di Gianpaolo Sarti
«Andavo in quei bagni per sfogo. Sono depresso, mi sento solo. Capisce?». Entriamo in una sala fresca al primo piano della canonica. Un tavolo, due sedie, immagini sacre sulle pareti bianche. Ha una camicia estiva aperta al collo, pantaloncini sportivi, ciabatte ai piedi. Più che un prete, si direbbe un turista in ferie. Capelli corti, viso magro. È sulla sessantina, ma dimostra meno. Stava riposando in camera, come fa talvolta dopo il pranzo. Ha lo sguardo disteso, occhi sottili che conoscono il dolore altrui perché conoscono il proprio. È il sacerdote sorpreso dalla Polizia locale nel wc del giardino pubblico di via Giulia. È uno di quei cinquantuno identificati in questa incredibile storia di mezza estate. L’hanno visto toccarsi insieme a un altro uomo nelle scorse settimane, proprio lì, nei gabinetti davanti ai giochi dei bimbi, dove passano di continuo mamme e papà. «Era uno degli abituali», stando alle ricostruzioni gli investigatori. Due agenti in borghese l’hanno prima pedinato e poi fermato a pochi passi dalla comunità in cui abita.
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