGIATI IN PARAGUAY. Presidente Cartes, nunzio vaticano e arcivescovo proteggono Bergoglio dallo scandalo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Aprile 2016
in World
Reading Time: 3 mins read
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di Alver Metalli

L’inchiesta sui sacerdoti argentini inseguiti da accuse di pedofilia e rifugiati in Paraguay si ferma. Almeno per ora, perché sarà difficile archiviare a lungo la parte di materiale già raccolto dalla squadra di “La Nación Investiga” e che avrebbe dovuto comparire a puntate sul quotidiano La Nación recentemente acquisito dalla famiglia del Presidente della repubblica Horacio Cartes. “Ci hanno informati che per decisione esclusivamente imprenditoriale dei proprietari le pubblicazioni non ci saranno” ha dichiarato un giornalista del quotidiano. Il riferimento è alle cinque puntate annunciate in prima pagina nell’edizione di domenica 24 aprile su altrettanti preti argentini denunciati per abuso sessuale nel loro paese “che sono stati nascosti in territorio paraguayano, protetti dalla Chiesa di questo paese”. Una complicità, quest’ultima, respinta a viva voce tanto dall’arcivescovo di Asunción Edmundo Valenzuela come dal nunzio pontificio Eliseo Ariotti.

La decisione di sospendere le pubblicazioni l’ha comunicata la sorella del presidente del Paraguay, Sarah Cartes, che si occupa in prima persona delle sorti della nuova acquisizione mediatica, una testata dalla diffusione in realtà modesta che si colloca dietro le due principali testate del Paraguay, ABC e Última Hora, ma che è parte di una holding con vari media, tra cui una radio e due pubblicazioni sensazionaliste, Cronica e Popular oltre al quotidiano on-line Hoy Digital. Dall’interno del giornale c’è però chi parla apertamente di censura chiamando in causa il Nunzio vaticano Eliseo Ariotti. Sdegnato, il rappresentante pontificio ha concesso una lunga intervista a Canal 13 RPC, Red Paraguaya de Comunicación, la radio più seguita nel Paese.

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Nell’audio della registrazione messa on line il nunzio respinge con fermezza l’accusa di aver reclamato la sospensione dell’inchiesta: “Ho detto [a Sarah Cartes] che non mi sembra opportuno pubblicare cose che al momento non sono sicure finché non ci sia un processo” per poi informare che contro Carlos Richard Ibáñez Morino si avvierà un processo canonico. Il nunzio ha aggiunto che nel caso dell’ex-sacerdote argentino, il solo di cui la pubblicazione abbia parlato sino a questo momento, la sicurezza c’è “perché abbiamo visto la documentazione”. Un altro punto smentito dal rappresentante papale è di essere stato a conoscenza del caso da un anno. Monsignor Ariotti ha chiarito che “gli furono presentati documenti fotocopiati solo poco prima di Natale” e che le verifiche che doverosamente deve condurre la nunziatura hanno i loro tempi. Ha poi riferito che nella conversazione avuta con Sarah Cartes la proprietaria de La Nación “ha riconosciuto che avevano scritto una frase impropria e mi chiedevano scusa per questa frase”. Alla fine del programma radiofonico, incalzato dal giornalista di Canal 13 RPC che gli chiedeva se Papa Francesco gli avesse telefonato, il nunzio ha risposto: “Il Papa è informato di tutto”.

Quello fatto letteralmente deflagrare dal pool di “La Nación Investiga”, il primo di cinque casi annunciati, riguarda il sacerdote argentino Carlos Richard Ibáñez Morino su cui gravano 10 denunce di abuso sessuale accumulate attorno agli anni ’90. Ibáñez Morino in Paraguay ha continuato ad esercitare il ministero sacerdotale nonostante la sospensione a divinis inflittagli dal vescovo della diocesi di Villa María, in provincia di Córdoba, monsignor Alfredo Guillermo Disan il 24 giugno del 1992. Il quotidiano ha comprovato nel corso dell’inchiesta la sua attività sacerdotale nell’impartire sacramenti – messe, matrimoni, battesimi – in una zona del Paraguay tra le città di Villa Elisa, Asunción e San Lorenzo, dove avrebbe celebrato nella stessa cattedrale. Ibáñez Morino – assicura il quotidiano La Nación – “è stato nell’area riservata ai sacerdoti nell’altare eretto a Ñu Guasu, nel luglio del 2015, durante la messa del Papa Francisco in Paraguay”.

Un caso che nell’intervista lo stesso nunzio pontificio ha qualificato a più riprese “estremo” ma che senza il lavoro della squadra di “Nación Investiga” non sarebbe venuto alla luce.

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http://www.terredamerica.com/2016/04/27/stop-allinchiesta-sui-preti-argentini-rifugiati-paraguay-preannunciati-articoli-su-5-casi-ma-dopo-il-primo-la-proprieta-ferma-gli-altri/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.