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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Boston » FEDE IN BILICO PER L’AUMENTO DEI PRETI PEDOFILI? SI ACCETTANO MIRACOLI

FEDE IN BILICO PER L’AUMENTO DEI PRETI PEDOFILI? SI ACCETTANO MIRACOLI

Redazione WebNews by Redazione WebNews
13 Febbraio 2016
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Sempre più persone smettono di credere. La pedofilia nella Chiesa è l’Anticristo, una piaga che va sanata con denunce immediate.

“Troppi preti pedofili, basta! Smetto di credere in Dio”, capita spesso di sentire questa frase lanciata tra i passanti, per le strade del centro o in metropolitana. Ormai, la gente è sfiduciata, ha smesso di credere nella figura del sacerdote e di conseguenza ha deposto anche la fede. Nulla di più sbagliato. La religione è una pratica, ma la fede è un sentire. Cosa ha a che fare con i preti pedofili? Dietro l’abito talare si nasconde sempre un uomo con pregi e difetti umani, questo non va mai dimenticato.

E talvolta, purtroppo, anche con la tendenza pedofila. È inaccettabile tollerare la violenza sui minori, celandosi dietro la figura di ministrante di Dio. Ancor più grave è non denunciare un confratello o consorella quando si è consapevoli degli abusi che hanno commesso. Ogni tribunale, ecclesiastico e civile, dovrebbe giudicare il reato e non la gerarchia o la sacralità dell’abito che porta. Viene da pensare che nemmeno Dio la tolleri e pertanto fa sì, ora in un modo, ora nell’altro che la pederastìa esca allo scoperto nelle file della Chiesa.

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La pedofilia tra i sacerdoti, vizio antico o moda del 2000?

Se guardiamo agli ultimi 14 anni di cronaca e gossip vari (inutile prendersi in giro, molte riviste ci mangiano su questi casi osceni di violenza su minori) ci accorgiamo che il boom di queste notizie ha avuto inizio nel 2002 a Boston, quando il The Boston Globe riportò il primo caso di pedofilia: il prete John J. Geonghan condannato a 10 anni di carcere per aver violentato un bambino di soli 10 anni. Da allora in poi le menti vennero sconvolte da questo nuovo orrore e si procedette alla condanna di 89 preti e alla destituzione di altri 55. Un caso eclatante che cambiò il modo di vedere e di sentire la Chiesa da parte dell’opinione pubblica.

Dall’America all’Europa il fenomeno di pedofilia sacerdotale rimbalzò in pochi istanti e le condanne, gli insabbiamenti, i non detti e tutti gli annessi e connessi ai vari casi finirono di competenza del Vaticano. Il resto è storia. Tutto nero su bianco. E a proposito di storia, ma siamo proprio sicuri che gli antichi ignorassero questo disturbo del comportamento sessuale che non risparmia nemmeno coloro che per voto davanti a Dio dovrebbero essere “puri e immacolati”? Se andiamo a scavare indietro nel tempo qualche “scheletro parlante” esce sempre. Mi viene in mente la vicenda di Papa Giulio III che nominò cardinale un suo nipote adottivo, tale Innocenzo del Monte ancora in età puberale, così come l’antipapa Giovanni XXIII (vissuto tra 1300 e 1400) condannato e poi reintegrato, dopo aver abusato di alcuni ragazzini che gli erano stati procurati da un chierico della camera apostolica. E casi simili si possono raccontare all’infinito. La pedofilia è una patologia difficile da individuare in soggetti apparentemente sani di mente, figuriamoci tra i preti, che dovrebbero essere immagini di beatitudine in terra.

Lotta ai preti pedofili, Papa Francesco un vero crociato

Il punto è che non si può rinunciare alla propria fede in un Dio creatore solo perché “alcuni soldati del suo esercito hanno defezionato” dirigendosi verso l’inferno infinito che gli attende. Perché? Non c’è peccato e reato più grave dell’abusare di anime innocenti e piene di vita come i bambini. Una cura contro questo cancro orribile c’è? Certamente. Una Chiesa che non abbia paura di denunciare gli scandali che avvengono al suo interno.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Papa Francesco, in questo senso, sta facendo un ottimo lavoro con le sue doti di diplomazia, alternate a severità, con la dichiarazione di reato canonico l’abuso di  ufficio episcopale. Siamo solo all’inizio. La crociata contro i preti pedofili non è terminata. Prima di abusare di un minore ogni presunto sacerdote, potenziale pedofilo, farebbe bene a rileggersi queste parole del Vangelo di Matteo 18,6: “Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in fondo al mare”.

http://it.blastingnews.com/opinioni/2016/02/fede-in-bilico-per-l-aumento-dei-preti-pedofili-si-accettano-miracoli-00782189.html

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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