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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » I preti pedofili della Pennsylvania

I preti pedofili della Pennsylvania

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Marzo 2016
in World
Reading Time: 3 mins read
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Un rapporto pubblicato dalla procura locale ha documentato centinaia di casi di violenze e abusi insabbiati dalla diocesi negli ultimi 60 anni.

La procura di Altoona-Johnstown, in Pennsylvania, ha pubblicato questa settimana i risultati di un rapporto (qui il PDF) che dimostra che la diocesi cattolica locale ha insabbiato centinaia di casi di abusi e violenze commessi in otto contee a partire dal 1950. Il rapporto si basa sulle indagini svolte a partire dai documenti contenuti in un archivio della diocesi per cui le autorità locali hanno ottenuto lo scorso agosto un mandato di perquisizione. In tutto sono stati studiati più di 115 mila documenti, sono stati chiamati a testimoniare i preti ancora vivi, le loro presunte vittime ed è stata compilata una relazione di 147 pagine: le persone coinvolte nelle accuse sono più di 50. Secondo il rapporto, centinaia di bambini sono stati vittime di abusi sessuali per più di quarant’anni da parte di membri della diocesi di Altoona-Johnstown.

Dopo la pubblicazione del rapporto è stato creato un numero verde per raccogliere ulteriori denunce e la Procuratrice generale dello stato, Kathleen Kane, ha detto che nelle prime ore sono arrivate circa 80 chiamate e che il numero delle segnalazioni è diventato così alto che è stato necessario aprire una seconda linea. Molto probabilmente, ha spiegato la procuratrice, non ci saranno conseguenze penali per i casi segnalati nel rapporto perché la maggior parte dei reati sono già caduti in prescrizione e perché molte delle persone coinvolte sono morte. La procuratrice ha però aggiunto che le nuove segnalazioni arrivate in questi ultimi giorni hanno a che fare con casi e persone che non erano inclusi nel rapporto e che, dunque, saranno oggetto di nuove indagini. La relazione è stata comunque presentata con una serie di raccomandazioni per chiedere di modificare la legislazione della Pennsylvania in materia di abusi sui minori eliminando ad esempio la prescrizione per i reati di questo tipo, prevista al momento dopo 50 anni dal reato.

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La diocesi di Altoona-Johnstown, di cui fanno parte circa 90 mila cattolici, ha reagito al rapporto annunciando che pubblicherà sul suo sito l’elenco di ogni sacerdote accusato di abusi. L’attuale vescovo, Mark L. Bartchak, non risulta direttamente coinvolto e in un comunicato ha detto: «Quando si sa di più, si può fare di più. Con questo rapporto sappiamo di più e faremo di più».

Il rapporto si concentra in particolare sulle azioni – definite “criminali” – di due vescovi: James Hogan che ha diretto la diocesi dal 1966 fino al 1986, ed è morto nel 2005 e Joseph Adamec che si è ritirato nel 2011 ed è ancora vivo. Entrambi i vescovi, dice il rapporto, erano a conoscenza di quello che stava succedendo e hanno scelto di occultare gli abusi decidendo semplicemente di trasferire i sacerdoti coinvolti o di allontanarli per qualche mese per poi reintegrarli nell’incarico precedente. Risulta anche che i due vescovi siano intervenuti per ostacolare la polizia e fare pressione perché non si procedesse con le indagini. Il rapporto comprende anche una lista delle accuse contro ogni sacerdote che ha lavorato nella diocesi e i suoi trasferimenti negli anni.

Tra i documenti sequestrati dall’archivio è stato trovato anche una specie di tariffario dei “risarcimenti” per le vittime che avevano segnalato degli abusi. La tabella suggerisce di pagare dai 10.000 ai 25.000 dollari le vittime di palpeggiamenti, dai 15.000 ai 40.000 dollari le vittime di un palpeggiamento sotto il vestito o quelle costrette a masturbazione, dai 25.000 ai 75.000 dollari le vittime costrette a fare sesso orale e dai 50.000 ai 175.000 quelle costrette ad avere rapporti sessuali.

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Il primo caso di abusi documentato risale al 1950 e l’uomo coinvolto ha raccontato che il reverendo Mario Fabbri l’aveva ripetutamente violentato durante un viaggio parrocchiale. Il reverendo Dennis Coleman era stato assegnato ad una parrocchia diversa quando era stato accusato di essersi strusciato con i genitali sui piedi di un ragazzo. Nella nuova parrocchia, avrebbe fatto la stessa cosa. Assegnato a una terza parrocchia, è stato nuovamente accusato da tre bambini. Un altro prete accusato di aver commesso degli abusi era stato trasferito e assegnato dal vescovo Adamec alla cappella di un ospedale: secondo il rapporto, quel prete avrebbe violentato un paziente disabile. Il rapporto riporta diverse testimonianze delle vittime: alcune hanno riferito danni alla loro sessualità o problemi a mantenere relazioni personali, in molti hanno tentato il suicidio, una persona ci è riuscita. Era una delle vittime di monsignor Francis B. McCaa, morto nel 2007, che nel resoconto viene definito «un mostro»: avrebbe molestato per anni decine di bambini che facevano i chierichetti nella sua parrocchia.

http://www.ilpost.it/2016/03/04/i-preti-pedofili-della-pennsylvania/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.